Il 18 giugno è previsto un incontro tra ASSTEL (la Confindustria delle TLC) e la triade sindacale confederale per la ripresa delle trattative sul rinnovo del Contratto nazionale delle Telecomunicazioni. Tra i punti centrali sul tavolo l’accesso ai dati individuali, cioè il controllo tramite le tecnologie del lavoratore e della sua produttività.

Il Jobs Act ha liberalizzato le norme sull’uso delle tecnologie che consentono anche il controllo a distanza del lavoratore, demandando poi ulteriori disposizioni alla contrattazione tra padronato e sindacati. Adesso in alcune aziende – come TIM – si inizia a preparare il terreno, vedi l’accordo sulla piattaforma Afiniti – il cosiddetto “routing evoluto” per il 187 e il 119, ma estendibile ad altri reparti - firmato il 29 aprile. Ed ora l’azienda sta discutendo con i sindacati e il coord. Rsu una riorganizzazione delle attività di call center, dove a fronte di concessioni in termini di riduzione degli archi orari si vorrebbe una gestione più automatizzata delle attività anche con la scusa della formazione per arrivare all’accesso ai dati di qualità e produttività del singolo lavoratore, creando così discriminazioni sulle attività e aumentando lo stress.
E questo magari in cambio con la possibilità di continuare a concedere lo Smart Working da casa….. magari con qualche diritto e compenso/rimborso.

Ricordiamo il precedente del 2015, quando nei reparti di call center la TIM – assieme a buona parte dei confederali -cercò di far passare l’uso delle tecnologie per controllare individualmente l’operato del lavoratore con il bollino blu, “l’arma democratica”: il
referendum. Andò a finire bene…..: i lavoratori bocciarono alla grande l’accordo, anche grazie alla campagna per il “No” messa in piede dalla FLMU-CUB assieme ad altri sindacati e una parte di delegati confederali. Guarda caso da allora in poi nessun referedum....... e per le tematiche più importanti e scottanti non si vota proprio, neppure per alzata di mano!

Non è un caso che in contemporanea si discute del medesimo tema sul piano della contrattazione nazionale di settore e nella più grande azienda dello stesso…..il gioco su 2 piani è pericoloso, anche perché non sono certo i lavoratori che lo stanno orchestrando!

In particolare è pericoloso il possibile scambio tra miglioramento dei diritti sullo Smart Working e contestuali concessioni su controllo dell’attività e della produttività individuale; e questo magari in prima battuta nei call center, ma attuabile via via un po’ in tutti gli ambiti lavorativi. Del resto il rinnovo della parte normativa del CCNL nel 2017 fu rimandato per contrasti tra ASSTEL e sindacati su alcuni temi, come l’uso delle tecnologie per il controllo individuale…… ma ora i tempi cambiano, e l’emergenza Covid-19 “aiuta”.Infatti, nell’accordo di programma per il rinnovo del CCNL del novembre 2017 si prevede:
La “…..valorizzazione della contrattazione di secondo livello quale strumento che……consenta uno scambio virtuoso tra efficienza/produttività e retribuzioni, coniugando elementi di produttività misurabili a quote di salario….”.

La FLMU-CUB è contraria all’introduzione nel CCNL e negli accordi aziendali dell’uso delle tecnologie per controllare il lavoratore, la sua produttività legando a questa l'elargizione di soldi.

NO AL CONTROLLO INDIVIDUALE CON LE TECNOLOGIE ! !

NO ALLO SCAMBIO “DIRITTI SMART WORKING” – “CONTROLLO E SALARIO INDIVIDUALE” !

giugno 2020
FLMU-CUB settore TLC/TIM
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