WU; dietro ogni maschera c'è un cuore

IL GOVERNO, LE REGIONI E I SINDACI NON RESTINO A GUARDARE


Una vertenza emblematica: stavolta la crisi non c’entra!
La crisi non c’è per la Western Union ma pretende lo stesso di licenziare in Italia e delocalizzare in Grecia e Lituania: inseguendo la crescita dei margini di profitto la multinazionale americana decide di lasciare a casa 90 lavoratori su 129, tra Roma e Milano, pur di inseguire all’estero la crescita dei margini di profitto che ha già realizzato e che continuerà a registrare anche nel nostro Paese.
Che l’Italia stia attraversando la crisi sociale più drammatica mai verificatasi dal dopoguerra ad oggi non sembra importare alla Western Union che pretende di cavarsela versando nelle tasche dei lavoratori un “obolo” per comprarsi il silenzio dei dipendenti, la disponibilità dei sindacati e l’indifferenza delle istituzioni del nostro Paese.
Come non bastasse in occasione dello sciopero della Cub del 23.10.2020, la Western Union, pur di vanificare gli effetti della legittima e giusta protesta di molti suoi dipendenti, ha dirottato le attività di call center  all’estero: è il caso che la Ministra Catalfo, informata dalla interrogazione parlamentare presentata dall’ On. Stefano Fassina, decida di alzare la voce e di impedire che

L’ESERCIZIO DI UN DIRITTO COSTITUZIONALE come lo sciopero sia vanificato DA CHI PENSA DI BEFFARE I LAVORATORI DOPO CHE QUESTI HANNO CONSENTITO ALLA MUTINAZIONALE AMERICANA DI CAPITALIZZARE PROFITTI ENORMI CHE NON ACCENNANO A DIMINUIRE.

E’altrettanto urgente che il Governo e le istituzioni Locali non restino a guardare: si sta saccheggiando il futuro di decine di lavoratori, gravando su un Paese bombardato dalla crisi dovuta alla pandemia.
E’ impensabile che il Ministro Gualtieri consenta la conservazione di una posizione dominante nel mercato del money transfer nel nostro Paese a chi, con la scusa del mercato unico europeo, colpisce così duramente i lavoratori Italiani: il Ministro dell’Economia e delle Finanze batta un colpo.
AI LAVORATORI NON RESTA CHE MOBILITARSI: MANIFESTARE E SCIOPERARE. Altro che accettare un’elemosina.

Nei confronti di una società, che ha boicottato lo sciopero annunciato con grande anticipo, ai lavoratori non resta che adottare forme di lotta, che rendano più difficile il boicottaggio aziendale e meno gravoso, per loro, il relativo peso economico da sostenere, nel rispetto delle leggi vigenti che escludono il money transfer dalle procedure di sciopero previste dalla legge 146/90 e 83/00.
E’arrivato il momento che la fantasia dei lavoratori salga in cattedra e, respingendo il ricatto del pacchetto, proposto in cambio della sottoscrizione della liberatoria, facciano sentire la loro voce e chiedano l’intervento delle istituzioni di una Repubblica fondata sul lavoro e non sul profitto frutto di licenziamenti e delocalizzazioni.


Roma, 7 novembre 2020

Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti
aderente alla Confederazione Unitaria di Base
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