Se il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti conoscesse le leggi antisciopero (146/90 e 83/2000), si renderebbe conto del fatto che sono proprio le regolamentazioni delle agitazioni nei servizi essenziali a provocare la concentrazione degli scioperi in pochi e determinati giorni. Venerdì 16 giugno era uno di questi, l’ultima data utile prima delle franchigie estive. Se davvero il ministro avesse voluto tentare di fermare lo sciopero, avrebbe convocato i sindacati promotori che, tra l'altro, dopo il suo invito a desistere ''per senso di responsabilità” gli avevano chiesto un incontro che non è stato accolto.


Se il ministro davvero volesse un Paese con meno scioperi, si preoccuperebbe di risolvere i problemi anziché vietare il dissenso a “minoranze” che il 16 giugno hanno invece dimostrato d’essere maggioranza nel mondo del lavoro dei trasporti. La stessa “minoranza” che al referendum Alitalia al 67% ha detto NO!

Infatti, proprio non si ricorda quale sia l’intervento “principe” nei trasporti del ministro. Certo non la progettazione di un piano organico dei trasporti, che tenga conto complessivamente dell'integrazione dei suoi diversi servizi e che sia legato alla sostenibilità sociale ed ecologica di questo fondamentale comparto industriale del Paese. Il trasporto potrebbe davvero rappresentare un asse fondamentale e un formidabile volano di crescita e di sviluppo; purtroppo, invece, viene basato sulle grandi opere infrastrutturali, soprattutto legate all'alta velocità ferroviaria e alla costruzione di nuove strade e Autostrade, che si rivelano un enorme flop (es. TEM, BreBeMi, Pedemontana).

Nelle sue dichiarazioni, Delrio ha solo risposto al comando del “capetto” che afferma che in Italia c’è uno sciopero dei trasporti alla settimana, ignorando, a sua volta, che ciò è vietato dalla legge. Quella legge che secondo il ministro andrebbe riscritta, rilanciando le proposte di Damiano e Sacconi e dando prova di una “vera sinistra” al governo, che non si vergogna di metter assieme Damiano (quello dell’obbligo d’iscrizione ai fondi pensione integrativi) e Sacconi, quali paladini dei diritti dei cittadini.
Quei diritti di mobilità violati ogni giorno dalle disastrose condizioni del servizio ferroviario regionale in cui si susseguono incidenti dei quali, con troppa fretta, si imputa la responsabilità al macchinista. O quei diritti dei cittadini romani, quotidianamente violati per la secolare lottizzazione dell’ATAC, che ha portato addirittura a un’inchiesta sulla falsificazione di biglietti da parte di alcuni dirigenti e funzionari, sparita dalla stampa.
Per il ministro e per il governo, il rilancio del trasporto pubblico passa attraverso la destrutturazione di Alitalia e la svendita al MINOR offerente anche delle aziende totalmente pubbliche, come ATM Milano, che dimostrano che è possibile fare servizio di qualità. L’esatto contrario di ciò che davvero serve al Paese: forti investimenti pubblici per la costruzione di un’unica rete nazionale organica e integrata dei trasporti, al servizio dell’industria, dei servizi  e dei cittadini di ogni città.
Le affermazioni del ministro (su comando di Renzi) circa la volontà di accomunare il diritto di sciopero all’accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014 - firmato da Cgil, Cisl, Uil (e purtroppo anche da Cobas, USB e ADL) e che scambia prebende sindacali con i diritti di rappresentanza e di sciopero dei lavoratori - non sono tese a salvaguardare il diritto alla mobilità; al contrario evidenziano una forte preoccupazione per il fatto che i lavoratori dei Trasporti Locali, Aeroportuali, Portuali, Ferroviari e Logistici abbiano dato una risposta di classe a un attacco di classe, che voleva la svendita delle loro aziende, dei loro diritti e di quelli dei cittadini. 
La “sinistra”, più che evocare Sacconi, dovrebbe ricordare che i tranvieri di Milano detengono la Medaglia d’oro per la Resistenza proprio per gli scioperi del 1943/44, quando vigeva il divieto assoluto di manifestare il dissenso. Il diritto di sciopero è il diritto che permette di difendere altri diritti e nessuna legge potrà fermarlo. Se lo ricordino Renzi, Delrio, Sacconi, Furlan e il sinistro Governo.

Milano, 18 giugno 2017

Il Segretario Generale CUB Trasporti - Claudio SIGNORE

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