SPEZZATINO, LICENZIAMENTI E RIDIMENSIONAMENTO? FATELA FINITA

L’articolo pubblicato il 26.2.2020 su Il Messaggero, a firma del ben informato R. Dimito, replicato il 27.2.2020, a cui si sono aggiunti il Corriere della Sera e MilanoFinanza, ha fatto rivivere a tutti un déjà-vu, scaraventando i lettori nel passato, a metà del 2017, quando Calenda assegnò ai GubitosiBoys il mandato di vendere Alitalia, senza escluderne lo spezzatino.
A quanto pare stiamo a punto da capo:
presto uscirà il “nuovo” bando, preparato dal “nuovo” Commissario
AZ che, con ogni probabilità, metterà di “nuovo” all’asta Alitalia, senza escluderne lo smembramento, chiamandolo, con il solito maquillage linguistico, HOLDING AZ che conferma la polverizzazione.
Non sarà sfuggito a nessuno che, se tali anticipazioni dovessero trovare conferma, sarebbe una minestra riscaldata, con l’unica irrilevante novità che a realizzarla non ci sarebbe una terna ma un commissario unico, Leogrande, affiancato da un Direttore Generale, Zeni, tutt’altro che una new-entry in AZ.
Se è vero che in questo Paese ci si è abituati ai gattopardeschi cambiamenti (il responsabile economico del PD su Repubblica del 25.02.20 per Alitalia invoca “piani industriali coraggiosi ed onesti”...cioè?), è altrettanto evidente che nella vicenda Alitalia il segno della decenza sia stato abbondantemente superato.
Come se nulla fosse successo, si ripropone il fallimentare progetto della messa in vendita di Alitalia, dopo un consistente snellimento degli organici e un corposo ridimensionamento della Compagnia di Bandiera italiana, per cederla alla concorrenza, potata di alcuni settori o debitamente preparata per rendere il “boccone” AZ il più digeribile possibile a chi intende fagocitare il ricco mercato del trasporto aereo italiano.
Evidentemente non è un caso che a riproporre la solita vecchia minestra dello “sviluppo contrattivo” siano state chiamate a far parte del “nuovo” management della Compagnia di Bandiera alcune vecchie “glorie” AZ (...non tanto gloriose!), per affiancarsi a Zeni, già Direttore del marketing ai tempi del famigerato Cimoli.
Come nella più classica delle “maledizioni” che inseguono Alitalia (dopo Montezuma c’è Cimoli?), è del 26.2.2020 la notizia su Panorama, in parte coperta dall’emergenza coronavirus, in ordine all’inchiesta giudiziaria sul crac di Blue Panorama che coinvolgerebbe Zeni, divenuto nel frattempo Direttore Generale in AZ, la cui posizione, si dice nel settimanale, “sarà un capitolo spinoso della vicenda”.
Se in Blue Panorama dovessero trovare conferma i reati di bancarotta, evasione fiscale, falso in bilancio e false fatturazioni (l’elenco è citato dal settimanale) e a rimanerne coinvolti dovessero essere anche coloro che si ritrovano in posizioni apicali in Alitalia, per chi ha curato la “regia delle operazioni politiche” non sarà facile nascondere l’imbarazzo per le scelte effettuate.
Ad intorbidire le acque e ad aggravare la situazione, stando a quanto dice l’articolo, è il fatto che in merito alla vendita della newco Blue Panorama ad Uvet, effettuata dal Commissario Straordinario Leogrande, siano rimasti sconosciuti alcuni rilevanti dettagli anche al Mise (ad es. le garanzie esistenti per i lavoratori nell’atto diacquisto !), inspiegabilmente “distrattosi” sull’esito della trattativa, nonostante sia il Ministro dello Sviluppo Economico, deputato al controllo delle operazioni.

E’ URGENTE CHE IL GOVERNO SCRIVA UNA NUOVA PAGINA PER ALITALIA E, CON UOMINI NUOVI E NUOVE IDEE, RILANCI LA COMPAGNIA DI BANDIERA SENZA GIOCHI DI PAROLE E FALSI ANNUNCI NELL’INTERESSE DEI LAVORATORI, DEI CITTADINI E DEL PAESE

ALTRO CHE HOLDING E SMEMBRAMENTO, ESUBERI E TAGLI: UN ALTRO PIANO È POSSIBILE NAZIONALIZZAZIONE UNICA SOLUZIONE

Roma 27.02.2020
C.U.B. TRASPORTI - AIRCREWCOMMITTEE

     Alitalia-IL-NUOVO-CHE-AVANZA-O-IL-VECCHIO-CHE-E-AVANZATO.pdf

 

 

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