UNA DECISIONE POLITICA DELLA CORTE DI CASSAZIONE ED UN MESSAGGIO INQUIETANTE MIRATO A SCORAGGIARE LA COSTITUZIONE DELLE PARTI CIVILI ANCHE NEI PROCESSI PER STRAGE


Alla Corte di Cassazione, che si è pronunciata nel processo per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui morirono 32 persone e decine rimasero ferite, a causa del deragliamento di un treno merci e l’esplosione incendiaria di GPL contenuto in una cisterna squarciata, non è bastato cassare la responsabilità delle aziende e dichiarare prescritto il reato di omicidio colposo per quasi tutti gli imputati ; ma ha anche escluso le aggravanti per infortunio sul lavoro e parallelamente cancellato il diritto di organizzazioni e rappresentati sindacali a costituirsi in giudizio come parti civili.


In particolare 6 Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, che si erano costituiti parte civile in primo grado e in appello, impegnandosi con coraggio a difendere salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; sono stati cinicamente condannati a rifondere ad FS, spese legali per circa 80 mila euro.
Tale decisione della Suprema Corte, che investe RLS e Organizzazioni Sindacali, costituisce un significativo mutamento del corso giurisprudenziale e gli effetti non hanno tardato a manifestarsi; di fatto altri processi per incidente ferroviario hanno mutato corso sulla scorta di quella sentenza (Arezzo, Sassari), parallelamente a Milano, Cub e Cub Trasporti, con molte altre associazioni e Ooss, non sono state ammesse al processo per il deragliamento di Pioltello (3 morti e decine di feriti), impedendoci così di impegnarci anche in sede giudiziale, per la difesa dei diritti di lavoratori e cittadini coinvolti.
Una sorte analoga a quella che stanno rischiando di subire lavoratori e OO.SS. che si sono costituite parti civili, tra cui la Cub Trasporti stessa, nel processo per il crac di Alitalia Sai del 2017.
A quanto pare tira una brutt’aria nel Paese!! Se dalle aule di giustizia si tengono fuori i lavoratori, le associazioni di consumatori o i comitati di cittadini, riducendo la portata sociale, sindacale e poiltica dei processi a fatti amministrativi e privati; la democrazia del paese e l’intera società civile, nelle sue molteplici articolazioni, subiscono un danno grave e pericoloso.


Per quanto riguarda la pesantissima condanna al pagamento delle spese legali inflitta agli RLS, è urgente e necessaria una incisiva assunzione di responsabilità della collettività, per sostenere le spese processuali di chi si è messo in gioco come parte civile nel processo penale per la strage di Viareggio.
Come CUB esprimiamo la più assoluta solidarietà ai 6 RLS colpiti e ci impegneremo per difenderli e sostenerli!!


La CUB invita tutti i lavoratori di ogni settore e di qualunque comparto a versare il proprio sostegno sul conto corrente intestato a Dante De Angelis (uno dei 6 RLS coinvolti!).

Per i versamenti:
IBAN: IT96V0760103200001053269260
CAUSALE: Contributo di solidarietà per spese legali e processuali RLS Processo Viareggio.


Milano 2 Aprile 2021


Confederazione Unitaria di Base
Sede Legale - 🖂 Viale Lombardia, 20 – 20131 Milano –🕿02.70631804 - Fax 02-7060.2409

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LE CORTI DI INGIUSTIZIA COLPISCONO I LAVORATORI


Sosteniamo i 6 RLS puniti dalla pessima sentenza di Cassazione per la Strage di Viareggio
L'8 Gennaio 2021 i giudici della corte di cassazione che si sono espressi nel processo per la strage ferroviaria di Viareggio, per il deragliamento e l’esplosione di una cisterna di GPL durante il passaggio di un convoglio dalla stazione di Viareggio che causò la morte di 32 persone e decine di feriti gravissimi, la distruzione di un intero quartiere e di famiglie che dimoravano nelle abitazioni adiacenti alla stazione.
I magistrati di Cassazione hanno brutalmente ribaltato la portata storica della sentenza di primo grado del 2017, poi confermata in appello nel 2019, che aveva riconosciuto la responsabilità di impresa e dei manager che le gestiscono, per le carenze strutturali di sicurezza nelle lavorazioni, che in Italia sono causa di sangue e morte con migliaia di "omicidi bianchi" ogni anno, una mattanza vergognosa, tra le peggiori del panorama europeo, rispetto alla quale le istituzioni borghesi hanno deciso di chiudere gli occhi.
La corte di cassazione difatti, non ha riconosciuto l'aggravante dell'infortunio sul lavoro facendo cadere in prescrizione le accuse di omicidio colposo per 13 dirigenti aziendali imputati nel processo, cassando così la responsabilità aziendale.
Una sentenza che si aggiunge alla vergognosa ammissione del licenziamento di Riccardo Antonini, attivista sindacale viareggino licenziato dall'allora AD di FS, Mauro Moretti, per il suo impegno a fianco dei familiari delle vittime della strage e per la ricerca di verità e di condanna per i dirigenti aziendali. Peraltro Mauro Moretti è l’unico imputato ad aver rinunciato alla prescrizione, evidentemente convinto del salvataggio delle istituzioni anche nelle fasi successive.
Va sottolineato che mentre Riccardo non è mai stato reintegrato o risarcito per quel licenziamento ingiusto, il Cavaliere della Repubblica Mauro Moretti, dopo l'allontanamento da Fs per la battaglia dei familiari delle vittime e per le sentenze di primo e secondo grado, otteneva dallo Stato altri prestigiosi ruoli di rilievo, come la direzione di Finmeccanica e di Leonardo (la controllata di Finmeccanica che produce armi); una carriera che temiamo possa essere ulteriormente rilanciata dopo la parziale riabilitazione della corte.
Ma non basta! La pessima sentenza della Corte di Cassazione, disconosce il diritto dei soggetti e delle organizzazioni sindacali che lottano per la sicurezza sul lavoro di costituirsi parte civile, un diritto che invece era stato pienamente riconosciuto nei precedenti gradi di giudizio, imputandoli delle spese legali anche pregresse.
È così che 6 RLS (rappresentati dei lavoratori per la sicurezza) che avevano chiesto e ottenuto dal tribunale di partecipare al processo come parti civili, sono stati condannati a pagare oltre 13 mila euro a testa per un totale di 80 mila euro.
Va precisato che gli RLS non hanno mai ricevuto un euro di risarcimento, tanto-meno rimborsi per gli spostamenti necessari a seguire le udienze, in nessuno dei primi due gradi di giudizio ma che invece hanno messo gratuitamente a disposizione la propria competenza per ricercare la verità sulla strage e perseguire la massima sicurezza del servizio ferroviario per lavoratrici/tori e utenti.
Il verdetto si configura come una punizione nei confronti di chi ha avuto il coraggio di attaccare il potere sistemico. Va infatti ricordato che in FS (una delle più grandi aziende del paese con circa 80 mila dipendenti e circa 50 mila lavoratori in appalto) la commistione tra Stato e Interessi Privati è quantomai speculativa e redditizia.


Ferrovie dello Stato è infatti a tutti gli effetti una azienda di proprietà dello Stato Italiano, che però viene gestita con strumenti e contratti di diritto privato, che negli ultimi anni hanno visto la creazione di Spa, Holding e consigli di amministrazione, con manager (quasi sempre lottizzati politicamente o sindacalmente) tra i più pagati d’Europa. Un bengodi dove niente si muove senza la concertazione con le sigle sindacali firmatarie di CCNL, che in cambio di contratti pessimi per lavoratori e lavoratrici, ottengono la tutela delle proprie strutture, con migliaia di distaccati, carriere concordate, trasferimenti, gestione dei fondi pensione e del ricchissimo welfare aziendale.
Non basta, la sentenza esemplare ribadisce il divieto in questo paese di lottare contro la propria azienda, rilegando il ruolo dei dipendenti a quello di servi della gleba. Un attacco liberticida già dimostrato da una lunga serie di provvedimenti, come l’abolizione dell’articolo 18, l'implementazione in tutti i Ccnl di clausole e strumenti di fedeltà aziendale, l'appesantimento di tutti i meccanismi contrattuali sanzionatori, il disconoscimento dei rappresentanti dei lavoratori che non si piegano alla concertazione (vedi il Testo Unico sulla rappresentanza), l’uso massiccio di contratti a termine e del jobs Act, il meccanismo di scatole cinesi degli appalti e delle cooperative.


Di fatto, mentre in alcuni periodi storici del paese, come per tangentopoli, si può parlare di un ruolo progressista delle aule legali e parimenti ci sono state stagioni in cui alcuni giudici coraggiosi hanno perseguito importanti battaglie per la sicurezza sul lavoro, come quelle mosse da Guaraniello e da Beniamino Deidda, oggi invece assistiamo a una controtendenza che va tutta ha favore dei padroni e dei potenti; a dimostrazione di come le mobilitazioni e le lotte influiscono anche sul clima giudiziario e quanto oggi pesi, anche in tal senso, la debolezza endemica della classe operaia e proletaria.
Del resto in questi anni l’atteggiamento padronale e reazionario dei tribunali è stato a più riprese ribadito con veemenza, lo abbiamo visto nelle varie fasi del processo Thyssenkrupp, in decine di processi contro le lotte di lavoratrici e lavoratori, nelle multe inflitte a operai che avevano occupato fabbriche dopo licenziamenti di massa. Non è casuale che tale atteggiamento repressivo si sia abbattuto in questi mesi anche contro i No Tav, con l’arresto di molti tra i maggiori attivisti e anche contro militanti antifascisti come accaduto a Firenze con decine di compagni sotto processo.
Un sistema borghese reazionario che mostra sempre più spesso il proprio volto violento anche nelle piazze, contro i manifestanti; paradigmatico che le forze dell’ordine costituito, chiamate a reprimere la classe operaia, sono essi stessi proletari che avrebbero tutti gli interessi a ribellarsi e unirsi alle masse contro sfruttatori e oppressori, paradossi del sistema capitalista che dovremo intercettare e smontare.


In tutto ciò sono necessarie anche altre riflessioni, la prima è sul ruolo degli avvocati, anche essi ingranaggi ben oleati del sistema, che indipendentemente dall’esito dei processi e dalla parte in cui sono schierati, ne escono sempre con le tasche piene. Non è un caso che le spese di parte civile pagate in primo e secondo grado nel processo di Viareggio da Ferrovie dello Stato, e di cui oggi l’azienda chiede di essere rimborsata, pesano in maniera devastante sui soggetti coinvolti.
È necessario pertanto valutare come passaggio funzionale al proseguo delle lotte legali (che comunque hanno ottenuto nel corso degli anni anche alcuni importanti risultati), la selezione di una squadra di legali ideologicamente caratterizzati, da integrare organicamente nei percorsi di lotta, a modello del soccorso rosso che negli anni 70 ha svolto un ruolo di sostegno fondamentale per le mobilitazioni.


L’altra riflessione anche questa molto amara è sul riconoscimento attuale del ruolo degli Rls. Siamo certi che molti compagni siano oggi impegnati con coraggio in questo ruolo complicato, mettendo a disposizione dei lavoratori un grande bagaglio personale di conoscenze e di energie per tutelare la sicurezza dei colleghi e delle lavorazioni, eppure è evidente che tale lavoro viene sfruttato dalle imprese, nelle misura in cui può tornare utile per gli obblighi di legge ma poi spesso umiliato tramite la concertazione sindacale con le sigle colluse e dove considerato ostile, osteggiato e represso. Siamo convinti che tale tendenza abbia avuto una forte accelerazione con la firma dell’accordo vergogna sulla rappresentanza a cui troppe sigle sindacali, anche di base si sono prestate; un accordo che mette Rsu e Rls sotto vigilanza speciale dell’azienda che è necessario continuare a denunciare e combattere, prima che altri dispositivi ancora peggiori possano arrivare, per rilanciare il ruolo prezioso dei rappresentati dei lavoratori.
Va a tal proposito ricordato che nella storia italiana, gli organismi operai che hanno avuto la maggiore capacità di rappresentanza dei lavoratori, sono stati certamente i consigli di fabbrica\consigli dei delegati, organismi non riconosciuti dalla legge che ottenevano il riconoscimento di fatto con la forza dei numeri e della partecipazione.
Ed è proprio la questione della mobilitazione il punto centrale del ragionamento: Il rafforzamento del movimento di lotta ci darà la possibilità di resistere agli attacchi economi, in quanto una ampia base di militanza a cui attingere in caso di multe e sanzioni, permetterà di coprire le stesse con un minimo sforzo individuale; inoltre ribaltare i rapporti di forza nel paese, riscattando il ruolo numericamente egemone della classe operaia e proletaria e contaminando i settori dello stato, seminerà i frutti della civiltà e dell’uguaglianza e il declino del potere padronale.
Un obiettivo apparentemente utopistico ma che per noi sta nella storia naturale delle cose e per cui non rinunceremo mai a combattere, lavorando perché le masse operaie riprendano coscienza e favorendo l’unità e la costruzione delle lotte, contro le tendenze narcisistiche e spontaneiste che oggi le indeboliscono.
È in ogni modo notizia positiva e rilevante la grande partecipazione solidale con cui, non solo la categoria dei ferrovieri ma donne e uomini di tutto il paese, stanno contribuendo alla raccolta fondi lanciata per sostenere le spese legali a cui i 6 RLS colpiti dalla sentenza per la strage ferroviaria di Viareggio sono stati obbligati.


Rilanciamo anche noi l’appello a contribuire versando sull’IBAN indicato di seguito.

Il Fronte di Lotta No Austerity invita tutti i lavoratori di ogni settore e di qualunque comparto a versare il proprio sostegno sul conto corrente intestato a Dante De Angelis (uno dei 6 RLS coinvolti)
IBAN: IT96V0760103200001053269260
CAUSALE: Contributo di solidarietà per spese legali e processuali RLS Processo Viareggio.

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