MITTAL E SINDACATI COLLABORAZIONISTI 
LASCIANDO LE COSE PIÙ O MENO COME STANNO SENZA GARANZIE DI VERA OCCUPAZIONE
OPPURE
PROCEDERE CON IL FERMO DELLE FONTI INQUINANTI CON AVVIO DI UN PROGRAMMA STRAORDINARIO DI BONIFICA VERA CHE DIA LAVORO TUTELATO, PREVENZIONE E CURA SANITARIA E SOPRATTUTTO SPERANZA DI SALVAGUARDARE LA SALUTE E L’AMBIENTE

E’ evidente che Fiom-Fim-Uilm e Usb spingono per arrivare ad un accordo con Mittal sul percorso tracciato da Calenda, usando tutti i ricatti e le pressioni già sperimentati: dall’ allarmismo per la perdita di posti di lavoro, alle casse vuote, agli impianti fatiscenti senza manutenzione, fino alla presunzione di decidere loro, a nome e per conto dei lavoratori, ai quali è sempre stato negata la possibilità di sentire veramente su cosa si accordavano le burocrazie sindacali.

Stiamo ai fatti: dentro l’ILVA persiste da tempo la mancanza di sicurezza, gli impianti fatiscenti, le fonti inquinanti, l’amianto. Da anni vengono denunciati. dati allarmanti di malattie e morti di lavoratori e di cittadini. I sindacati fino ad oggi, si sono limitati a garantire queste condizioni sfruttando anche il ricatto occupazionale, non esercitando mai una azione sindacale di lotta che poteva fermare queste stragi. Oggi denunciano le precarie condizioni dello stabilimento al solo fine di accelerare l’accordo con Mittal per continuare a garantire la propria sopravvivenza, facendo credere che coprendo i parchi minerari e facendo qualche ritocco si risani l’ambiente. NIENTE DI PIÙ FALSO.

Il terreno, le falde, sono impregnati di veleni. Una vera bonifica può partire solo se le fonti inquinanti si fermeranno e un piano straordinario per Taranto garantisca lavoro tutelato e la salute dei lavoratori e dei cittadini.

Il Ministro del lavoro non capisce o non vuole capire che le cose non sono cambiate perché al di la delle parole, i vertici aziendali, le istituzioni e i sindacati non hanno voluto cambiarle. L’ ILVA, il territorio, il sottosuolo sono ridotti in una condizione di inquinamento che solo il fermo dello stabilimento e la bonifica possono dare il “diritto di respirare”.

Il diritto di respirare come dice l’On. Di Maio non si garantisce con la solita politica italiana fatta di promesse e proclami ma con un intervento coraggioso che non privilegi profitto e banche a discapito di lavoratori e cittadini ma mette al primo posto la salvaguardia della salute, dell’ambiente con lavoro garantito e tutelato per tutti.

Luglio 2018

Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti
Confederazione Unitaria di Base
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