E’ L’ORA: del RILANCIO E SVILUPPO, della TUTELA E CRESCITA OCCUPAZIONALE, dell’AUMENTO DELLA FLOTTA e del NETWORK DI LUNGO RAGGIO. LA NAZIONALIZZAZIONE È L’UNICA SOLUZIONE.

Il Governo continua a tacere sul futuro di Alitalia e sulla riorganizzazione del Trasporto Aereo: ad oggi, nulla ancora si sa delle annunciate convocazioni dei sindacati, sia quella prevista per la seconda metà di gennaio al Mise sul futuro della Compagnia di Bandiera italiana, sia quella al Ministero dei Trasporti sul riassetto del comparto aereo-aeroportuale (la dott.ssa Di Matteo del Mit il 12.12.2018 al Mise, alla presenza del Ministro Di Maio, si era impegnata di organizzarla per la metà di gennaio 2019).

UN ALTRO RINVIO? NON SI SCHERZI SUI LAVORATORI AZ
Mentre nulla è dato sapere sul riordino del comparto aereo-aeroportuale, per la definizione del Piano di Alitalia sembra che si dovrà aspettare almeno la fine di Febbraio p.v., visto che le FS, dopo la presentazione a fine ottobre della proposta di acquisto-vincolata (...il vincolo è che che la Compagnia di Bandiera sia comprata/partecipata da un concorrente!) e le dichiarazioni di
favorire l’intermodalità tra treno ed aereo, è probabile che per la fine del corrente mese non avrà ultimato il “progetto di intervento”, come invece era stato dichiarato sempre al Mise il 12.12.2018.

ALTRO CHE VENDITA: SERVONO INVESTIMENTI PUBBLICI
Certo è che, a parte il cronoprogramma, ad essere a rischio, per i continui rinvii, sembrano proprio gli assunti di Piano più volte ribaditi dalle forze politiche del Governo e che i lavoratori aspettano di veder concretizzarsi: rilancio e sviluppo, tutela e crescita occupazionale, aumento della flotta e del network di lungo raggio, obiettivi che non rientrano nelle intenzioni di nessuno dei “promessi sposi” cercati sul mercato. Oggi come ieri i concorrenti non fanno beneficenza ma curano esclusivamente i loro interessi che non sono certo quelli dei lavoratori, dei cittadini e del Paese.

SERVE UNA VERA RICAPITALIZZAZIONE PER ALITALIA: SOLO UN INTERVENTO PUBBLICO LA PUÒ GARANTIRE
Infatti se è vero che al momento la ricapitalizzazione necessaria per Alitalia si attesta tra 1,5 e 2 MLD di euro, dalle anticipazioni che emergono, all’appello mancano diverse centinaia di milioni che ancora non è dato sapere come saranno reperiti, anche considerando la possibile conversione in azioni di parte del Prestito Ponte (si vedrà se come dice il Messaggero del 13.1.2019 saranno 400 mln di euro) e l’auspicabile partecipazione di altre aziende pubbliche (Poste, Eni, CdP, ecc.)
La realtà è che se davvero si vuole ristrutturare e rilanciare Alitalia, non esistono alternative ad un Piano di investimento pubblico consistente ed in grado di evitare che la Compagnia di Bandiera italiana debba subire le condizioni imposte dai concorrenti, esclusivamente interessati a mettere le mani sul ricco mercato del Trasporto Aereo italiano e non certo a tutelare il Bene

Comune rappresentato dal Trasporto Aereo-Aeroportuale.
INVESTIRE NON SOLO PER LE BANCHE MA PER LO SVILUPPO
Per una vera nazionalizzazione di Alitalia, i soldi, come tutti sanno, ci sono, come dimostrano gli investimenti sempre disponibili per il salvataggio delle banche (stavolta è toccato alla Carige ricevere circa 1,3 MLD di euro pubblici e la garanzia fino a 3 MLD di euro dello Stato!): non basta tutelare gli investimenti finanziari, il Paese ha bisogno di sviluppo e di occupazione, non certo attraverso le opere inutili come la TAV (sostenuta dagli statalisti dei sacrifici-privatizzatori dei profitti), nè attraverso le svendite come l’Ilva (raccontata come una soluzione da sindacati ed istituzioni).

VA ARCHIVIATO LO “SPIRITO” DI CALENDA
E’ urgente che il Governo sulla vicenda Alitalia eviti un epilogo analogo a quello preparato da Calenda e perseguito con tenacia dai Commissari Straordinari AZ.
NON SI PUÒ PERDERE ALTRO TEMPO
La cloche di Alitalia è stata colpevolmente lasciata in mano alla Gestione Commissariale nominata da Calenda, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: per il 2018 una perdita complessiva di circa 500 mln di euro, un aumento dei ricavi del 7% rispetto all’anno del default (nel frattempo si tacciono le percentuali delle perdite!) ma ancora ben al di sotto della media di mercato, ove, peraltro, a fronte di un aumento del 6% del traffico passeggeri totale, Alitalia ha registrato un misero +0,9%, continuando quindi a perdere quote di mercato in Italia, passando dal 15,1% del 2017 al 14% nel 2018.

ALTRO CHE ALLEANZE E CIGS: È ORA CHE ALITALIA, IL CUI COSTO DEL LAVORO È AI MINIMI TERMINI, SIA DAVVERO RISTRUTTURATA, COSÌ CHE POSSA COGLIERE LE OPPORTUNITÀ DI RILANCIO E CRESCITA CHE OFFRE IL COMPARTO AEREO IN TUMULTUOSA SVILUPPO.

GLI AIUTINI A DANNO DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI
Tutto questo, peraltro, mentre Alitalia ha fruito di sconti eccezionali, attraverso: - la fruizione di ammortizzatori sociali di dubbia legittimità (applicati senza criterio e utilizzati addirittura per disattendere le sentenze dei lavoratori reintegrati dai Tribunali del
Lavoro), erogati mentre Piloti e Assistenti di Volo non fruiscono dei riposi, lavorano spesso in sottorganico e con un aumento di produttività e mentre a terra dilaga l’abuso di precariato (alcuni lavoratori sono precari dopo oltre 10 anni in servizio) e di utilizzo della Cigs anche per lavoratori lasciati a casa per esternalizzare le attività;
- il mancato versamento di parte dei contributi previdenziali per Piloti e AA/VV (a danno di pensioni e prestazioni assistenziali come la maternità) in assoluta continuità con quanto successo dalla privatizzazione della Compagnia di Bandiera ad oggi (su tale qustione ACC e Cub stanno avviando i ricorsi in Tribunale)

QUANDO INTERVERRÀ IL MINISTRO DI MAIO SU TALI ABUSI? LE AZIONI DI RESPONSABILITÀ NON DEVONO ESSERE RINVIATE-.
E’ altresì urgente che il Governo, al fine di recuperare ingenti capitali e strategiche ricchezze, intervenga affinchè i Commissari AZ promuovano iniziative di responsabilità nei confronti dei vecchi gestori di Alitalia Sai, su cui pende, stando alle indiscrezioni giornalistiche l’indagine di bancarotta.

E’ arrivata l’ora di fare chiarezza su:
- Cessione del 75% di Millemiglia per 112 mln di euro (il valore stimato sarebbe oltre 1 MLD);
- Cessione slots Heathrow per 60 mln di euro (il valore stimato sarebbe oltre 250 mln);
- Passaggio a Sabre con aumento dei costi di 20 mln annui (i costi sono quintuplicati);
- Cessione di 14 Airbus 320 ad Air Berlin e leasing di 2 Boeing 777 (la perdita sarebbe di oltre 20 mln);
- L’Airbus Airforce Renzi (con una una perdita di oltre 150 mln);
- Training all’estero, stop&go di nuove destinazioni, ecc (la perdita sarebbe di decine di mln).

Per non parlare dei extracosti sostenuti da Alitalia per l’acquisto di carburante (a beneficio delle banche!), per le le manutenzioni, per il leasing degli aeromobili (chi c’è dietro i leasor?), per l’handling, per i servizi in genere e per tante altre voci di spesa nei confronti dei gestori (per esempio verso AdR).

SI CONVOCHI UNA RIUNIONE URGENTISSIMA AL MISE
La Cub Trasporti e AirCrewCommittee rivolgono un appello al Governo, affinchè convochi una urgente riunione per illustrare quali sia lo stato del confronto con i concorrenti e quali saranno gli investimenti pubblici che si stanno approntando: NON È IMMAGINABILE CHE UN PROGETTO COSÌ COMPLESSO ED ARTICOLATO POSSA ESSERE CHIARITO ALL’ULTIMO ISTANTE.

In tal caso Cub Trasporti ed ACC comunicheranno le modalità delle iniziative che si terranno a partire dal 29.1.2019 e nei primi giorni del mese di febbraio: I LAVORATORI AZ NON RESTERANNO CON LE MANI IN MANO AD ASPETTARE L’ENNESIMA SORPRESA.

14 GENNAIO 2019

CUB TRASPORTI
AIRCREWCOMMITTEE

    Alitalia-Delta-EasyJet-Lufthansa-LA-GIRANDOLA-di-SEMPRE.pdf

 

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