Primo Maggio 2001: Almeno in 10.000 hanno raccolto l’appello per una May Day Parade con camion, biciclette e sound-system che si è snodata attraverso Milano in un clima di festa liberatoria e di irrisione delle forme di sfruttamento nei nuovi lavori, per lo stop al precariato e l’Europa in busta paga.


Una nuova generazione nelle fabbriche e nelle catene commerciali ha cominciato a scioperare e a manifestare. I tempi sono propizi per lanciare una campagna di riequilibrio dei rapporti di forza sul lavoro e di ridistribuzione massiccia del reddito. Le casse sono piene di capitali accumulati in quindici anni di crescita delle borse, a colpi di fusioni e acquisizioni. E’ il momento buono per farla finita con la ricattabilità, è l’ora giusta per costruire con il conflitto diritti chiari ed esigibili collettivamente. Più soldi, meno ore, questa è la flessibilità che rivendichiamo.

La costruzione di nuovi diritti è possibile, ma richiede nuove energie sociali e sindacali la riuscita della May Day Parade dimostra che SE PUEDE, SI CHE SE PUEDE.


Le multinazionali e i loro alleati che puntano sul liberismo si sbagliano di grosso, dopo Seattle, Ciudad de México, il vento del cambiamento sociale soffia contro di loro.

Il prossimo appuntamento è a Genova il 20 luglio in occasione della riunione del G8.

Milano, 2 maggio 2001

CUB-Confederazione Unitaria di Base

 

 

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