Non basta un SMS inviato alla Flaica-Cub per neutralizzare le condizioni di laroro e di vita dei lavoratori della grande distribuzione nè le rivendicazioni dello sciopero generale del 26 ottobre.

Liquidati con un SMS, NO noi non ci stiamo!
Comunicato a tutti i lavoratori che credono ad un sindacato di base
che per sua natura deve essere conflittuale con i padroni e incalzante con i governi di qualsiasi colore essi siano.
La Flaica/CUB è da sempre contraria alle aperture domenicali, ciò premesso ci si rende conto di come non si possa passare da un regime di “tutto aperto” a “tutto chiuso” ma è necessaria un certa gradualità.

Durante un incontro informale avvenuto nel mese di luglio presso gli uffici del Ministero del Lavoro a Roma, nel quale si parlava dell’abolizione del Decreto Monti “SalvaItalia” tanto annunciata dai due vice-Premier Salvini e Di Maio in campagna elettorale, abbiamo avuto modo, grazie ad una nostra delegazione presente, di anticipare alcune delle principali criticità che erano state già individuate dialogando con i lavoratori all’interno di negozi e centri commerciali.
In quell’occasione abbiamo ricevuto rassicurazioni dallo Staff del ministero sul fatto che avremmo avuto altre occasioni ufficiali per approfondire le tematiche inerenti all’argomento e porre i nostri suggerimenti, eventualmente da inserire in un testo di Legge, appena fossero iniziate le audizioni vere e proprie.

Abbiamo inviato la richiesta ufficiale ai primi di ottobre e, durante il mese, abbiamo ascoltato in streaming tutte le audizioni, certi che prima o poi arrivasse anche il nostro momento: ciò non è successo.
Dopo aver richiesto spiegazioni, ci ritroviamo con un SMS dello Staff il quale ci avvisa che le audizioni sono terminate e che, se vogliamo, possiamo lasciare in segreteria una nostra relazione in merito alle nostre proposte, riassunte brevemente qui di seguito per i lavoratori, per informazione e come segno di trasparenza sul nostro operato i suggerimenti e le proposte:


le aperture domenicali non hanno mai aumentato i volumi di fatturato e servizi, ma li hanno semplicemente redistribuiti: vendere “100” su 7 giorni equivale a vendere “100” in 6 giorni. Farlo su 7 significa solo chiedere maggior flessibilità allo stesso personale.

Lo vediamo nella necessità che ha portato TUTTE le grandi catene a rendere meno pagato il lavoro domenicale, con disdette o cancellazioni di accordi integrativi che premiavano il maggior disagio del dipendente; al contrario vengono chiesti sacrifici e perdita di diritti per la sostenibilità di un regime di liberalizzazioni scellerato.
Le ore/lavoro aggiunte, esempio, dalle aperture h24 del gruppo Carrefour, presto hanno dovuto essere coperte con l'inserimento di appalti a lavoratori con retribuzioni di molto inferiori e diritti inesistenti rispetto al dipendente diretto.
Le ore di apertura totali hanno anche un impatto sistemico generale.
Una vetrina di insalate piena 7 giorni su 7 H24 crea 1/7 in più di spreco, spreco che si rifletterà inevitabilmente sul consumatore e sul lavoratore agricolo - oltre all’ingente consumo di materie prime per produrlo, come ad es. acqua, energia ecc...

Il costo sociale è ingente, ma può essere quantificato: invitiamo a calcolare quanti strumenti di sostegno al reddito sono messi in atto dall'Inps per prestazioni in copertura di orari disagiati, come ad esempio mezzi quali il Congedo Parentale frazionato o le ore di permesso ex legge 104/92 vengono richieste spesso per mancanza di alternative per sopperire ad orari proibitivi (chiusura alle 24) o turno domenicale.
Si agita anche lo spettro della minaccia dell'e-commerce, la spesa on-line, dicendo che è un mercato senza regole. Si afferma implicitamente che, per contrastare un mercato digitale senza regole c'è bisogno che le regole vengano tolte anche a noi.

Proposte e suggerimenti
Abrogazione decreto “SalvaItalia” per la parte che riguarda la liberalizzazione degli orari di apertura; riduzione delle domeniche di apertura a 12 annue con deroghe da definire per i comuni a caratterizzazione turistica, legando la loro definizione ad esempio sugli introiti della tassa di soggiorno, differenziando anche la tipologia di “estivo” e “invernale”.
Nastro orario massimo di apertura degli esercizi commerciali, uniformandoci alle principali Città europee formuliamo la seguente proposta: Lunedì-Venerdì 8:00-20 continuato; Sabato 7:30-18:00 continuato; Domenica Chiuso deroghe escluse, Festivi Chiuso.
E' importante che vi siano paletti chiari e non interpretabili per la definizione di tutto ciò che verrebbe delegato al territorio: sottolineiamo quindi l'importanza anche di criteri stringenti per l'individuazione dei comuni “turistici” e dell'applicazione della normativa negli stessi. Questi, infatti, non possono essere soggetti a criteri volatili con i quali si farebbero classificare intere aree in maniera impropria pur di rientrare nel campo delle deroghe.
Abbiamo segnalato inoltre come sia molto sottile il confine che separa la vendita al dettaglio e la somministrazione e consumo di alimenti al pubblico (tavola fredda o calda), tale sconfinamento determinerebbe la quasi totale fuoriuscita del settore del commercio al dettaglio per rientrare nella somministrazione, “scavalcando” anche la più completa Legge sulla regolamentazione degli orari di apertura, lasciando tutti i lavoratori con un “pugno di mosche”.
Con questa regolamentazione, noi lavoratori saremmo sicuri di avere pieno godimento e gestione di tempi di vita/famiglia e lavoro, senza gravare ne sulla organizzazione dei clienti/consumatori che usufruiranno dei Supermercati e C. Commerciali per i loro acquisti, tanto più siamo convinti di non recare danno all’economia del nostro Paese e tanto meno alle imprese del settore.

5 novembre 2018

Per il Coordinamento Lavoratori della Grande Distribuzione in Flaica – Uniti CUB

 

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