C’è un filo che racconta la storia di Trenord in questi tempi che merita di essere dipanato. Il capo iniziale è nella situazione che precede la pandemia con le lettere del Direttore del Personale ai dipendenti

al sentore di mobilitazione: “Caro collega” (“Cari inferiori” era l’attacco del discorso paternalistico dei megadirettori di Fantozzi), perché scioperi?

Provvediamo a tutto il tuo benessere, siamo tutti sulla stessa barca, tutti allo stesso livello, per indossare con orgoglio i loghi aziendali… Parole che mal celavano l’incapacità organizzativa di mettere mano agli incidenti, alle arretratezze gestionali, alla trascuratezza manutentiva, alla disparità di trattamento, alle furbate nei confronti di dipendenti e utenti, alle sanzioni disciplinari assurde e autoritarie, ai tagli dei servizi, alla sostituzione di treni con bus. Seguiamo il filo sino ad arrivare direttamente in mezzo all’emergenza da Covid-19 con la Cassa Integrazione.

L’azienda copre la percentuale mancante rispetto allo stipendio base? “No”, “vedremo”, “forse a pareggio di bilancio”. Se questo è un accordo siamo alla frutta:

1) Si approfondisce ancora una volta il senso della liberalizzazione del trasporto nei confronti dei lavoratori, laddove nelle aziende del Gruppo FS (peraltro partecipante Trenord al 50%) gli accordi prevedono l’intervento integrativo fino al ripristino del 100% per i congedi straordinari covid.
2) Se poi, come avvenuto in altre aziende di TPL, si dovesse appurare che il finanziamento regionale è rimasto invariato, allora staremmo assistendo non solo al teatrino consueto, bensì ad una clamorosa frode ai danni dei lavoratori, realizzata con le solite complicità dei sottoscrittori.
3) Quale sarebbe il contributo alla crisi sostenuto dallo strato dirigenziale?
4) Come viene gestita l’assenza in CIG TPL? ci sono criteri trasparenti per stabilire chi lavora e chi no? come viene distribuito il lavoro nella Fase 2? Logica sanitaria e logica sindacale vorrebbero una redistribuzione del lavoro che accompagna la progressiva ripresa dei volumi di traffico fino a regime in modo da lavorare tutti ma con turni più rarefatti, allentati, corti, riposi più lunghi. Ripartire il contagio e ripartire il lavoro. Invece accade che si tengono gli allacciamenti a saturare gli orari e personale in CIG. Ancora più di prima lo straordinario è oggi un crimine -che consuma l’omicidio dell’equità-.

Il filo giunge all’oggi dei provvedimenti di tutela e prevenzione dal contagio: siamo nella Regione che più ha sofferto il morbo e che già con le riaperture delle attività ha ripreso a macinare contagi e morti a rialzo. Impossibile pensare alla “normalità” del prima se questa consiste nel tenere convogli affollati.I lavoratori hanno le dotazioni per la ripresa (procedure, DPI, misure speciali, etc)? Un bell’esempio della “valutazione del rischio” fatta in casa 3N è l’ultimo intervento aziendale del 13.5 (Avviso all’Albo 32/2020) nel quale si scrive impudicamente che nei casi di servizio ad AU, vista l’assenza della distanza minima in cabina di guida, il capotreno resterà alle spalle del macchinista in piedi sul gradino del portellone di ingresso. E perché non su una gamba sola nel vano del finestrino destro? Senza entrare sul punto nel dettaglio -lo fa la lettera FILT che chiede, una volta tanto, il ritiro della disposizione-, occorre tuttavia mettere in chiaro:

1) Non basta chiedere tavoli o stare ad aspettare che si muova l’impresa (si è già mossa! e lo fa sempre a sua convenienza); laddove ci siano violazioni, disapplicazioni, inottemperanze o azioni che mettono a rischio la salute, bisogna dire ai lavoratori -qui la nostra responsabilità di OS- di astenersi dallo svolgimento di quelle lavorazioni. Qui ci vogliono le mascherine FFP2.
2) Non si può trovare il punto critico e poi riaccodarsi sempre al solito tavolo di trattativa in cui si mandano avanti le cose dimenticando il resto. Bisogna riconnettere tutte le sfacciate mancanze di questa azienda, riconnettere il problema dell’AU -che impietosamente si espone da solo- nel guaio a monte della liberalizzazione.

Organizzarsi per combattere tutto questo!

Vogliamo parlare di test sierologici, temperatura, tampone? Di DPI agli agenti, di plexiglass, di distanziamenti e procedure per evitare i contatti sui treni e nelle stazioni? Il filo continua. La parola ai lavoratori.

 

19 Maggio, 2020 cubferrovie

Scarica il comunicato in pdf

FaceBook