In questi giorni si parla molto delle Reti di Telecomunicazioni, dell'assetto di TIM, di Open Fiber e del ruolo di CDP. La Cassa Depositi e Prestiti è una banca a tutti gli effetti, non è esattamente il Ministero delle Finanze, anche se la controlla all'82,7%, il resto (16% circa) è in mano alle Fondazioni Bancarie.

La "pubblic company" fu lo slogan usato nel 1997 per far passare la Privatizzazione dell'allora Telecom: Tutta la politica e anche i sindacati maggioritari furono a favore della Privatizzazione con l'escamotage della "pubblic company".
Come andò a finire: Allo "Stato" rimase una piccola quota d'azioni, con quei poteri speciali (golden share) di fatto mai usati -fumo negli occhi per gli "statalisti" - mentre i primi predoni furono alcuni soggetti imprenditoriali di casa nostra, il cosiddetto "nocciolino duro", FIAT compresa; Ed esattamente 21 anni fa' - era l'aprile 1999 - il Governo guidato da D'Alema Massimo, impedì al ministero del Tesoro, direttore generale Mario Draghi.., di partecipare all'assemblea azionisti Telecom con il residuo 3,4% ancora in possesso del ministero; Assemblea azionisti che avrebbe dato il via libera alla scalata "a debito" di Colaninno e degli altri capitani coraggiosi; Vennero poi i Tronchetti di Provera Gli spagnoli di Telefonica e le banche nostrane  e poi gli odiosi francesi di Vivendi con i "super-magnager" Cattaneo e Genish....
Insomma, una piccola quota azionaria controllata dallo Stato (direttamente, e non indirettamente come nel caso di CDP), oltretutto con "poteri speciali", non ha tutelato lo sviluppo dell'azienda, il servizio pubblico per i cittadini, né il benessere dei lavoratori, anzi! E questo indipendentemente dai soggetti italiani o stranieri che comandavano in azienda: i soldi, le azioni, insomma il capitale non ha colori o bandiere.
Tornando all'oggi si parla di un'unica società della Rete, anche controllata da CDP: la società vedrebbe l'unificazione delle reti, o di parte delle reti perché non è chiaro se riguarderà l'interezza del complesso della rete soprattutto di TIM, di Open Fiber, e sembra anche di Fastweb; mancano però le altre reti, ad esempio Wind-Tre, Vodafone, lrideos, BT Italia, ecc.; quindi lo scenario che si prefigura non è proprio di una "società di Rete unica"! La discussione più che altro è incentrata sul controllo: c'è chi dice che TIM debba averne il controllo, con Open Fiber-Enel contrariate e resistenti, e c'è chi dice che invece CDP deve averne la guida  Non si tratta certo di un ritorno allo Stato; seppur la presenza eventuale di un soggetto — in qualche modo statale — anche indiretto, come CDP, rispetto all'oggi, rappresenti forse un miglioramento, non ci illudiamo: misureremo la validità delle azioni sull'assetto della/e società, sulla/e rete/i, sui piani industriali e soprattutto su cosa faranno rispetto ai lavoratori!
Ma per noi la soluzione è una vera "unica compagnia pubblica". Prima della privatizzazione le TLC del nostro paese erano un'eccellenza mondiale, sia a livello di servizio, sia a livello tecnologico, sia a livello occupazionale: nel settore vi erano almeno il doppio degli occupati attuali. Come negli anni '90 lottammo — assieme a pochi altri — contro la privatizzazione, e per il mantenimento del pubblico; a maggior ragione oggi continuiamo a sostenere che ci debba essere un servizio pubblico di TLC.
13 agosto 2020
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