LO STATO TUTELI L’INTERESSE COLLETTIVO: NON CI SONO ALTERNATIVE ALLA NAZIONALIZZAZIONE DI ALITALIA E AGLI INVESTIMENTI SULLA FLOTTA E NETWORK DI LUNGO RAGGIO. SERVE CHIAREZZA: URGE UN PIANO DI RISTRUTTURAZIONE E RILANCIO.

Fermo restando che il progetto di Gentiloni-Calenda di ridimensionare la Compagnia di Bandiera e di cederla a Lufthansa non era (...e non è!) la soluzione che avrebbe tutelato l’interesse collettivo, come hanno sottolineato i lavoratori nel referendum di aprile 2017, è altrettanto evidente che l’attuale Governo, onorando gli impegni elettorali del 2018, non possa continuare ad evitare di fare chiarezza e a rimandare l’intervento per RISANARE E RILANCIARE la Compagnia di Bandiera italiana, GARANTIRE L’OCCUPAZIONE, SENZA TAGLIARE SALARI-DIRITTI E SENZA IL DILAGARE DELLA PRECARIETÀ A VITA, ASSICURARE L’UNICITÀ AZIENDALE ed EVITARE L’ENNESIMO RIDIMENSIONAMENTO DELLA FLOTTA E DEL NETWORK.
Non serve evocare l’esorcista o affidarsi al diavolo (...ma qual è il cambiamento con i Benetton-Morandi-Autostrade, dopo i Riva-Ilva-Taranto del 2009?): servono scelte chiare e nette, in controtendenza a quelle degli ultimi anni e che, accantonando la fallimentare esperienza della privatizzazione AZ e il pericoloso affidamento nelle mani dei vettori concorrenti del futuro della
Compagnia di Bandiera italiana, consentano allo Stato di investire con profitto e per la tutela dei lavoratori e dei cittadini.
LIQUIDARE ALITALIA COSTA PIÙ CHE RISTRUTTURARLA E RILANCIARLA
Liquidare Alitalia, oltre a produrre disoccupazione e ad avere impatti tutt’altro che trascurabili sulla mobilità nel nostro Paese (la Compagnia di Bandiera serve in Italia il 15% del mercato globale e garantisce il 20% dei posti per chilometro offerti complessivamente), costerebbe oltre 3 MLD di euro alle casse pubbliche: MOLTO PIÙ DI UN INVESTIMENTO IN GRADO DI CONSENTIRE AL NOSTRO PAESE DI CONTINUARE AD AVERE IL CONTROLLO DI UNA VERA COMPAGNIA DI BANDIERA.
E’ ora di cambiare rotta e di non ripetere la spesa infruttuosa per lo Stato di oltre 2,5 mld di euro effettuata nel 2008 per lasciare a casa circa 10.000 lavoratori AZ e di poco meno di 400 mln di euro nel 2014 per lasciare a casa 2200 dipendenti AZ di terra.
NON È IL FALLIMENTO LA RISPOSTA ALLA MANCATA RISTRUTTURAZIONE
Evocare il fallimento è da irresponsabili e non può essere giustificato dal mancato risanamento dei conti AZ da parte dei Commissari AZ (il Governo avrebbe dovuto sostituirli da subito!), ormai venuto a galla, nonostante le rassicuranti strombazzate dell’ufficio stampa di Gubitosi&soci.
LA FALLA NON È STATA TAPPATA DAI COMMISSARI AZ
Il 2018, di cui permane una visibilità assolutamente parziale dei dati (alla faccia della trasparenza!), si è chiuso con oltre 500 mln di euro di perdite complessive e con la cassa praticamente azzerata e “sostenuta” solo dai biglietti già venduti (senza contabilizzare le diverse centinaia di mln di euro di fatture da pagare).
UN FUOCO DI PAGLIA I SUCCESSI DEI COMMISSARI AZ
I supposti successi di Gubitosi&soci, a guardarli bene, non sembrano altro che un fuoco di paglia: a parte il dichiarato taglio del 20% dei costi del leasing nel 2018 rispetto al 2017 (una spesa da ridimensionare di ben altre percentuali!) ed i risultati sulla puntualità (ma i ritardi non erano sempre accollati al gestore?), l’aumento dei ricavi del 6.9% a fronte di una crescita irrisoria del numero dei passeggeri AZ solo dello 0,9%, in un mercato che ha registrato uno sviluppo del 6% circa, comprova che i tanto decantati successi sono solo dovuti ad un aumento del costo dei biglietti e solo in minima parte compensati dallo sviluppo del traffico intercontinentale AZ pari al 7% circa.
BASSO COSTO DEL LAVORO ED ENORME UTILIZZO DI SOLIDARIETÀ E CIGS
Tutto ciò nonostante i Commissari Straordinari, in continuità con quanto ha fatto Alitalia Sai con la Solidarietà, hanno potuto far ricorso, con l’avallo delle OO.SS. firmatarie, ad un enorme utilizzo della Cigs (...nel frattempo sembra che siano state attivate le selezioni per stagionali AA/VV!), ben oltre quanto fosse prevedibile, pur di alleggerire un costo del lavoro già ai minimi
termini.
LA PROCURA FACCIA LE VERIFICHE A VOLO E A TERRA
A tale riguardo è auspicabile che l’indagine della Procura della Repubblica faccia il suo corso ed individui le eventuali responsabilità esistenti, rispetto ad una situazione che è stata più volte denunciata (...motivo per il quale a volo la Cigs è stata ridimensionata ed ora bisognerebbe chiudere il capitolo vergognoso ed illegittimo dei riposi movibili!), trovando spazio anche sui quotidiani, ove è stato dato ampio risalto al lavoro effettuato dall’ITL di Roma che ha sanzionato Alitalia per i mancati riposi del personale navigante, nel frattempo spremuto oltre ogni limite (speriamo che presto parta la verifica sulla cessione di attività e la contemporanea sospensione dei molti dipendenti di terra).
Analogamente è altrettanto importante che l’ITL nazionale, così come ha fatto per Ryanair, faccia luce sui versamenti dei contributi previdenziali da parte di Alitalia: è alto il sospetto che siano stati sacrificati i trattamenti previdenziali e assistenziali dei lavoratori di volo, oltre a significative quote di salario diretto ed indiretto, in nome di un risanamento che non è mai
arrivato.
UN ALTRO PIANO È POSSIBILE: SERVONO COMPETENZA E TRASPARENZA
Una alternativa esiste ma serve avere lucidità e rigore nella scelta del management (...scartando la pattuglia di “telefonici” arrivata da Wind e Telecom o i figuri spacciati per “esperti” dagli advisor di FS, in ossequio alle manovre di Gubitosi&soci!), nonchè capacità di individuazione delle ragioni che, oltre alla mala gestio, hanno contribuito a far fallire qualsiasi ipotesi di ristrutturazione di Alitalia: sono questi i presupposti su cui il Governo deve basare il proprio intervento.
Solo così si potrà risanare e rilanciare Alitalia, garantendo l’occupazione, i salariali e i diritti, tutelare l’integrità aziendale, sviluppare le manutenzioni e recuperare le attività IT.
EROSA DALLE LOW-COST E SPOLPATA DALLE TARIFFE AEROPORTUALI
Alitalia è stata brillantemente definita dal prof. Ugo Arrigo “un vaso di coccio tra i vasi di ferro” della concorrenza delle low-cost e delle extra-tariffe aeroportuali: è ora di evitarle la frantumazione con interventi che possano riequilibrare la situazione e dare un futuro alla Compagnia di Bandiera italiana.
L’ESPANSIONE DELLE LOW-COST: UN PROBLEMA TUTTO ITALIANO
Alitalia imbarca 22 mln di passeggeri su un totale di 152 mln dell’intero mercato italiano, contro i 78 mln di passeggeri delle low cost (in testa a tutti Ryanair con 38 mln di passeggeri) e altri 52 mln che si rivolgono alle compagnie tradizionali concorrenti: la Compagnia di Bandiera italiana intercetta il 15% di traffico aereo, contro il 51% delle low-cost (sic!) e il 34% degli altri vettori tradizionali.
L’ANOMALIA ALITALIA-NA E IL CONFRONTO CON AF E LH
Il confronto con le altre conpagnie europee dimostra l’anomalia Alitalia-na e la differenza con quanto avviene in altri Stati dell’UE.
Lufthansa intercetta il 33% del traffico tedesco, contro il 33% che finisce alla concorrenza tradizionale e solo il 34% alle low-cost, di cui, però, oltre l’11% è traffico gestito dalla Germanwings del Gruppo LH.
Anche Air France imbarca il 30% del traffico d’oltralpe, contro il 29% intercettato dalle compagnie concorrenti, il 7% è da compagnie regionali ed il 34% dei vettori low-cost, di cui il 7% è nelle mani della Joon del Gruppo AF.
E’ evidente come si debba al più presto intervenire per regolare il mercato delle low-cost in Italia, le quali non solo hanno eroso enormi fette di traffico all’Alitalia ma impongono una guerra tariffaria che schianta la Compagnia di Bandiera italiana.
Basti pensare che su Fiumicino, ovvero sull’hub di Alitalia, il 25% del traffico è effettuato da vettori low-cost, contro l’8% su Parigi e Monaco ed il 2% su Francoforte.
LOW-COST = BASSI DIRITTI E BASSI SALARI
Non solo è urgente limitare l’enorme espansione dei vettori low-cost in Italia, ampiamente foraggiati da risorse pubbliche dei territori ma è doveroso anche fermare l’intensivo sfruttamento dei dipendenti delle compagnie low-cost in Italia, ove si applicano contratti al ribasso e si aggirano gli obblighi sui versamenti dei contributi previdenziali dei lavoratori, innescando un pericoloso Dumping Contrattuale sulla pelle dei lavoratori (Ryanair per l’handling spesso utilizza le cooperative a volo e a terra).
IL PESO DELLE EXTRA-TARIFFE AEROPORTUALI A FCO
Enorme è il peso su Alitalia delle tariffe aeroportuali di Fiumicino, su cui insiste il 77% dell’intero traffico AZ, che, a sua volta, alimenta il 40% del traffico dell’hub romano.
LE SUPER TARIFFE AEROPORTUALI SUI PASSEGGERI DI FCO
Come si evince dallo studio del Cesip dell’8.4.2019, dal 2006 al 2019 le tariffe aeroportuali a Fiumicino sono passate da 8,9 euro a 22,8 euro a passeggero, segnando un incremento del 155% (l’indice dei prezzi, nello stesso periodo, è aumentato solo del 19%).
LE SUPER TARIFFE AEROPORTUALI SUI MOVIMENTI A FCO
Copiosa è stata la crescita delle tariffe per atterraggi e decolli a Fiumicino: per un Embraer-175 sono aumentate del 234%, per un A320 del 156% mentre sono rimaste invariate per un B777.
UNA COMBINAZIONE MICIDIALE
Di fatto la combinazione dei due aumenti tariffari (passeggeri e vettori) dal 2000 al 2019 a Fiumicino ha fatto lievitare il costo complessivo dagli iniziali 13,4 euro a passeggero fino a 31,4 euro, ovvero ha prodotto un aumento del 108% (l’indice dei prezzi è aumentato solo del 32%).
UNA MORSA A TENAGLIA CHE INDEBOLISCE ALITALIA
Visto che l’aumento della concorrenza ha determinato, oltre ad una progressiva sottrazione dei passeggeri disponibili per Alitalia, un consistente abbattimento tariffario (ad es. il costo medio della tratta Roma-Milano è passato dai 131 euro del 2006 agli 85 euro del 2019!) è del tutto evidente come, in tale contesto, abbia potuto influire il contemporaneo aumento delle tariffe
aeroportuali su FCO: una morsa a tenaglia sulla Compagnia di Bandiera italiana, che continua ad essere strangolata, sempre più esposta ed indebolita.
ENAV E LE SUPER TARIFFE: OLTRE IL 70% DELLA MEDIA EUROPEA
Discorso a parte meriterebbe una verifica dei costi delle tariffe di sorvolo applicate da Enav, anch’esse più alte del 70% rispetto alla media europea: un’altra questione che influisce negativamente soprattutto su Alitalia, dato che concentra nel nostro Paese gran parte del suo traffico.
IL GOVERNO RECUPERI UNA CORRETTA VISIONE DI SISTEMA
Detto tutto ciò è evidente che il Governo, senza perdere ulteriore tempo, debba recuperare una visione di sistema, in modo da intervenire adeguatamente e predisporre una seria e corretta ristrutturazione di Alitalia, nonché il suo rilancio, insieme a quello dell’intero comparto aereo-aeroportuale e del suo indotto: è chiaro che l’Esecutivo non possa certo lesinare sugli investimenti che devono essere adeguati ed in grado di garantire la crescita di un settore strategico ed importante.
Altro che opere inutili e spese pazze per progetti che, come la TAV, oltre a non servire al Paese ma solo alle tasche dei costruttori, certamente non favoriscono la crescita occupazionale ed economica, come invece sarebbero assicurate dalle prospettive di sviluppo industriale del Trasporto Aereo nei prossimi anni, certificate anche dalla IATA.
ANCHE AIR ITALY NON PUÒ ESSERE SACRIFICATA
In tale ottica di sistema, peraltro, è doveroso che il Governo, estenda le valutazioni di intervento anche al salvataggio di Air Italy, includendola nell’ambito della complessa vertenza AZ e della riforma dell’intero comparto aereo-aeroportuale: nel 2008 AirOne venne inglobata in Cai per fare un favore alle banche, oggi si tutelerebbero gli interessi di un intero Paese, dei suoi cittadini, dei suoi lavoratori salvaguardando Air Italy.
Non possono essere certo le pretese di Delta Airline contro Qatar Airways a dettare la linea del Governo su Air Italy, ceduta irresponsabilmente da Renzi nelle braccia degli investitori di Doha.
IL CAMBIAMENTO NON PUÒ FERMARSI AGLI ANNUNCI
Per come si è sviluppata finora la vicenda AZ è assolutamente evidente che, in assoluta continuità con quanto succedeva con il Governo Gentiloni-Calenda-Delrio, esistono tuttora pericolose spinte al ridimensionamento di Alitalia, probabilmente esercitate dagli stessi centri di potere che continuano ad agire in maniera più o meno sotterranea, anche all’interno di importanti Ministeri: se cambiamento deve essere, non si può accettare la riproposizione di un modello analogo a quello del 2009 (...si tengano lontani i Capitani Coraggiosi!) e l’affacciarsi sulla scena di improbabili manager, tutt’altro che “senza macchie e peccati”. E’ l’ora di una rapida e coraggiosa virata.
NON C’È MOLTO TEMPO DA PERDERE: GLI AVVOLTOI INCOMBONO
Sono molti i concorrenti che stanno predisponendosi per far incetta delle quote di mercato che Alitalia sta rischiando di continuare a “liberare”, a beneficio delle altre compagnie che hanno deciso di mettere le mani sul trasporto aereo italiano, in crescita costante e con previsioni ottimali di aumenti ulteriori di traffico passeggeri e merci.
Anche Air France, seppur alleata di Delta, ha deciso di aumentare l’offerta sul mercato italiano (aggiunge 60 tratte): un segnale che l’investimento del ”colosso dei cieli americano” nella Compagnia di Bandiera italiana, è tutt’altro che sicuro, nel caso, comunque, non certo finalizzato a rilanciare Alitalia. Non si può perdere altro tempo e continuare a tentennare.
E’ importante fare presto ed evitare la lenta consunzione di Alitalia che, senza essere ristrutturata, non può certo attirare alcun investitore privato, se non chi ha interesse a mettere le mani sul ricco mercato italiano: come detto, non ci sono alternative alla NAZIONALIZZAZIONE per ristrutturare e rilanciare la Compagnia di Bandiera italiana, a difesa dell’interesse dei cittadini e dell’economia del nostro Paese, a partire dal settore del Turismo.
UN APPELLO A TUTTI I LAVORATORI AZ
In tale contesto la categoria ha il compito di vigilare e di non delegare la tutela dei propri interessi. E’ il momento della massima allerta per i dipendenti Alitalia. Non ha senso chinare la testa davanti a chi tenterà di scaricare sulle spalle dei lavoratori, dopo
i tagli subiti e ancora in corso, i costi delle scelte fatte negli ultimi 15 anni da un management irresponsabile e da una politica indegna.
BASTA CLIENTELISMO
E’ paradossale che nella situazione attuale alcuni “noti” sindacalisti, incapaci di rompere con le pratiche del passato, si affannino a perpetrare le solite politiche clientelari: si rendono strumenti delle miopi e pericolose pratiche di una dirigenza incapace di esprimere valori e competenza.
E’ inaccettabile veder gestire dai sindacalisti le liste dei precari da richiamare in servizio, dopo averli condannati ad allungare il perpetrarsi dello sfruttamento a tempo indeterminato, oppure le liste degli elenchi dei lavoratori da inserire o da escludere in questo o quel trasferimento: è roba da servitori di una classe dirigente allo sbaraglio.
SERVE TRASPARENZA E RISPETTO DELLE NORME
È ora che i Commissari AZ:
1) rispettino TUTTE le sentenze di reintegra emesse dai Tribunali del Lavoro;
2) applichino dei criteri oggettivi nella selezione del personale da sospendere in Cigs;
3) eliminino la Cigs a zero ore;
4) tutelino i lavoratori disabili e appartenenti alle categorie protette;definiscano criteri oggettivi e trasparenti nel rinnovo dei contratti precari e nelle stabilizzazioni.
SERVE LUCIDITÀ, RIGORE, COERENZA, IMPEGNO E RESPONSABILITÀ
Il Governo saprà recuperare il tempo trascorso e saprà mantenere fede agli impegni assunti? Ancora è possibile: esiste il modo per dimostrare che questo Paese è pronto a voltare pagina, cambiando la rotta che volutamente da circa 20 anni ha causato il plurimo schianto di Alitalia.
Lo Stato azionista ha la possibilità ed il dovere di tutelare Alitalia e rilanciare il Trasporto Aereo.

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16 aprile 2019
Cub Trasporti – Air Crew Committee


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