LA COMMISSIONE DI GARANZIA, SU MANDATO DEL GOVERNO, INTERVIENE E IMPONE IL RINVIO DI OGNI SCIOPERO NEI SERVIZI ESSENZIALI E NELLE ATTIVITÀ A QUESTI STRUMENTALI.
ANCHE PER IL GOVERNO GIALLO-ROSSO VALE LA SOLITA REGOLA: PRIMA DI TUTTO IMBAVAGLIARE LAVORATRICI E LAVORATORI!


Lo SCIOPERO INDETTO DALLA CUB PER IL 9 MARZO è stato vietato dalla Commissione di Garanzia che ha emanato il provvedimento di rinvio immediato, preludio di sanzioni a sindacati, lavoratrici e lavoratori che decidessero di disattenderlo.
Il divieto dello sciopero - proclamato in occasione della giornata mondiale della donna, per rivendicare la parità e contrastare ogni discriminazioni di genere e classe - è invocato in base alle norme applicative delle leggi 146/90 e 83/00, valide per ogni settore del lavoro pubblico e privato coinvolto nei servizi essenziali, che consentono alla Commissione di Garanzia di intervenire in caso di “avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturali”.
È paradossale che un Governo in affanno per aver alimentato il “contagio della paura”, prosegua sulla stessa strada sospendendo libertà fondamentali ed è gravissimo che lo faccia in questa occasione, proprio mentre si aggravano le disuguaglianze salariali, i femminicidi aumentano e le donne sono sempre più sole nella rivendicazione dei propri diritti.
Anche stavolta è scattato quel vero e proprio riflesso condizionato che da 30 anni affligge tutti i Governi che si sono succeduti, concordi nel cercare di limitare l’esercizio del diritto costituzionale allo sciopero, per imbavagliare le legittime rivendicazioni di lavoratrici e lavoratori e bloccarne le proteste.
Infatti la Commissione di garanzia aveva, fin dal 24 febbraio scorso, rivolto il “fermo invito” ad evitare ogni mobilitazione fino al il 31.3.2020; un invito ipocrita che si è rivelato, di fatto, un perentorio ordine! Una macchia ulteriore e indelebile sul Governo Conte che aveva già bloccato altre iniziative di mobilitazione proclamate dalla CUB (p. es. lo sciopero del trasporto aereo del 25.2.2020).

È certo che comprimere i diritti costituzionali e bloccare le rivendicazioni dei lavoratori non permetterà al Governo di nascondere la gravità della situazione economica italiana: già la cassa integrazione dello scorso mese di gennaio aveva segnato un aumento del 40% rispetto al primo mese del 2019, rivelando che l’azione dell’esecutivo non andava certo nella giusta direzione.
E’ altrettanto certo che bloccare gli scioperi non nasconde il fallimento delle politiche di privatizzazione perpetrate negli ultimi 30 anni e che neppure il Governo giallo-rosso ha rimesso in discussione: un esempio su tutti è dato dalla condizione allarmante della sanità italiana, strangolata dalle politiche di austerità e dalle scelte affaristiche dei “prenditori” nostrani e stranieri.
Il servizio sanitario è ancora in piedi solo grazie alla tenace volontà di coloro che ci lavorano, alla loro dedizione e professionalità ma il peso dell’emergenza da coronavirus ne mostra tutte le fragilità.

Vogliamo essere chiari: il blocco degli scioperi non favorisce la ripresa ma cancella diritti!
Il Paese ha invece bisogno di una svolta radicale: un intervento ampio e diretto dello Stato in economia e il parallelo recupero delle libertà sociali, senza le quali il virus della recessione economica e dell’assolutismo, continuerà a ipotecare il futuro e la libertà di intere generazioni di lavoratori e lavoratrici, cittadine e cittadini.
Milano, 1.3.2020
CUB - Confederazione Unitaria di Base
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