Nessun aumento, solo recuperi e paghe di posto Organizzarsi se si vuol tornare a vincere.

Dopo una lunga trattativa è stato sottoscritto il rinnovo del contratto nazionale metalmeccanici. La firma è stata accompagnata dai toni trionfalistici dei sindacati firmatari. Il merito del rinnovo non bisogna inventarselo, risulta chiaro dal testo sottoscritto che:

Salario

Il salario si rinnova assumendo i parametri IPCA e pertanto la sperimentazione del 2016 è conclusa e accettata. Nel rinnovo del 2016 fim, fiom e Uilm acconsentirono a sperimentare un sistema salariale in cui non c’era una richiesta del sindacato e i futuri salari erano legati all’indice ipca.
I salari sarebbero cresciuti a consuntivo a giugno di ogni anno in base all’andamento dell’inflazione. Applicando tale meccanismo il salario medio è cresciuto di 44€ lordi al quinto livello nell’intero periodo; una vera miseria.
Nel 2019 Fim Fiom Uilm avevano rivendicato un aumento salariale più alto ma, alla fine hanno concluso col firmare l’accettazione definitiva del sistema IPCA L’aumento medio lordo finale di 112 euro si compone mettendo insieme la quota Ipca, un allungamento della durata contrattuale a 4 anni e non di tre come previsto, e la concessione in via straordinaria per l’aver accettato da parte sindacale della cosiddetta riforma dell’inquadramento unico.

Nuovo inquadramento

Facendo riferimento alle innovazioni tecnologiche e ai mutamenti organizzativi rispetto al 1973, hanno cancellato l’inquadramento passando da un sistema centrato sul riconoscimento professionale del lavoratore ad uno che reintroduce le paghe di posto.


A giugno la trasformazione dalle attuali categorie ai nuovi livelli sarà orizzontale; per i nuovi assunti e per quanti erano nelle condizioni di chiedere un passaggio di categoria ci sarà un generale declassamento ed una sostanziale immobilità. Sparisce la prima categoria che era di fatto già superata ma vengono trasformate in categorie vere e proprie sia la 3S che la 5S e il numero di categorie passerà da 8 a 9.
Sez. Quarta - Titolo IV - Retribuzione ed altri istituti economici TABELLE DEI MINIMI CONTRATTUALI
In via sperimentale e per la vigenza del presente Ccnl vengono introdotte e seguenti modalità di definizione dei minimi contrattuali.


A decorrere dal 2017 Nel mese di giugno di ciascun anno di vigenza del C.c.n.l., i minimi contrattuali per livello saranno adeguati sulla base della dinamica inflattiva consuntivata misurata con “l'IPCA al netto degli energetici importati" così come fornita dall'ISTAT applicata ai minimi stessi.

Le parti si incontreranno entro i primi giorni del mese di giugno di ciascun anno di vigenza del C.c.n.l. per calcolare, sulla base dei dati forniti dall’ISTAT, gli incrementi dei minimi contrattuali per livello con i criteri di cui al punto precedente.
Le parti procederanno all'adeguamento dell’indennità di trasferta forfetizzata e dell’indennità oraria di reperibilità con le stesse modalità di cui sopra.
Le parti, nel confermare la modalità di definizione dei minimi contrattuali stabilita ai commi precedenti e il relativo regime, convengono che per la vigenza del presente contratto il TEM, oltre che per la dinamica IPCA, è incrementato di una ulteriore componente in considerazione della rilevante innovazione organizzativa determinata dalla riforma dell'inquadramento, come indicato dal Patto per la fabbrica punto 5, lettera H).


Pertanto, nei mesi di giugno rispettivamente del 2021, 2022, 2023 e 2024, sono riconosciuti gli incrementi retributivi complessivi nelle misure di seguito indicate cui corrispondono i nuovi valori dei minimi tabellari di cui alla tabella di seguito riportata.


Le parti si incontreranno entro i primi giorni del mese di giugno di ciascun dei suddetti anni per definire la quota di Tem relativa alla dinamica dell'Ipca al netto degli energetici importati.
Nel caso in cui l’importo relativo all’adeguamento Ipca risultasse superiore agli importi degli incrementi retributivi complessivi di riferimento per ogni singolo anno di cui alle tabelle di seguito riportate i minimi tabellari saranno adeguati all’importo risultante.
A decorrere dal 1° gennaio 2017, gli aumenti dei minimi tabellari assorbono gli aumenti individuali riconosciuti successivamente a tale data, ecc
Le nuove categorie, definiti ruoli operativi, introducono, già a partire dal ruolo C2 ( il vecchio 4 livello) il concetto di responsabilità, autonomia e gestione di gruppi di lavoratori. Ciò significa che per i nuovi assunti sarà praticamente impossibile accedere alle ex categorie quinta o sesta e sarà difficile arrivare anche alla quarta categoria. I lavoratori in produzione saranno declassati tutti sui ruoli d1 e d2, ovvero sulla ex seconda e terza categoria.


L’integrazione operai/impiegati dal punto di vista professionale del vecchio inquadramento è stata definitivamente rimossa.
Resta immutato tutto il disastroso impianto contrattuale del 2016, l’assorbibilità del salario, l’intangibilità dell’orario, la precarietà e il sostegno al welfare aziendale
e di settore.
Ciò e non altro è quanto sottoscritto dalle parti, e per queste incontestabili ragioni c’è davvero poco o nulla da festeggiare.
Non è stata dimenticata la tangente di 35 € che fim-fiom-uilm chiedono come quota contratto ai lavoratori non iscritti.

Considerazioni

Il contratto nazionale per come lo abbiamo inteso per anni quale strumento per migliorare le condizioni salariali e normative, per uniformare e unire i lavoratori del settore non c’è più.
Tutto è delegato agli indici. La stragrande maggioranza di lavoratori che non hanno possibilità di fare contrattazione aziendale saranno sempre più schiavi totali delle aziende.
Due rinnovi contrattuali in sette anni daranno ai lavoratori 156€ lordi di aumento che diventano 118 al netto dell’irpef e ben 0.68€ all’ora! Un’ulteriore pesante riduzione del potere di acquisto dei salari.


Serve ben altro per superare il declino dei salari e della produzione!
I padroni sono stati favoriti, su costo del denaro e del lavoro (diretto e indiretto), e da decontribuzioni, defiscalizzazioni, condoni ecc. concesse dai governi. In una economia stagnante profitti e utili sono stati garantiti dal blocco dei salari reali e dalla precarietà.


Al sindacato spetterebbe il compito di chiedere con forza non solo il rinnovo dei contratti scaduti, ma forti aumenti salariali per sostenere la ripresa della domanda interna falcidiata dalla crisi.
Insomma si tratta di un brutto contratto per i lavoratori che li rende sempre più succubi al potere aziendale e toglie loro un ulteriore spazio di contrattazione e libertà.
Si dimostra ancora una volta che i sindacati confederali sono sempre più complici delle aziende che vogliono smantellare le conquiste fatte con anni di lotte e sacrifici e sempre più lontani dalle esigenze dei lavoratori.


Milano febbraio 2021


FLMUniti Milano - Confederazione Unitaria di Base
Milano: V.le Lombardia 20 - tel. 02/70631804 e mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cub.it

NOTA; stampare il volantino pdf di 2 pagine per prendere visione di due tabelle. link stampa sotto 

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