Sono purtroppo riferiti in tutti gli ambiti lavorativi, incluso il nostro, diversissimi incidenti che hanno però un punto in comune: gli infortunati hanno contratti di lavoro atipico.

Ci riferiamo a persone che hanno contratti caratterizzati da maggiore flessibilità lavorativa.

    Questo tipo di contratti presentano “rischi più elevati di marginalizzazione, nocività e pericolosità” come evidenziato anche a livello comunitario. Le loro esigenze di sicurezza sono quelle di tutti, trovandosi a dividere lo stesso ambiente di lavoro dove non è tollerabile che intensificazione smodata dei ritmi lavorativi, pressioni o atteggiamenti ricattatori col miraggio dei rinnovi contrattuali, possano compromettere la sicurezza e l'integrità psicofisica di tutti. Sono purtroppo sotto ai nostri occhi degli esempi deleteri della difficile situazione che gli 'atipici' devono quotidianamente affrontare tra cui:
• lavoro eccessivamente impegnativo e/o tempo a disposizione non sufficiente per portare a termine le mansioni;
• richieste contrastanti e ruolo del lavoratore non definito con chiarezza;
• discrepanze tra le esigenze del lavoro e la competenza del lavoratore, troppo spesso sommariamente istruito e “buttato sul campo” senza chiare indicazioni lavorative e con sommarie istruzioni su sicurezza, auto/altrui considerazione e rispetto;
• il lavoro in solitaria, in particolar modo nelle relazioni con il pubblico e con i clienti, l'essere oggetto di violenza da parte di terzi, che può assumere la forma di aggressione verbale, attenzioni indesiderate e minaccia di violenza fisica o violenza fisica perpetrata;
• mancanza di sostegno da parte della dirigenza e dei colleghi e scarse relazioni interpersonali;
• molestie psicologiche nel luogo di lavoro; atteggiamento persecutorio, umiliante, intimidatorio o minaccioso da parte di superiori o colleghi;
• ripartizione ingiusta del lavoro, con sovraccarichi insostenibili;
• difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con quelli privati. E’ comprovato che l’ambiente di lavoro svolge un ruolo significativo nella gestione della propria vita privata, fortemente intaccata da atteggiamenti disinvolti da datori che trattano questi lavoratori come risorse temporanee da spremere senza limiti.
Tutti questi aspetti sono stati indagati e ribaditi dall’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul lavoro (EU-OSHA), che evidenzia come “i soggetti coinvolti da rapporti di lavoro flessibile, e quindi destinati a svolgere una prestazione soltanto per un determinato periodo di tempo, siano soggetti a frequenti variazioni di ambiente e condizioni di lavoro, con conseguente mutamento di mansioni e maggiori difficoltà ad adottare comportamenti standardizzati e virtuosi volti a minimizzare i pericoli correlati al lavoro”.
Questo è particolarmente vero per quei lavoratori adibiti a mansioni manuali ad alto rischio di infortunio nel settore del commercio che, partendo da una condizione di debolezza che li rende “spesso poco propensi a denunciare fattori di rischio/infortuni, soffrono anche di una maggiore preoccupazione per la propria incolumità psicofisica durante l’attività lavorativa”.


Tale situazione è financo peggiore per i lavoratori intermittenti che spesso “non vengono adeguatamente informati sulla complessiva organizzazione del lavoro e sui rischi presenti in azienda” e in genere l’assenza di un contatto costante con il personale dell’azienda, “causa, inoltre spesso un forte senso di isolamento che aumenta il disagio dei lavoratori e li rende più vulnerabili rispetto alle eventuali violazioni in materia di salvaguardia della salute e sicurezza”.
Tutto questo ha implicazioni notevoli quindi sia sulla sicurezza personale dei precari e di chi lavora con loro che sulla salute mentale, oltre che fisica, dei lavoratori atipici che subiscono uno stress aggiuntivo rispetto ai colleghi a tempo indeterminato.


Per tutto questo, A PARTIRE DALLA NOSTRA PIATTAFORMA RIVENDICATIVA SUL RINNOVO DEL CONTRATTO INTEGRATIVO AZIENDALE, FACCIAMO LE SEGUENTI RICHIESTE, CHE POSSONO ESSERE ESTESE ANCHE IN QUALSIASI ALTRA AZIENDA

1. la costituzione di commissioni specifiche con coinvolgimento delle RSU ed RLS per trattare le condizioni particolari di questi lavoratori e che prevedano l’introduzione nel DVR di specifiche misure per tutelare questi lavoratori particolarmente fragili.
2. I rapporti di lavoro con contratti a tempo determinato e con contratti di somministrazione a tempo determinato non devono complessivamente superare il 20% annuo dell’organico a tempo indeterminato in forza nell’unità produttiva. Il legittimo ricorso ai suddetti rapporti di lavoro dovrà oltretutto fondarsi sull'apposizione di una causale (sostituzione assenza temporanea, picchi di lavoro, attività stagionale) nel contratto di assunzione che giustifichi la necessità temporanea alla base dell'assunzione a termine: in mancanza o in caso di provata illegittimità della causale, l'azienda dovrà impegnarsi ad assumere a tempo indeterminato il suddetto lavoratore.
3. In considerazione dell’esistenza della figura dell’apprendista (che, nonostante sia anch’essa una figura flessibile, garantisce il pagamento dei contributi e una parziale stabilità), chiediamo l’abolizione degli stage.
4. Applicazione del C.I.A. a tutte le lavoratrici e i lavoratori direttamente o indirettamente impiegati da Ikea ed operanti nelle sue strutture, così da eliminare ingiuste differenziazioni e esternalizzazioni selvagge, in prospettiva di una reinternalizzazione di tutti gli appalti.

Link per leggere l’intera piattaforma rivendicativa del Coordinamento Nazionale FlaicaUniti – CUB:

 

 

RSU FlaicaUniti – CUB
Ikea di Corsico (MI)

2 aprile 2021

 

Federazione Lavoratori Agro-Industria Commercio e Affini Uniti
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