Dalle mayday di Parigi (studenti e intermittenti!), Berlino, Milano, Torino, Amsterdam, Helsinki e anche Roma, un centinaio di attivisti noprecarity sono giunti a Bruxelles e Liegi per organizzare la conferenza stampa europea di lancio congiunto della mayday 006.

Dalle mayday di Parigi (studenti e intermittenti!), Berlino, Milano, Torino, Amsterdam, Helsinki e anche Roma, un centinaio di attivisti noprecarity sono giunti a Bruxelles e Liegi per organizzare la (prima!) conferenza stampa europea di lancio congiunto della mayday 006.
From: "Alex Foti" >
Bruxelles 14 aprile 2006

Con ritardo e confidando che molti di voi non apriranno il computer che domani, affido alla rete la memoria di una riuscita conferenza stampa e di una bellissima azione al centro EU di bruxelles e alla periferia della città.
Ma andiamo con ordine.
Dalle mayday di Parigi (studenti e intermittenti!), Berlino, Milano, Torino, Amsterdam, Helsinki e anche Roma, un centinaio di attivisti noprecarity sono giunti a Bruxelles e Liegi per organizzare la (prima!) conferenza stampa europea di lancio congiunto della mayday 006. Gli italiani sono alloggiati a Ixelles, il quartiere multietnico e popolare intorno a un laghetto con papere e salici, dominato dalla vecchia sede della rai belga e col suo centro sventrato dal solito megaprogetto per arricchire rapacità immobiliari.

Arrivo che è appena terminata l'assemblea che deve discutere conferenza stampa e manifestazione pink, in un centro di solidarietà con migranti e documentazione anarchored. c'èè già una frenesia incredibile che quasi ti travolge. Scriviamo il volantino per l'indomani. La cartella stampa è già pronta con testi sulla mayday di liegi, la politica europea che riproduce ed estende precarietà a piene mani, il galvanizzante articolo di bifo sull'insorgenza europrecaria, la persecuzione belga dei migranti all'interno della cortina di schengen, un'intervista su san precario e altri prodotti discorsivi della rete mayday. In copertina il poster mayday con il precario e la cognitaria mascherati da colombe e conigli (il white rabbit mutuato dallo spirito pink che è ormai la mascotte ufficiale dellla mayday) che constestano la precarietà e la flexploitation e rifiutano la mancetta loro offerta dal braccio del capitale con tatuati i simboli di yen, euro e dollaro a comporre il subliminale ¥€$. In second pagine il poster della mayday di Liegi, animata da un gruppo di intelligenti e bravissimi attivisti e studenti antipub, noprecarity e union+migrant solidarity che sono il sale di tutto e il motore dell'iniziativa a Bruxelles, dove l'attivismo è in risacca da un paio d'anni, e che si spera di ravvivare con l'azione del 14 aprile e il processo mayday.

Ci si ritrova tutti, circa duecento persone, al cinema nova, nel bar underground sotto la sala proiezioni (fanno cicli di film politici e B movies chenonsaitu; al momento facevano vedere i weathermen, il giorno prima finiva il ciclo "nunsexploitation"... la mattina. Si fa colazione. I parigini dominano il contingente europeo: vengono dai collettivi degli intermittenti, dalle assemblee delle università ancora occupate, dall'attivismo transgender di act up. Da Bruxelles e da Gand le sambe e i mediattivisti sono anche fiamminghi, il che in un paese spaccato economicamente e politicamente fra regione fiamminga ricca e xenofoba e valloniadeindustrializzata e socialisteggiante, è un segnale importante. Ma lo spirito rivoluzionario e francofono di Liegi (furono gli abitanti della città a vincere la rivoluzione del 1830 che portò all'indipendenza dai Paesi Bassi e fece della città e del paese una potenza industriale) domina anche fra i bruxellois che partecipano all'iniziativa. Non è insieme a noi Jerome, leader del sindacato autonomo che ha vinto le elezioni studentesche l'anno scorso e di fronte al loro rifiuto a presentarsi quest'anno, le autorità accademiche hanno scelto di non indire le elezioni perché temevano il loro non essere rappresentative. A Jerome è stata fracassata la mascella alla fine della grande manifestazione del 4 aprile, dopo il discorso di chirac e prima del ritiro del CPE, e non può né ridere né mangiare solidi. Sul suo volto e nello sguardo ancora i segni di una sofferenza che ne ha alterato i tratti facendolo sembrare quasi un bambino altissimo. Chi ha usato quella violenza feroce contro di lui? Sembra che non sia stato un agente a colpirlo. È rimasto privo di sensi, poi raccolto a stento dai pompieri, ha aspettato 14 ore in pronto soccorso prima di essere operato. L'abbiamo visto a Liegi sabato, aveva già uploadato immagini su indy liegi e bruxelles:) Se l'avete conosciuto all'asblea mayday di milano, magari chattate con lui, visto che gli riesce assai più facile che l'atto del parlare.
Un gruppo coordinato da Marco, che con MrXY e il suo argento vivo mediattivo e a quelle/i di blablaxpress ha organizzato la conferenza stampa, prende l'autobus e va agli Ateliers Mommen, un edificio industrial-vittoriano dove in un salone con l'odore di secolo scorso e soffitti altissimi dobbiamo disporre le cose per l'arrivo di giornalisti mainstream e/o di movimento previsto per le 11. Gli altri restano e vanno ad occupare il vestibolo interno con giardino della European Roundtable, la lobby dell'industria e dell'impresa che pesa e che conta nella Bruxelles della Commissione. Li raggiungeremo insieme ai giornalisti che vorranno seguirci una volta conclusa la conferenza stampa.

Dietro di noi un telone blu elettrico con un cerchio di dodici teschietti d'oro al posto delle stelle europee e la scritta "STOP FLEXPLOITATION", dal tavolo pende un telone arancio con la scritta
www.euromayday.org. La conferenza stampa è presentata da Marco, quindi io faccio un'intro generale sul significato della mayday in rapporto al movimento francese contro la precarietà e la politica sociale europea. Dico che con la rete mayday ci proponiamo di estendere su scala europea l'impatto del movimento studentesco e precario che ha portato al ritiro del CPE, che rifiutiamo la precarietà sociale e la gestione xenofoba e securitaria dell'immigrazione fatta in europa, e che chiediamo l'immediata adozione della direttiva europea sui diritti sociali del lavoro temporaneo e a contratto, bloccata da due anni da Blair e che Barroso vorrebbe mettere sotto il tappeto per sempre: la mayday vuole contribuire a costruire una democrazia radicale in europa. Quindi parla una ragazza dalla mayday di Parigi, che quest'anno si annuncia partecipatissima da Pigalle a République grazie ai legami con le assemble universitarie. Oltre a studenti, intermittenti, stop précarité (ora génération précaire) e Action Chomage!, parteciperanno movimento di solidarietà importanti come DAL, che coordina le lotte per il diritto all'alloggio di sans papiers e altri esclusi dalla societàà europea.

Seguono i berlinesi di ATTAC (diversa dall'omologa francese, meno politica e più sindacale, dato che è sorta dalle lotte di questi anni contro la Hartz IV, il pacchetto di riforme pauperizzanti del welfare fatta da Schroeder), Markus, segretario dei giovani verdi europei che riporta le istanze delle assemblee di prekariaatti da Helsinki e la città artica di Tornio, quindi Flexmens e Greenpepper da Amsterdam, io per Milano, ricordando la creazione e lievitazione della mayday compiuta da ChainWorkers, la mia appartenenza a neurogreen e la presenza di radiohacktive fra la stampa, fra cui c'èè la radiotelevisione belga, le journal du mardi, che tira 100.000 copie e dovrebbe dedicare la sua copertina alla mayday. Dall'italia, chiamano radio onda d'urto e poi il manifesto e radio popolare.

È stato fatto tutto in mezz'ora come ci eravamo detti. Quindi si passa alla seconda parte, fatta di discussione più approfondita su 4 temi che articolano il processo mayday quest'anno: la natura e i conflitti del movimento francese e la sua evoluzione futura dopo il ritiro del CPE e la mobilitazione di molte università, persecuzione degli immigrati, l'eurogenerazione nomadica, la battaglia contro i
> brevetti europei sul software e la difesa del diritto al libero scambio di files. Lascio il mio posto a Caò, un attivista congolese da dieci anni in belgio eppure ancora sans papiers che dirà le paroli più
> meditate e significative di tutta la mattinata: la politica europea dell'immigrazione nega tutte le convenzione dei diritti umani che l'UE ha firmato e dice di incarnare, vantandosi di essere sola fra le regioni politiche del pianeta. Prima di lui parla una ragazza migrata da reggio emilia, che getta luce su un aspetto ancora poco dibattuto: etiam Erasmus est Precarius! Lei è rimasta a Liegi dopo lo scambio e le normali tutele sociali per lei sono scomparse. Si è infortunata lavorando in un café e non ha neanche diritto all'assistenza sanitaria, per non parlare del sussidio di disoccupazione. Chi vive in europa non ha diritti sociali se non è regolarmente assunto o residente: è la filosofia alla base della bossi-fini.

Giunge notizia che le pink samba bands hanno occupato il giardino di padroni d'europa, ora ribattezzato giardino dell'europrecariato. Dalle finestre impiegati e dirigenti guardano increduli una torma di conigli pink ballare a ritmo di samba e gettare uova pasquali nel prato e bloccare l'ingresso con due striscioni, uno in francese e l'altro in inglese: "FUCK PRECARITY, FIGHT FOR A NEW EQUALITY"; NOUS SOMMES FLEXIBLES, MAIS ILS NOUS ONT PAS PLIÈ (belli).
Arriviamo anche noi ed è una strafigata e ci abbracciamo tutti. I poliziotti arrivano poco dopo. Sono pochi e smarriti. Sono tutti in ferie e non se l'aspettavano. Per la prima volta da 3 anni, il centro nevralgico di Bruxelles è attraversato da una manifestazione autorganizzata. Gli attivisti della città bilingue non credono ai propri occhi. Camminiamo in direzione della Avenue de Cortenbergh, la strada principale del centro europeo di Bruxelles alla fine di cui c'èè il Palazzo della Commissione Europea e la fermata Schuman della metro (il mio senso topografico è quel che è). È un corteo aperto da uno striscione pink e una testa pink samba, segue il corpo parigino con cartelli ironici e situazionisti sulla questione precaria, a volte agitati da vere e proprie personificazioni della precarietà (un po' alla village people, per intenderci). Arriviamo di fronte al palazzo dell'UNICE, la confindustria europea capeggiata dal francese Sellière, acerrimo nemico delle 35 ore e della riforma del welfare proposta dagli intermittenti, che occuparono per giorni la sede del palazzo della confindustria francese, che allora capeggiava. Prima del nostro arrivo, qualcuno ha gettato proiettili di vernice verde sui vetri del piccolo grattacielo. I sambisti procedono ad applicare adesivi sulla porta d'ingresso che proclamano il palazzo "zone précaire". Il corteo si ferma per contestare verbalmente la sede dell'ufficio europeo dei brevetti per contestare la politica proprietaria e controproducente dell'europa su informazione e conoscenza. L'ufficio di assistenza agli immigrati algerini in Belgio appone lo striscione mayday che recita "FREEDOM OF MOVEMENT FOR ALL". Molti i bruxellois di estrazione non europea che applaudiscono il corteo. Al passaggio davanti alla più grande moschea della città, un momento di silenzio rotto dal suono di un corno rauco e sommesso, quasi il muggito straziante di una balena.
Arriviamo quindi di fronte alla Commissione, ci fermiamo un po' di tempo e quindi prendiamo la metro per la chiesa di Saint Gilles, il comune della cintura dove i sans papiers hanno occupato il duomo e dove il comune ha emesso un'ordinanza che vietava il diritto di assemblea e assembramento agli immigrati irregolari. Grazie al sostegno del movimento, i sans papiers hanno vinto il ricorso contro questa inaudita misura liberticida. Facciamo quindi un presidio di fronte alla chiesa, giudati da uno col kepi verde che sembra la caricatura belga del figlio nerd di fidel che chiarisce al prete la nostra volontà di restare di fronte alla chiesa. Quindi un diluvio improvviso (probabilmente castigo divino per aver fatto casino di venerdì santo;) pone fine al presidio stanziale. Muoviamo verso la sede del comune. Qui la derisione collettiva del potere raggiunge davvero un acme fra lunghe orecchie di roditore e bolle di sapone fluttuanti. La pink samba transeuropea assedia i poliziotti in assetto antisommossa con una successione di ritmi forsennati orchestrati da una maestra di cerimonie, le cui transizione erano intercalate da brevissimi rap maydayani: "nous sommes les précaires, les immigrés, les lesbiennes"; "stop precarity in europe now" ecc. Il capo della polizia viene da ognuno a dirgli che è il momento di andarsene. Nel momento in cui crede di essersi liberato di noi... puf! tutti crollano terra a stecchiti per un dead-in che per mezz'ora innesca un silenzio irreale che dice più di mille parole sull'età di guerra globale in cui bush e rumsfeld ci vogliono tenere. L'azione si è conclusa. È stato un giorno di espressione collettiva ed euforia contagioso nella capitale d'Euroa: la mayday 006 è partita in 20 città; i precari d'europa hanno uno strumento di conflitto per opporsi alla flessibilità unilaterale di imprese nazionali e multinazionali, e per fronteggiare il potere smisurato dell'eurocrazia. Oggi l'euro è governato dalla banca centrale più miopamente monetarista e amica dei rentier dai tempi di Keynes, e al timone dell'Unione c'èè la commissione più liberista che l'Europa ricordi: Barroso e la sua squadra sono stati battuti due volte alle urne e se ne devono andare.
Il giorno dopo passiamo tutta la giornata a Liegi con le sorelle e i compagni della mayday (finalmente la pasta!), celebrando la giornata precedente con un party travolgente quanto improvvisato in un bar retro-noir che dà sul pavé del quartiere dei minatori. Ballano anche i muri ed è un intrigo trasetnico di corpi. Fino all'alba si balla, si beve, si fuma di tutto... Ma questa è un'altra storia, o meglio è la faccia felicemente umana della mayday di liegi, e di milano, e di torino, e di amsterdam, e di...
MAYDAY! MAYDAY!

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