Sono Paolo Galante e lavoro da più di un anno alla Teamware SRL di Milano.


Scrivo questa lettera-appello perché ritengo che sia importante che i miei colleghi e colleghe, così come i lavoratori tutti conoscano quello che è successo in azienda e del perché nell’ultimo periodo sono stato oggetto di una vera e propria persecuzione: demansionamento prima e due sanzioni disciplinari con tanto di sospensione di 3 giorni senza retribuzione.


Tutto questo solo per essermi iscritto a un sindacato e aver chiesto delucidazioni al medico aziendale in merito ai protocolli di sicurezza sanitaria presenti in azienda, a seguito dialcuni casi COVD-19 fra i miei colleghi. Ero preoccupato per la mia salute e per quella dei miei colleghi poiché, nonostante le rassicurazioni verbali, non ero certo che i tamponi e le sanificazioni fossero stati effettuati.


UNA RICOSTRUZIONE DEI FATTI
Le prime risposte dell’azienda sono arrivate attraverso un demansionamento (da customer service a produzione) comunicato verbalmente e alla mia richiesta formale di spiegazioni sul perché di questo improvviso cambio di mansione e quali fossero i nuovi compiti che avrei dovuto svolgere, l’azienda ha di fatto risposto che “può fare quello che vuole con i lavoratori”.
Mi è sembrato un abuso, un sopruso nei confronti di chi vuole tutelare la salute di tutti, soprattutto in un periodo come questo dove ci sono migliaia di contagi e centinaia di morti al giorno.


Ma non è finita qui. Dopo qualche tempo evidentemente in risposta “al mio interessamento rispetto alla salute e sicurezza sul posto di lavoro” di tutti i colleghi, mi è stata consegnata una lettera di contestazione in cui venivo accusato di negligenza nel montaggio di alcuni pezzi con motivazioni pretestuose.
In risposta alle contestazioni ricevute durante una riunione in cui erano presenti anche i sindacalisti della CUB, la Direzione e un Consulente Legale dell’azienda, ho illustrato il mio punto di vista sull’accaduto: qualche giorno dopo mi hanno consegnato una sanzione disciplinare di 3 giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio.
Dopo qualche giorno, con un “casuale controllo interno”, ha visionato sul mio profilo LinkedIn personale una foto di qualche mese addietro che “viola le norme di riservatezza aziendali”. La foto incriminata? Un generatore di corrente per le prove di collaudo in cui non si vede alcun dettaglio né dell’ambiente circostante né sul display del generatore.


E’ particolare constatare come interessarmi alla salute mia e dei miei colleghi, oltre alla mia iscrizione ad un sindacato, libertà sancita dall’articolo 39 della Costituzione e conquistata a fatica dai nostri nonni e genitori nelle lotte degli anni passati, abbia scatenato questa campagna persecutoria nei miei confronti. Ma com’è possibile che alla richiesta di delucidazioni sulle procedure sanitarie si venga prima demansionati e poi sanzionati?


Una campagna che punta evidentemente a licenziarmi perché è intollerabile per l’azienda avere un lavoratore che conosce i suoi diritti, che fa rispettare le norme e le condizioni di sicurezza!


APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ
Sono centinaia i lavoratori in tutta Italia che, soprattutto in questa fase di pandemia, sono stati presi di mira dalle loro aziende perché hanno denunciato a gran voce le mancanze di procedure sanitarie e di dispositivi di protezione individuale.
Ne sono un esempio: l’infermiere Francesco Scorzelli, colpevole di non aver mandato i propri collaboratori al lavoro poiché all’ospedale di Merate non erano applicati i protocolli sanitari di base; il dipendente del Comune di Milano
Stefano Mansi colpevole di aver pubblicato su facebook un post in cui esprimeva la sua indignazione di fronte alla
morte per Covid di un collega; i 50 medici dell’ospedale San paolo e San Carlo di Milano che hanno fatto presente alla direzione sanitaria dell’ospedale le condizioni inadeguate per la cura dei pazienti... per citare solo alcuni casi nella nostra Regione.
Come potete vedere, non è una cosa che riguarda solo me, singolo lavoratore, è una cosa che riguarda tutti noi, oggi è successa a me, domani potreste essere voi...


FACCIO APPELLO A TUTTE LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI CHE HANNO A CUORE LA SALUTE, LA SICUREZZA E LA LIBERTÀ DI ORGANIZZAZIONE SUL POSTO DI LAVORO, ALLE MIE COLLEGHE E AI MIEI COLLEGHI, CHE MI SOSTENGANO A FRONTE DI QUESTA CAMPAGNA PERSECUTORIA NEI MIEI
CONFRONTI


COME?


- con prese di posizione e di solidarietà pubbliche;
- facendo conoscere la mia vicenda a colleghi, parenti, amici;
- partecipando e sostenendo le iniziative che metteremo in campo per difendere i lavoratori e avoratrici dall’ arroganza e dalle azioni persecutorie delle aziende, per la libertà di organizzazione e per l’attuazione di protocolli di sicurezza efficaci per la salute dei lavoratori, a partire da questo primo appuntamento:


VENERDI 12 MARZO DALLE 16.30 PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ DI FRONTE ALLA TEAMWARE SRL VIA PINDARO 19, MILANO

 

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