A quei lavoratori che guardano allo sciopero generale dei trasporti proclamato da FILT-FIT-UILT
per il prossimo 24 luglio e 26 luglio p.v. come ad una ripresa della battaglia sul lavoro, a quelli che credono di vedere un’inversione di rotta rispetto alle compromissioni, agli accordi di svendita, alle scempiaggini come lo sciopero virtuale, raccomandiamo la lettura del documento con cui hanno proclamato la mobilitazione.

La lunga lista di associazioni datoriali presenti non è solo l’indirizzario ove lo sciopero è indetto ma l’elenco dei soggetti con cui condividere obiettivi e iniziative. In tutto il documento viene piuttosto ricercata la consonanza degli argomenti, l’identità delle vedute con le controparti datoriali. Affinché le ragioni di impresa e ragioni del lavoro possano saldarsi in un nuovo (di nuovo... dopo il Patto per il lavoro, il Patto per l’italia ed il Patto per l’Europa) Patto per i Trasporti per un comune sentire e collaborazione da avviare.
E la linea di abbraccio fra le parti sociali -è bene sottolinearlo- non avverrebbe sulle tematiche sollevate dal mondo del lavoro, piuttosto su parole e concetti come “competizione”/”competitività”, “produttività”, “crescita del PIL”, “unità nazionale”, “interessi generali del Paese”. L’idea e la pratica di fondo restano ancora quelle del capovolgimento delle soggettività, ossia che il lavoro beneficia dell’impresa, occorre quindi favorire la seconda per fare il bene del primo. I lavoratori ne sono appendice, sono come bambini cui serve la balia, senza autonomia. Non sono portatori di una cultura propria, di istanze che li rendono artefici di una visione fatta di altri rapporti sociali. Per CGIL-CISL-UIL solo la tregua sociale (a loro guida) potrà risollevare dalla crisi. Eppure le tregue hanno sempre visto soccombere chi ha rinunciato al conflitto.

Contro chi/cosa sono chiamati dunque a scioperare i lavoratori dei trasporti?
- Contro il Governo perché non sta facendo da finanziatore delle imprese nelle grandi opere infrastrutturali, non sta facilitando il “fare business”, non sta varando le leggi di semplificazione per lasciare mano libera e liberalizzare tutte le lavorazioni da mettere in cantiere. Si sorvola sul fatto che le grandi opere al contrario sono portatrici di lavoro in proporzione numericamente esiguo, di breve durata, insicuro, ambientalmente disastroso, sfruttatissimo e che favorisce tanto la concentrazione di utile in poche mani quanto la penetrazione malavitosa. Al contrario opere mirate, distribuite sul territorio, a rete, e soprattutto la manutenzione sono l’unica garanzia di efficacia della spesa sotto gli stessi parametri.

- Contro i sindacati di base che avrebbero invece la colpa di impedire a FILT-FIT-UILT di scioperare (sic!). Quando tutti sanno che sono proprio loro che in questi anni hanno patteggiato restrizioni progressive del diritto di sciopero. Dagli accordi sulla legge 146/90 al patto Giubilare che ne allaragava (anche a discrezione) i periodi in cui era vietato lo sciopero, dal testo unico sulla Rappresentanza, che pone restrizioni disciplinari alla critica degli accordi firmati, all’autentica teorizzazione del “trattare senza conflitto”. Se gli scioperi di “piccole sigle” hanno larga adesione non è un controsenso (lo è semmai nella logica di scippo della rappresentanza che i confederali propugnano) ma piuttosto che i lavoratori esprimono un dissenso libero che non è irreggimentabile. E’ ciò va dunque impedito! Nel concepire la rappresentanza da conferire una volta per tutte dal lavoratore (...l’unico momento cui è chiamato alla partecipazione) e dopo ci pensano loro, FILT-FIT-UILT continuano a ritenere i lavoratori in uno stato di minorità. Non potrebbero del resto fare impunemente quel che fanno.

Ecco che allora occorre mettere in scena la rappresentazione dello sciopero perché ogni maschera svolga il proprio ruolo fino in fondo:
1) per riabilitarsi con il lavoro sfiduciato,
2) per ruggire al governo che sganci i soldi e altro (legiferi in una certa direzione etc),
3) per mostrare alle imprese l’affidabilità del sindacato quale partner che cercherà di spianare loro la strada,
4) per togliere di mezzo concorrenti fastidiosi alla gestione delle istanze dei lavoratori. La partita dei trasporti si gioca in questa fase come cruciale, sia per l’interesse pubblico che rivestono, nonostante il quale il capitale tenta fagocitare con le sue logiche e distruzioni, sia perché nella logistica, nel TPL e nel Trasporto aereo, il consenso dei confederali sta scemando. Per tutto questo CgilCislUil si presentano in blocco facendo le prove di sindacato unico, pur di mettere in difficoltà ogni tentativo di resistenza da parte delle OO.SS. più piccole.


Chi abbia pensato allo sciopero come giusta conseguenza della rabbia maturata nei posti di lavoro in questi anni deve dunque sapere che il 24 luglio e 26 luglio p.v., a parte li dove lo sciopero si incardina con alcune vertenze aziendali, non si sciopera per lavoro decente, non contro la precarizzazione, non contro la privatizzazione di beni pubblici (il trasporto stesso trattato come affare a rendita di segmento), non per reddito, diritti, previdenza, sicurezza, nei luoghi di lavoro. Non per abolire il sistema criminogeno dell’appalto. Si sciopera per il pompaggio di denaro dallo Stato ai privati, a sostegno della rappresentazione di CGIL-CISL-UIL per l’unità nazionale con le imprese.

ORA NON E' PIU' IL MOMENTO DI FAR VINCERE I PADRONI MADI LOTTARE PER RECUPERARE QUANTO CI È STATO SCIPPATO

Roma/FCO18.7.2019
Cub Trasporti - AirCrewCommittee
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     SCIOPERO-CONFEDERALI-24e26-Alitalia.pdf

 

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