MARTEDÌ 20 LUGLIO 2021 - PIAZZA SAN SILVESTR0 – ORE 10
Anche i presunti “migliori” al Governo del nostro Paese si adeguano e scodellano il solito Piano della miseria , preparando il decollo di una nano-compagnia, priva di alcuna speranza di sopravvivenza, che già dal nome prefigura una tempestiva dipartita dal mercato europeo e mondiale: ITA.
Sono così serviti i tanti sostenitori del repentino decollo di ITA, moltiplicatisi nelle fila dei sindacati confederali ed autonomi presenti in AZ (…beccatevi la holding), nonchè della politica italiana: eppure era chiaro fin dalle prime avvisaglie dove si sarebbe andati a parare!


I NUMERI IMPIETOSI DELLO SCEMPIO
Come da tradizione Draghi &Co chiamano rilancio tale scempio: i numeri sono eloquenti e non lasciano spazio ad alcuna incertezza sul drammatico futuro che attende ciò che resta della Compagnia di Bandiera italiana se non si riuscirà a sventare l’esiziale epilogo per oltre la metà di Alitalia.
Senza neppure arrossire il Governo dei migliori si prepara a ripetere le scelte di sempre, avallando un progetto che, ridimensionando ciò che è già molto piccolo, non ha alcuna possibilità di realizzare il promesso pareggio di bilancio nel 2023 e, addirittura, un aumento di fatturato nel 2025), come dichiara il CdA di ITA, capitanato da Altavilla (…giochi di prestigio a parte non si capisce come farebbero a diminuire gli aerei ed aumentare il fatturato, senza impennare le tariffe e andare fuori mercato.


L’ALIBI DELLA PANDEMIA NON NASCONDE LE RESPONSABILITÀ
L’alibi della pandemia non nasconde la ignobile responsabilità degli ultimi 4 Governi che, trincerandosi dietro promesse e dichiarazioni, dal 2017 ad oggi, non sono stati capaci di far altro che provare a confezionare per la concorrenza il “bocconcino” di Alitalia e del ricco mercato del T.A. italiano, scaricando dalla Compagnia di Bandiera italiana il personale di terra, nonché riducendola ad una piccola low-cost e, contemporaneamente, facendo pagare i costi di tale fallimentare progetto ai contribuenti.
Se il decollo di ITA è sotteso da un miserabile progetto, ciò che si prevede di realizzare nel 2025 è una illusione fondata sul nulla e scritta sull’acqua: un mero esercizio di stile linguistico. Nulla di più.


BRANCOLANO NEL BUIO E PROVANO A LIQUIDARE ALITALIA
Basti pensare che il Piano ITA è stato elaborato, a detta di Lazzerini, considerando 14 scenari possibili: la prova che nulla è dato sapere su quanto succederà e, ferma restando la fondata previsione che i tassi di traffico riprenderanno a crescere, non è dato sapere a nessuno in che modo accadrà e con quali tempi si realizzerà la ripartenza del settore.
La verità è che Draghi &Co si sono resi disponibili a tentare di chiudere il conto su Alitalia, preparando l’uscita definitiva della Compagnia d Bandiera italiana dalla contesa dei cieli europei, senza neppure predisporre alcun intervento di sistema di cui l’intero comparto ha necessità.


DA ALITALIA SAI IN A.S. A ITA LO CHIAMANO RILANCIO: VERGOGNATEVI!


1) -7600 dipendenti;
2) -57% slots su FCO e -15% slots su Lin;
3) -61 aeromobili rispetto al 2019: -18 wide body (lungo raggio) e -42 narrow body (corto-medio raggio);
4) -51 destinazioni rispetto al 2019;
5) Cessione del programma di fidelizzazione dei clienti;
6) Esternalizzazione delle manutenzioni;
7) Societarizzazione dell’Handling;
8) Brand Alitalia messo a gara (sic!).


IL GIOCO DELLE PARTI TRA FRANCO-GIORGETTI-GIOVANNINI E LA VESTAGER
Tutto ciò con l’avallo della UE su cui i Ministri italiani competenti si affannano, in un evidente gioco delle parti con la Vestager, a tentare di scaricare le responsabilità del Governo italiano che, invece, ha avallato,
fin dal primo momento (il Piano ITA era chiaro da subito!), la liquidazione della Compagnia di Bandiera.


L’ITALIA NON PUÒ E NON DEVE DIVENTARE UN GRANDE SUK
Il silenzio mediatico calato su questo drammatico epilogo, di cui si nascondono i numeri, insieme alla calura estiva del post-europei di calcio, rischiano di costituire gli ingredienti “propizi” per consentire all’attuale Governo di nascondere sotto il tappeto l’insipienza di una intera classe politica e manageriale, nonché le complicità diffuse di chi sta tentando di ultimare le ultime fasi di un disegno su Alitalia e sul Trasporto aereo italiano, che parte da molto lontano e che mira a rendere il nostro Paese un grande Suk, ipotecando il futuro di migliaia i lavoratori.


LA PANDEMIA È UN ALIBI CHE CONFERMA L’INSIPIENZA DELLA POLITICA
Il Covid è un dramma planetario ma per il Trasporto Aereo italiano poteva costituire una grossa opportunità per consentire ad Alitalia di rimettersi in carreggiata, approfittando delle enormi difficoltà dei concorrenti.
La discontinuità tra la vecchia Alitalia e la new-Co è stata usata come una clava. Tale pretesa può essere annullata, riconsegnando gli asset allo Stato a titolo di rimborso del prestito erogato nel 2017 e nel 2019: una opzione che Draghi&Co fanno finta di non aver visto, sentito e capito, pur di abdicare al controllo dei flussi turistici e commerciali da e per il nostro Paese.
Pietose le giustificazioni, spesso lacrimose, dei politici che hanno avuto in mano il dossier AZ e che hanno fatto di tutto per non imprimere una svolta alla vicenda Az e del Trasporto Aereo italiano ma che oggi, invece di scegliere un più dignitoso silenzio, si dichiarano ottimisti sull’esito dell’ennesima scommessa giocata sulla testa di migliaia di lavoratori: da Calenda a Gualtieri (…a proposito: li aspettiamo alle elezioni del Sindaco di Roma!), da Di Maio a Giorgetti, passando per Patuanelli, dalla “evanescente” De Micheli al “responsabile” Giovannini.


LE ALTRE COMPAGNIE NON DIMEZZANO LA FLOTTA E CONFERMANO GLI ORDINI DEGLI AEROMOBILI
Ad esempio, sono molti coloro che tentano di giustificare il taglio della flotta con cui decolla ITA ma non dicono che sono molte le compagnie aeree, tradizionali e low-cost, che non l’hanno tagliata ma, al contrario, hanno confermato gli ordini di nuovi aeromobili e stanno concentrando le “macchine” sul mercato italiano, pur di mettere le mani su un affare che il nostro Paese vorrebbe abbandonare.
Non solo. Il Ministro Gualtieri (…uno per tutti, anche se con gli altri la musica non cambia!) in una recente trasmissione televisiva si è auto-lodato della ricapitalizzazione definita dal “suo Governo” (…quello Conte- bis) per Alitalia di 3 mld di Euro ma non ha detto che tale investimento è già svanito e che nella migliore delle ipotesi la Compagnia di Bandiera italiana, prima di essere ceduta alla concorrenza, beneficerà di meno della metà di quella somma, con buona pace della nazionalizzazione.


È EVIDENTE CHE LA MOBILITAZIONE DEVE RILANCIARSI. NON È ASSOLUTAMENTE VERO CHE LA VERTENZA È FINITA.
Anzi. Ora si entra nel vivo e saranno tanti gli argomenti su cui la tenuta del Governo dovrà misurarsi con le mobilitazioni di massa che decolleranno nel Paese, a partire da quelle, che non potranno fermarsi, dei lavoratori del Trasporto Aereo e di Alitalia: la Cub Trasporti ed AirCrewCommittee si adopereranno a rilanciare le proteste contro gli esuberi, nonché il
peggioramento delle condizioni di lavoro e salariali


OBIETTIVI CONCRETI DI UNA MOBILITAZIONE CHE NON SI FERMERÀ
E’ necessario rimettere in discussione l’intero progetto della nascita di ITA, garantire la piena occupazione e l’integrità aziendale: tutti devono transitare nella new-Co, nessuna attività deve essere esternalizzata e/o societarizzata, i contratti non devono essere peggiorati. Metà della Compagnia di Bandiera italiana non può e non deve essere mandata al macero.


PRESIDIO E ASSEMBLEA DEI LAVORATORI ALITALIA
MARTEDÌ 20 LUGLIO 2021 - PIAZZA SAN SILVESTR0 – ORE 10
19 Luglio 2021 Cub Trasporti - AirCrewCommittee

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