Leogrande lancia l’allarme ma la UE alza il muro e pone l’ennesima ipoteca al rilancio di Alitalia, nel tentativo, tutt’altro che disinteressato, di sbarrare la strada alla continuità operativa dell’Amministrazione Straordinaria che sta gestendo quanto resta della Compagnia di Bandiera italiana.


Tutto ciò dopo che la stessa Vestager ed il suo staff stanno provando ad imporre inaccettabili condizioni alla newCo, il cui decollo, per responsabilità interne al nostro Paese, è lungi dal concretizzarsi.
Sembra proprio di essere arrivati al redde rationem per Alitalia, a fronte di una Amministrazione Straordinaria che ormai ha fretta di cedere gli asset, dopo che ha navigato senza rotta per oltre 2 anni e
che dall’arrivo di Leogrande si è dovuta misurare con il crollo della domanda di trasporto passeggeri, nonché a seguito della definizione di uno strampalato progetto di costruzione di una nano-newCo che non ha alcun interesse a decollare al momento e che neppure riesce a farlo sulla carta (…a parte il suo pletorico CdA!), all’interno di un comparto interamente alla deriva e senza guida.


D’altra parte sono tante le spinte che hanno portato in mare aperto e ora vogliono affondare il progetto di rilancio e sviluppo della Compagnia di Bandiera italiana, contro cui si concentra il fuoco di fila della
concorrenza, supportata da una Commissione UE che usa “pesi e misure” diverse, interpretando le regole a suo modo e la cui unica discontinuità che accetta per la costruzione di Alitalia è quella della sua definitiva chiusura.
A restarne penalizzato è il nostro Paese ma troppi fingono di non vederlo e di non saperlo, nascondendosi talvolta dietro le obsolete regole sulla concorrenza, ormai smantellate dalla crisi economica scatenata dalla pandemia mentre altrove, nel silenzio generale, sale in cattedra la difesa delle aziende nazionali, come in Francia e non solo.


Eppure una alternativa all’inabissamento di Alitalia esiste ed è concreta ma sono tanti quelli che fingono di non accorgersene, fino a cimentarsi con le più assurde ed infondate considerazioni sulla presunta illegittimità della restituzione allo Stato degli asset AZ a titolo di rimborso per i prestiti ottenuti: UNA PROPOSTA LEGITTIMA, IN GRADO DI SVINCOLARE LA VICENDA AZ DALLA TRAPPOLA IN CUI È FINITA, ANCHE GRAZIE ALL’INSIPIENZA (SE NON LA COMPLICITÀ) DI GRAN PARTE DELLA CLASSE POLITICA NOSTRANA.


Serve un colpo di reni per evitare che gli sforzi fatti possano essere vanificati e che migliaia di lavoratori perdano il posto di lavoro in Alitalia ed in tutto l’indotto, nonché nell’intero comparto aereo-aeroportuale.
Chi continua a sgolarsi per far decollare ITA con metà del personale e pochi aeromobili sembra più interessato ai 3 mld di euro resi disponibili dal decreto Rilancio, piuttosto che dalla costruzione di una vera Compagnia di Bandiera italiana.


E’ tempo perso il tentativo di convincere la Vestager ed il suo apparato a concedere la sopravvivenza del nostro Paese e degli asset industriali strategici: è ora di imporre scelte di tutela per i lavoratori e per i cittadini del nostro Paese (...lo hanno capito CgilCislUilUgl ?)
Ora e qui c’è da battere un colpo per imporre alla politica nostrana di non abdicare al ruolo che le dovrebbe competere in difesa degli interessi collettivi.
Ora e qui c’è da rilanciare una mobilitazione senza precedenti dei lavoratori Alitalia e dell’intero comparto: è l’unico idioma universale che stana le idiote ed interessate compatibilità dei nostri parlamentari e l’ottusa arroganza di una UE che non può e non deve permettersi di affondare il futuro di un Paese e di migliaia di lavoratori.


ORA E QUI È ORA CHE L’INTERA CATEGORIA ROMPA GLI INDUGI E RITROVANDO LA NECESSARIA UNITÀ IMPONGA UNA REPENTINA INVERSIONE DI ROTTA.
NON C’È ALTRO TEMPO DA PERDERE


11 FEBBRAIO 2021 Cub Trasporti - AirCrewCommittee

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dipendnti Alitalia in Piazza Barberini Roma - foto CUB 

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