Considerazioni sparse sulla precarizzazione del mondo del lavoro a cura di Andrea Fumagalli 

1. IL processo di flessibilizzazione del mercato del lavoro in Italia 


Il processo di flessibilizzazione del mercato del lavoro in Italia è iniziato a “long, long time ago”, esattamente nel 1984, diciannove anni fa. Tutto ebbe inizio con la legge n. 863, promulgata il 19 dicembre di quell’anno, il primo di una serie di regali di Natale, esito del cosiddetto Protocollo Scotti sul costo del lavoro (1983), il prototipo (inconsapevole?) della futura nefasta concertazione sindacale. In quella legge, furono allargati i criteri per il part-time, introdotti i contratti di solidarietà e i contratti di formazione-lavoro.  Seguì poi nel 1987, la legge 56 che diede la Possibilità à di estendere il contratto a termine a tutti i settori. 
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2. Dall’individualismo economico all’individualismo contrattuale: il Libro Bianco di Maroni e le sue prime applicazioni con i decreti delega del febbraio 2003.  
Le premesse: 
“In Italia, i dipendenti si sentono estranei ad un coinvolgimento dell’impresa in cui sono occupati. …. Il lavoratore non un semplice titolare di un ‘rapporto di lavoro’, ma un ‘collaboratore’. …. Esiste un problema di ‘deficit culturale’ che va sanato al più presto” (p. 17) 
“Un mercato del lavoro flessibile, al contrario di quanto spesso temuto, può migliorare la qualità oltre che la quantità dei posti di lavoro, rendendo più fluido l’incontro tra obiettivi e desideri delle imprese e dei lavoratori in tema di caratteristiche della prestazione lavorativa, consentendo ai singoli individui di cogliere le opportunità lavorative più proficue ed evitando che gli stessi rimangano intrappolati in ambiti ristretti e segmentati. I lavoratori necessitano, in tale contesto, adeguate forme di tutela, ma queste devono agire innanzitutto nel mercato, non operare contro il mercato” (p. 22). 
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3.  Cambiamenti qualitativi nel lavoro  e nuove contraddizioni 
Con il Libro Bianco di Maroni e i decreti attuativi viene portato a compimento l’intero processo di deregulation del mercato del lavoro: un processo su cui si sono mostrati più o meno concordi tutti i governi che si sono succeduti dai primi anni ’80 in poi, indipendentemente dall’appartenenza politica.
La recente svolta della Cgil apre una nuova fase tutta da verificare, ma che non cancella lustri di politica sindacale concertativa e di politica dei redditi (con esiti fallimentari per i lavoratori e di svalutazione del mondo del lavoro). 
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 4. Alcune riflessioni sul piano politico 
La crisi del paradigma fordista-taylorista-keynesiano ha favorito il processo di scomposizione  e frammentazione del mercato del lavoro. Oggi non è più possibile identificare un unico modello di organizzazione del lavoro – quello della fabbrica integrata – ed un’unica tipologia di lavoratore – quello dipendente a tempo indeterminato. Osserviamo contemporaneamente un insieme di modalità produttive. Non è un caso che oggi tutte le forme dello sfruttamento sono oggi moderne: dal rapporto schiavistico e semischiavistico a quello di alta consulenza, passando dal lavoro artigianale a quello salariato a quello autonomo eterodiretto. 
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Milano, aprile 2003.

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