Rete No Expo, e i sindacati di base hanno convocato la May Day nell’ambito di una cinque giorni con l’obiettivo di costruire iniziative per andare oltre i sei mesi di durata dell’Expo.
Le parole d’ordine della manifestazione erano state costruite in un lavoro iniziato nel 2007 e che era culminato nella May Day del 2014.
In particolare dall’autunno il lavoro si era intensificato, le parole d’ordine precisate, l’attività di controinformazione accentuata ed il successo della manifestazione lo certificava.

 

 


Expo, oltre ad essere la rappresentazione del modello capitalistico di sfruttamento delle risorse naturali dietro alla parola d'ordine nutrire il pianeta, rappresenta il laboratorio di sperimentazione di nuove politiche sul lavoro che, attraverso deroghe al patto di stabilità e accordi con CGIL-CISL-UIL, hanno da una parte lo scopo di anticipare le legislazioni che riguarderanno tutto il paese, dall'altra quello di garantire un evento in cui la redistribuzione della ricchezza è assente o riservata solo a chi sta in cima alla piramide.
Oltre 30.000 persone avevano risposto all’appello del comitato organizzatore ed avevano scelto di partecipare ad una manifestazione che doveva essere forte, conflittuale, gioiosa e serena dando una risposta decisa a chi aveva organizzato l’Expo evidenziando  che il popolo che si oppone ad Expo e che lo contesta è molto più vasto di quello che lo sostiene.
Alcuni gruppi hanno deciso di partecipare al corteo con l’intento di portare all’interno la prova generale di un ipotetico “processo rivoluzionario” ritenendo sfilata e modalità previste non adeguate e che occorressero iniziative più forti, organizzandosi in modo e con tattiche militari nel tentativo di sviluppare una battaglia campale che coinvolgesse anche parti significative del corteo.
La conclusione è nota: i media di regime si sono scatenati a produrre un diluvio di immagini e interviste/dichiarazioni di cui da giorni erano a caccia, evitando accuratamente di parlare dei contenuti della manifestazione (le uniche domande poste agli organizzatori e ai partecipanti erano da giorni relative agli scontri prima ancora che accadessero).
Il risultato della giornata è stato che fumo, lacrimogeni  e vetrine rotte hanno cancellato per l’ennesima volta i contenuti e il lavoro costruito in questi mesi;   più delle vetrine, sono state picconate le idee, le lotte e i valori del movimento, allontanando una parte di quelli che ne avevano sposato le idee. 
CUB e USB hanno nei loro connotati originari la costruzione del consenso intorno ai contenuti come precondizione per  la contestazione e il conflitto.
Operano di conseguenza per un conflitto di massa, per la costruzione quotidiana di un agire nel territorio  e per costruire nuovi modelli economici alternativi e sostenibili.

In base a ciò ritengono non accettabile l’uso strumentale dei cortei, da parte di gruppi, che ricorrono a metodi e tattiche militari in nome di ipotesi politiche non condivise dalla stragrande maggioranza dei partecipanti.
Se il movimento NOExpo vuole avere un futuro deve chiarire e decidere quali di queste ipotesi vuole seguire nel rispetto dei percorsi e delle idee di tutti, ma nella chiarezza e nella distinzione dei progetti.
Per quello che ci riguarda questa chiarezza è la base per poter continuare in questo lavoro.

Detto questo bisogna fare alcune considerazioni:

La crisi che stiamo attraversando e che dura da anni è devastante, le politiche restauratrici attuate dal governo non hanno spazio né futuro, la povertà aumenta costantemente e quella assoluta coinvolge ora 6 milioni di persone, cresce la disoccupazione in generale e quella giovanile in particolare, le difficoltà a vivere dignitosamente di vaste fasce di popolazione, soprattutto  nelle grandi città, diventano sempre più evidenti insieme alla crescita delle disuguaglianze economiche e sociali sempre più marcate a livello planetario.
Il governo, scegliendo di stare con i padroni e le scellerate regole del liberismo, ha annullato completamente l'interlocuzione sociale, decidendo di governare con metodi sempre più autoritari e repressivi, introducendo nuove leggi  sia sul diritto di sciopero che sulla rappresentanza. 

 

Con il jobs-act, la buona scuola e l'italicum il governo ha devastato ciò che restava dei principi della Costituzione. Eliminare i diritti, e chi pone ostacoli è contro la nazione. Inoltre con lo sblocca Italia, nei fatti si liberalizza la devastazione di interi territori.
In tale contesto, allo scenario delineato possano essere messe in campo due alternative:
-    un percorso di lotta sociale per costruire un movimento forte e maturo a partire dalle parole d'ordine di un lavoro stabile, più salario e pensioni, reddito minimo e diritto alla salute e alla cura, salvaguardia del territorio da inquinamento e devastazioni.
-    una reazione allo stato di cose presenti senza il coinvolgimento delle masse.
Chi da anni lavora per costruire e allargare un fronte comune di lotta sa che le difficoltà non si contano e che gli equilibri del potere non si modificano se non con un lavoro quotidiano per la costruzione di un movimento di massa che sposti i rapporti di forza a favore dei ceti popolari.
Le scene che hanno caratterizzato il 1° maggio potrebbero  ripetersi, e questo è probabilmente anche lo scenario preferito dal governo per gestire, azzerare, rendere invisibile, l’antagonismo portatore di un progetto politico, economico e sociale alternativo a quello governativo.


Milano, maggio 2015


CUB - Confederazione Unitaria di Base
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