Una nuova tegola cade sulle biblioteche d’ateneo. Come già saprete, dopo il lungo confronto avviato da anni con l’amministrazione guidata da Ajani sul futuro di questi servizi e delle lavoratrici e lavoratori che vi sono impiegati, l’amministrazione aveva purtroppo scelto di non accogliere la richiesta sindacale di un’assunzione diretta dei bibliotecari esternalizzati

(ad esempio tramite un ente di cui l’Ateneo è partecipe) giudicando più sicuro per noi lavoratori proseguire con le gare d’appalto: assunto da noi rifiutato da sempre in quanto il lavoro non è una merce e non si mette all’asta!

L’amministrazione sembrava però aver preso seriamente la questione quando, a giugno, ha votato l’impegno finanziario per i 3 anni d’appalto con un aumento di circa il 25% di spesa rispetto all’attuale. A dar retta alle promesse del CdA, tutti i principali problemi avrebbero perciò potuto essere risolti grazie alla nuova gara. Grande è stata quindi l’attesa per la pubblicazione del bando: attesa durata diversi mesi, tanto che per garantire la continuità del servizio è stato necessario prorogare i termini del contratto con l’attuale ditta appaltatrice.

Purtroppo, per ottenere un buon risultato da un appalto non basta promettere denaro, ma si deve anche specificare accuratamente quali sono le caratteristiche del servizio che i partecipanti alla gara devono garantire. Quando abbiamo finalmente potuto leggere il bando di gara (pubblicato il 21 dicembre 2018) ci siamo infatti accorti che per raggiungere il duplice obiettivo di ampliare i servizi e di garantire i lavoratori mancavano una serie di indicazioni fondamentali.

Per cominciare, le richieste contenute nel bando non sono assolutamente la fotografia fedele dello stato attuale del servizio: secondo il nostro parere mancano circa 250 ore di lavoro alla settimana in quanto non vengono indicate tutte le postazioni di lavoro attualmente occupate nè vengono segnalate le compresenze. Inoltre, sebbene all’interno del bando sia presente la richiesta che le biblioteche siano aperte per un orario giornaliero più ampio (apriranno prima e/o chiuderanno più tardi) manca all’interno del bando una qualsiasi indicazione sia del numero minimo di ore da fornire, sia del numero minimo di settimane di apertura da garantire: ciò significa che i partecipanti alla gara potranno proporre un prezzo più basso (e quindi vincere l’appalto) semplicemente compensando l’orario giornaliero più ampio con un numero di giorni di apertura inferiori, e/o riducendo il personale presente in servizio. Per di più, l’assenza dell’indicazione del numero minimo di ore da fornire rende ovviamente impossibile per le ditte partecipanti alle gara indicare il costo orario, come invece espressamente richiesto dal bando stesso

Noi lavoratrici e lavoratori vedremo così decurtate le nostre ore di lavoro (e di conseguenza il nostro salario) e gli utilizzatori riceveranno un servizio peggiorato. L’aumento di spesa rischia di essere uno spreco di denaro pubblico: l’unica a goderne sarà la ditta che vincerà l’appalto in quanto, senza una serie d’indicazioni chiare, potrà stravolgere la situazione attuale a suo piacimento ed aumentare ulteriormente i suoi profitti.

Pare una trama da teatro dell’assurdo: nell’art. 1 dell’appalto l’obbiettivo dichiarato è che “Attraverso l’affidamento del servizio in oggetto, la Direzione competente dell’Università di Torino si propone di fornire agli utenti un ampliamento dei servizi attualmente garantiti dalle biblioteche”… ma l’Università, diversamente dalla consuetudine per appalti di questo genere, non ha inserito neanche un punteggio minimo di sbarramento sull’offerta tecnica (ovvero, su quanto i servizi proposti corrispondano a quelli richiesti), dando di fatto un peso preponderante all’offerta economica e mettendosi nella posizione di rischiare di dover far vincere aziende che propongano un servizio ben lontano dagli standard attuali e dai desideri dell’amministrazione stessa.

Quindi, tocca di nuovo a chi lavora salvaguardare non solo il proprio futuro, ma anche gli stessi servizi bibliotecari e far fronte ai pericoli generati da questo bando. Per questo ci siamo convocati in assemblea sindacale per il prossimo lunedì 28 gennaio 2018 ed abbiamo immediatamente scritto al Rettore ponendo 4 quesiti. In assenza di una risposta, o nel caso che la risposta non porti a dei chiarimenti precisi rispetto al bando attuale chiediamo l’immediato ritiro della gara e la sua riscrittura.



Bibliocoop UniTo – Flaica Cub - Comunicati 23 gennaio 2019

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