Nel corso della presente e nel corso della precedente legislatura, abbiamo presentato in Senato tutta una serie di disegni di legge, di mozioni e di ordini del giorno in materia di amianto, con tre obiettivi prioritari:

  1. istituire e far funzionare il Fondo Vittime dell'amianto;
  2. provvedere al censimento completo, in tutta Italia, dei siti inquinati da amianto e alla loro bonifica;
  3. affrontare seriamente l'aspetto della sorveglianza sanitaria e delle indagini epidemiologiche.

 Nonostante la ripetitivit , per qualcuno ossessionante, dei nostri interventi in Senato e nonostante che in questa materia si sia assistito praticamente sempre ad una unanimit di vedute delle varie forze politiche (caso piuttosto raro nel panorama parlamentare nazionale), da parte dei vari governi, invece, con le debite e rilevanti eccezioni, si è rilevata una scarsa o comunque insufficiente attenzione.

La situazione più emblematica è rappresentata dall'esito della risoluzione presentata dai senatori del Partito Democratico e approvata nell'aula del Senato all'unanimit il 7 febbraio di quest'anno. In quella mozione, predisposta anche a seguito delle ormai consuete e congiunte consultazioni e valutazioni svolte assieme alle varie associazioni degli esposti ad amianto sparse su tutto il territorio nazionale, venivano sintetizzati i punti critici, i nodi fondamentali da sciogliere, per dare una risposta finalmente reale e concreta alle esigenze di equit e giustizia provenienti da tutto il Paese.

Sostanzialmente, venivano formulate sei richieste:

1.al fine di garantire il corretto funzionamento del Fondo Vittime dell'Amianto, istituito con l'ultima legge finanziaria del governo Prodi (legge n. 244 del 2007), si chiedeva di modificare il decreto del Ministro dei Lavoro Sacconi del 12 gennaio 2011. Questo decreto del Ministro, indispensabile per l'operativit del Fondo Vittime Amianto, ma bloccato al ministero del lavoro nonostante fosse gi provvisto di copertura finanziaria ex lege d'origine, è stato ripetutamente sollecitato anche da noi in Senato per ben tre anni.

E, alla fine, è faticosamente uscito dalle stanze ministeriali e divenuto operativo nell'aprile 2011, peraltro con una formulazione letterale limitativa e tecnicamente errata, in quanto in contrasto con l'evidente intenzione del legislatore nazionale di istituire un fondo a favore di tutte le persone coinvolte (civili e militari, lavoratori e non lavoratori), un fondo a favore di tutti i cittadini coinvolti a qualsiasi titolo nella tragedia dell'asbesto, in situazioni lavorative, domestiche, abitative o ambientali. Da qui discendeva e discende la necessit di una riformulazione, più volte richiesta in Parlamento, che ha ottenuto a parole il consenso del rappresentante del Governo attuale (in aula), ma che di fatto è rimasta lettera morta.

2.In secondo luogo, con la risoluzione di febbraio si chiedeva di istituire un apposito Fondo e idonee linee-guida per realizzare, d'intesa con gli organismi regionali competenti, programmi concreti per una sorveglianza sanitaria gratuita ed estesa a tutto il territorio nazionale, per indagini epidemiologiche mirate, diagnosi precoci e terapie efficaci per tutte le patologie asbesto-correlate, non soltanto in relazione al mesotelioma, per dimostrare di credere realmente nel valore della ricerca.

3.II terzo punto della risoluzione del febbraio 2012, approvato e accolto dal Governo, atteneva alla individuazione di tutti i siti, beni mobili e immobili inquinati da amianto, in ogni parte del territorio nazionale, con l'ulteriore previsione di finanziamenti e di misure di natura fiscale (incentivi, detrazioni, e quant'altro), finalizzati alla eliminazione dei rischi per la salute pubblica, intervenendo prioritariamente su edifici pubblici, su strutture e mezzi di trasporto pubblico, sugli edifici scolastici e universitari, sulle strutture ospedaliere, sulle strutture militari come navi e caserme e comunque sugli uffici aperti al pubblico.

Inoltre, con quella risoluzione del 7 febbraio 2012, ribadita dal Senato all'unanimit con la mozione del 13 settembre di quest'anno, si chiedevano interventi specifici a favore degli ex-lavoratori esposti ad amianto, quali Ia riapertura dei termini del 2005 per l'accesso ai benefici e come it tempestivo e dovuto rilascio delle certificazioni attestanti rischio ed esposizione all'asbesto ad opera degli enti previdenziali e assistenziali.

Infine, dall'inizio di quest'anno, a seguito anche delle richieste delle associazioni Esposti Amianto, si proponeva di indire ed organizzare, dopo quella del 1999, una seconda conferenza nazionale governativa sulle patologie asbesto-correlate.

Va detto che, nell'aula del Senato, il governo ha sempre dato parere favorevole e si è sempre assunto l'impegno di rispondere favorevolmente alle sollecitazioni dei senatori.

Di fatto, però, fino ad ora, l'unica promessa mantenuta è quella di competenza dell'attuale Ministro della Salute, che ha organizzato questa Conferenza, con tutto quello che di positivo ha significato e soprattutto ne consegue.

Sul resto, praticamente nulla. Di concreto, molto poco. Sì e no qualche

sporadica risposta alle numerose interrogazioni e interpellanze parlamentari presentate, ma senza alcun riscontro nei confronti delle più pressanti istanze dei lavoratori e degli ex-esposti all'amianto e alla necessit di pianificare fondi e risorse.

Così come nessuna risposta è giunta a proposito di un altro settore molto delicato: quello della amministrazione della giustizia e dei processi in materia di amianto. Mi è capitato e mi capita spesso di essere interpellato da singoli lavoratori o ex-lavoratori gi esposti ad amianto, oltre che da organizzazioni sindacali, per sapere se possa ritenersi normale, in uno Stato democratico moderno, in una Repubblica fondata sul lavoro, che tanti uffici del pubblico ministero e altrettanti uffici di tribunale siano così lenti (è un eufemismo) nella trattazione delle indagini e dei processi in materia di sicurezza sul lavoro e concernenti, in particolare, le malattie professionali, come quelle da asbesto. La mia risposta è ormai sconsolata e disarmante. Perchè, nonostante le ripetute sollecitazioni pubbliche, a tutti i livelli istituzionali (pure del Presidente della Repubblica), in riferimento alla dovuta e sacrosanta considerazione che meriterebbero tali situazioni anche da parte degli organi inquirenti e giurisdizionali, quello che succede nei palazzi di giustizia è sinceramente vergognoso. Da anni, capita spesso di osservare come in molti uffici giudiziari italiani (fortunatamente non in tutti) il dramma delle malattie professionali e delle morti a causa dei lavoro venga sottovalutato, poco considerato e soprattutto poco trattato.

Proprio per questo motivo, tra l'altro, alcuni anni fa, all'inizio di questa legislatura, come responsabile dei settore in Senato per il nostro gruppo, avevo proposto sia l'inserimento e l'approvazione (come poi, in effetti, è avvenuto) di una norma punitiva più adeguata per i delitti di omicidio colposo, sia la previsione, tra i criteri di priorit nella trattazione degli affari penali, anche di una norma che imponesse ai magistrati di trattare prioritariamente, assieme ai casi più gravi di criminalità , pure i fascicoli relativi alle vittime del lavoro, sia per malattia professionale che a seguito di evento traumatico. E ciò, evidentemente, per costringere i magistrati riottosi o indolenti a tirar fuori dagli armadi polverosi querele e denunce attinenti all'amianto.

O quanto meno, per fare in modo che gli uffici non adeguatamente organizzati o strutturati, seppur solo per ragioni di carenze oggettive, cominciassero a considerare la necessit di affrontare seriamente la marea montante di indagini e processi attinenti all'amianto. Le ultime interrogazioni in materia rivolte at Ministro della Giustizia per verificare, per cosi dire, lo stato dell'arte sono ancora una volta risultate vane.

Da una parte, si registrano uffici giudiziari ancora sordi non solo alle giuste richieste dei lavoratori, ma addirittura negligenti rispetto ad un obbligo giuridico, sancito da una legge dello Stato, quale quello di trattare con priorit le indagini e i processi in questione. Dall'altra parte, dal ministero della giustizia non si ottengono risposte, ma si registra soltanto l'incapacit di intervenire e di far rispettare una legge dello Stato, in un settore così delicato. La difficolt e la complessit della materia, così come il rischio di indagini vastissime che possono sfociare in un nulla di fatto processuale, non esimono il magistrato da obblighi costituzionali evidentissimi.

Non molto più rosea è la prospettiva attinente al comportamento degli enti previdenziali e assistenziali, che continuano a fornire ai lavoratori gi esposti all'amianto indicazioni e valutazioni alle volte contraddittorie e in certi casi pure fuori da ogni logica di coerenza, negando ad esempio in un certo luogo e in un certo settore il riconoscimento di evidenti situazioni di fatto e giuridiche, e quindi di benefici ai lavoratori che invece in casi assolutamente analoghi, se non proprio identici, avevano in passato riconosciuto.

Tra lo sconcerto, l'incomprensione e la rabbia di tutti. È ben vero che qualcosa sta cambiando e che si osserva una maggiore sensibilità a favore dei lavoratori. Molto però resta ancora da fare e certe incrostazioni burocratiche del passato faticano a venir meno.

Non c'èe dubbio che la presente conferenza nazionale governativa dovrebbe, tra l'altro, fare chiarezza, fugare dubbi e sospetti, sotto i variegati punti di interesse al nostro esame in questi giorni.

Non va nascosto che c'èe molta attesa in merito. Cosi come non vanno nascoste le principali difficolt che si oppongono all'accoglimento delle giuste pretese ed istanze dei lavoratori e dei cittadini, difficolt soprattutto d'ordine finanziario, soprattutto nella grave congiuntura economica attuale.

Nonostante ciò, credo che esista un'altra congiuntura, quest'ultima favorevole, che

vede sulla medesima lunghezza d'onda lavoratori, sindacati, cittadini e per una volta tanto anche i parlamentari, come dimostrato dalle molte iniziative e istanze presentate in Parlamento negli ultimi anni, spesso condivise pressochè all'unanimit , ma rimaste a livello di proposta.

Io credo invece che dovremmo uscire da questa Conferenza Nazionale con qualche cosa di molto concreto, da presentare non soltanto alla valutazione degli esperti giuridici, tecnici e scientifici, ma da poter sostenere in tutto il Paese come il segno positivo di una volont collettiva di intervenire per davvero su tutti gli aspetti di questa vera e propria tragedia umana e sociale.

E ciò sulla base di una riflessione sincera e trasparente, che parta dai valori che ci trasmette la nostra carta costituzionale: lavoro, sicurezza, salute, giustizia, rispetto per la persona e per l'ambiente umano, tenendo sempre bene a mente che per decenni (almeno tre), nonostante fosse ben nota da tempo l'evidenza scientifica della natura cancerogena genotossica di questa fibra-killer, i lavoratori sono stati tenuti all'oscuro di tutto e sono stati costretti a subire l'esposizione all'amianto, con responsabilità à enormi sì del mondo industriale, ma anche dello Stato e della politica.

Nei confronti di questi lavoratori e dei cittadini colpiti, abbiamo tutti un obbligo non solo giuridico ed economico, ma prima di tutto un obbligo etico e sociale.

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