Con lo scoppio della pandemia Covid19, il governo fin da subito ha destinato attenzione, solo mediatica, al reddito dei lavoratori e delle lavoratrici.


Affianco ai provvedimenti normativi che obbligavano la chiusura delle attività commerciali, sono stati regolamentati gli strumenti di sostegno al reddito. I quali, con gravissimi ritardi, ancora ad oggi sono rimasti evasi solo su carta, senza mai davvero essere pagati.
Al netto della strumentalizzazione politica delle necessità dei lavoratori, che ha visto il palleggio di responsabilità tra il Governo e gli esecutivi regionali, il risultato è che i bonifici relativi addirittura al mese di marzo sono ancora attesi. Dunque accanto all’originale insufficienza economica si è aggiunto il drammatico ritardo della sua erogazione.

Infatti, lo strumento Fis, (Fondo Integrativo Salariale) nella sua portata economica per il 2020 è erogabile al netto della riduzione del 5,84% che rimane nella disponibilità del Fondo, ed è pari a 939,89 euro per retribuzioni uguali o inferiori a 2.159,48 euro e a 1.129,66 euro per retribuzioni superiori a 2.159,48 euro (circolare INPS 10 febbraio 2020, n. 20).
Ciò senza riconoscimento degli Assegni Nucleo Familiare, che specie per le famiglie più numerose, rappresentano un’importante risorsa di sostentamento all’interno della busta paga.

Dunque la Fis, ancora più inadeguata degli altri strumenti di sostegno al reddito, applicabile ad interi settori lavorativi e con determinati requisiti quantitativi, tra i quali turismo, commercio e ristorazione, rimane nella sua totale insufficienza, utile solo ad affamare. Briciole, per giunta solo promesse e neanche pagate.

Milano, 12.05.2020

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