Si susseguono le iniziative delle aziende per imporre ai dipendenti l’obbligo del Green pass per accedere al lavoro. Il vero obiettivo datoriale, seppur in assenza di una legge che ne definisca i termini, è la sospensione senza reddito per i lavoratori che ne sono sprovvisti.


Già dal 5.8 u.s. gli Aeroporti di Roma (Gestore degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino) ha comunicato che il personale senza green pass non può più accedere alla mensa aziendale: una decisione gravissima che anche Sea (Gestore degli aeroporti di Linate e Malpensa) sembra voler assumere.
La logica alla base di tali aberranti scelte delle associazioni datoriali rimanda alla “responsabilità della salute collettiva dei propri dipendenti” che la norma pone in carico alle aziende.


Per comprendere la strumentalità delle iniziative datoriali assunte in nome della “sicurezza”, basterebbe ricordare quanto successo lo scorso anno nei luoghi di lavoro, quando in piena pandemia le aziende non hanno predisposto le necessarie misure anti-Covid, definendo protocolli di sicurezza fallimentari e ridicoli: risultato 177 mila contagi e 682 lavoratori morti!


Ma non solo. E’ evidente quanto l’incolumità e la sicurezza dei dipendenti non sia il vero obiettivo datoriale: è vergognoso quanto sta succedendo negli aeroporti nell’indifferenza e nell’immobilismo delle aziende che fingono di non vedere e non sapere che i lavoratori sempre più spesso vengono aggrediti ed insultati da passeggeri irresponsabili per ogni disguido (…figuriamoci se dovessero controllare il green pass ai passeggeri!). Eppure nelle ore di punta basterebbe aumentare il numero di addetti ma il management, in nome del sacro profitto, dimentica la tutela dell’integrità dei lavoratori ( a fianco una lettera di una lavoratrice di Mxp che descrive uno dei tanti episodi che accadono quotidianamente in tutti gli aeroporti da nord a sud di Italia).


NASCONDONO LE RESPONSABILITÀ
La realtà è che si sta preparando, con la scusa della pandemia e della difesa della salute collettiva, un attacco senza precedenti ai lavoratori da parte delle associazioni padronali: inizieranno limitando gli accessi alle strutture aziendali per poi sospendere senza salario chi non esibisce il green pass, come già accade quando il medico competente giudica inidonei i dipendenti alle attività assegnate e non c’è una alternativa di ricollocazione. La verità è che le aziende tentano di nascondere la loro responsabilità (…originate dalla loro avidità di profitti!) cercando di addossare le colpe sui singoli lavoratori: vergogna!
La Cub Trasporti si opporrà se le aziende dovessero procedere con intimidazioni e sanzioni per imporre l’obbligo del Green pass, peraltro senza nessuna verifica sindacale.


11.08.2021

Cub Trasporti
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 E’  OBBLIGO DELLE AZIENDE E TUTELARE L ’ INTEGRITA  DEI DIPENDENTI MA SPESSO FINGONO DI NON VEDERE E NON SENTIRE


Sono a scrivere questa per segnalare quanto accadutomi al gate del volo Wizz air per Tirana. Il mio turno h1 iniziava alle 17 e finiva alle 01. C'erano molti voli ritardati e molti cancellati, causa dei temporali improvvisi e continui che imperversavano sopra Mxp. Alle ore 22.00 mi sono recata al gate b51 per imbarcare il volo per Tirana che già segnalava ritardo, insieme a due colleghe. Il volo non riusciva ad atterrare causa fulmini e il dbo si aggiornava con continui cambi di orario. Le due colleghe terminavano il turno alle 23.00. Il volo, dopo aver segnato come orario di arrivo, prima le 23.34, poi 00.00, ad un certo punto veniva dirottato a Linate. Questo venivo a saperlo, prima che dallo schedulato in tabellone, dai passeggeri stessi, che avevano ricevuto sms dalla compagnia aerea stessa. In seguito venivo avvertita della procedura da seguire: contattare i passeggeri, dire loro che avrebbero dovuto ritirare i bagagli, che li avremmo portati in un albergo prenotato da noi e che avrebbero potuto riprenotarsi loro stessi un altro volo Wizz air, gratuitamente e da qualunque città d'Italia. I passeggeri (228 tra i quali un ragazzo autistico assistito dal padre) erano già abbastanza provati da ore di attesa e anche per questo motivo chiedevo al rit di mandarmi in soccorso un collega e soprattutto la polizia. Il rit mi rispondeva di non avere nessun collega in turno e che avrebbe avvertito immediatamente la polizia. A questo punto facevo l'annuncio e da qui iniziava la mia odissea con i passeggeri.


Venivo accerchiata, minacciata, insultata, mi veniva impedito di parlare o di fare qualsiasi cosa. Il padre del bambino autistico dopo aver urlato e bestemmiato ad alta voce cominciava a buttare oggetti per terra, dare calci ovunque e mi faceva cortesemente sapere di essere un pregiudicato con già 12 anni di galera scontati ai quali non importava nulla di spaccare qualcosa o mandare qualcuno in ospedale.

Il microfono funzionava male e in ogni caso non avevo modo di utilizzarlo, il telefono del gate veniva preso e sbattuto sul banco da un passeggero che mi avvisava che ero sotto sequestro perché fintanto che non arrivava un rappresentante w6 o un poliziotto, lui non mi avrebbe fatto spostare da dove mi trovavo. In tutto questo io ero lasciata a me stessa, da sola a gestire una situazione ingestibile. Quando è arrivato il collega a mezzanotte e venti sono scappata dal gate e sono andata in infermeria perché a quel punto ero io quella che necessitava di assistenza.

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