Venerdì scorso si è consumata l'ennesima "divisione" sindacale, che alla fine ha prodotto un accordo che essendo firmato solo da uil-flai-usb-sinpa, a nostro awiso non ha la valenza di accordo da applicare a tutti i lavoratori.

Ricordiamo che gli accordi per poter essere validi devono essere firmati dai sindacati che hanno più del 50% di tessere in quell'azienda.
Ma questo aspetto appare secondario se invece analizziamo le norme che permettono alle aziende di avere sgravi fiscali sulle erogazioni ai lavoratori. Nei variaccordi siglati in questi mesi, compreso l'ultimo del 26/7,vengono stabiliti dei criteridi erogazione del welfare differenziando in base alla data di assunzione, al regime di orario,alle giornate di malattia ed anche erogando cifre diverse tra lavoratori diretti e somministrati con Adecco.
A nostro vviso questo meccanismo è illegittimo e tende solo a favorire l'evasione fiscale in funzione di obiettivi aziendali.

Infatti:
- Se si dovesse ritenere applicabile la circolare n. 5/2018 dell'Agenzia delle Entrate, che prevede per il coinvolgimento dei lavoratori la presenza presso l'impresa di schemi organizzativi che permettano "di coinvolgere in modo diretto e attivo i lavoratori nei processi di innovazione e di miglioramento delle prestazioni aziendali, con incrementi di efficienza e produttività, e nel miglioramento della qualità della vita e del lavoro", gli accordi siglati non sono conformi a queste norme. Ricordiamo per paradosso che l'accordo del marzo scorso oltre a prevedere solo il computo delle giornate di assenza per malattia, è stato siglato calcolando la malattia per l'anno già trascorso e quindi all'atto della firma dell'accordo l'azienda sapeva già
quante giornate ogni lavoratore aveva lavorato. Ricordiamo che se si deve applicare questa direttiva la tassazione è del 10%.
- Se si ritiene invece che ci siano le condizioni per l'introduzione del Welfare con la conseguente totale detassazione, questa non può awenire con criteri discriminatori.
Ci troviamo,infatti di fronte a lavoratori operanti presso Airport come somministrati con un Welfare inferiore rispetto ai lavoratori diretti, di fronte a lavoratori assunti prima del 2019 che percepiscono un welfare superiore a quelli assunti 1'1/1/2019, a lavoratori part-time che percepiscono un Welfare inferiore ai lavoratori ad orario pieno e a lavoratori con patologie e invalidità costretti a giornate di cure che percepirebbero un welfare inferiore a chi invece non ha fatto assenze per malattia.

Ritenendo che i benefici derivati da una detassazione da parte dello Stato non possano essere erogati in modo discriminatorio, e senza una precisa logica ugualitaria per tutti i cittadini, noi ci siamo rifiutati dì siglare gli accordi sul welfare.
A chi dice che comunque è meglio portare a casa soldi per i lavoratori , ribadiamo che questo ragionamento è da schiavi non da liberi lavoratori, e che i sindacati debbono riprendere l'iniziativa perché si torni ad aumenti in busta paga uguali per tutti e senza obblighi di"fedeltà aziendale".

31 luglio 2019


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