Il corteo era numeroso come si detto, era colorato, era vivace, era ricco di soggettivit diverse ma in dialogo, era, per usare un termine forse un po' abusato, comunicativo.

Torino 22 febbraio - Note di viaggio
24 febbraio 2014 alle ore 10.23

 

 

Ritengo sia buona regola definire su che basi un successo definite tale al fine di evitare la caduta nel mera propaganda. Le manifestazioni NO TAV del 22 febbraio ad esempio sono state un successo per delle ragioni precise:
-    il fatto che se ne sono svolte e su base internazionale diverse decine il che significa che si consolida un movimento generale che fa della tematica NO TAV in senso lato e in particolare della campagna contro la repressione uno strumento di rilancio dell'iniziativa e di aggregazione;
-    il carattere radicale sul piano dei contenuti della mobilitazione, il fatto cio che si svolta su di una piattaforma che ha assunto i caratteri classici del mito sociale e cio di una proposta sintetica che permette in forma immediata ed intuitiva la percezione di un possibile ordine del mondo radicalmente diverso rispetto all'attuale e non genericamente diverso ma, al contrario, fondato su priorit ben definite,
-    il fatto che la demoltiplicazione delle iniziative, in particolare fra Chiomonte e Torino, ma non solo,  ha permesso una partecipazione pi larga senza che si perdesse in intensit delle singole azioni e l'affermazione dell'idea che essere NO TAV non significa andare in Val di Susa o solo andare in val di Susa ma portare le tematiche no TAV nel proprio territorio. Si insomma fatto o, almeno, iniziato un cambiamento di prospettiva dall'accumulazione del materiale psichico e culturale determinato dalla mobilitazione in Valle al suo divenire base per un'iniziativa pi articolata.
A Torino, quando diversi gruppi di compagni, facendo propria l'indicazione nazionale di una giornata delle lotte il 22 febbraio, hanno proposto l'iniziativa in citt,  non era affatto scontato che sarebbe riuscita ma, esprimo un'opinione assolutamente personale, era corretta la scelta di esportare, uso questa definizione in maniera burlesca ma non troppo, la mobilitazione nella metropoli anche per favorirne l'intreccio dialettico con le altre forme di mobilitazione sociale.
Si tratta, a questo punto, di interrogarsi su questo passaggio, sulla sua realizzazione, sul suo concretizzarsi nei corpi, nei volti, nei linguaggi, nelle pratiche delle persone in azione.
Il corteo era numeroso come si detto, era colorato, era vivace, era ricco di soggettivit diverse ma in dialogo, era, per usare un termine forse un po' abusato, comunicativo.
Dal punto di vista generazionale era sicuramente un corteo giovane, soprattutto nella prima parte, ma non mancava, anzi, un'area significativa di adulti e persino di vegliardi.
Una caratteristica stilistica che andrebbe indagata e che almeno a me ha posto qualche problema pratico stata la presenza non esclusiva dei drappi NO TAV affiancati dai drappi del movimento di lotta per la casa,  di sindacato (Cobas, CUB e USB), del movimento anarchico, del PRC, di Sinistra Anticapitalista e di altri gruppi di minor consistenza.Paradossalmente una serie di compagni, mi riferisco a quelli della CUB ma non solo, stressava richiedendo drappi NO TAV il che sintomo di storditaggine da parte loro visto che facile procurarsene ma anche di una certa qual differenza fra composizione del movimento in Valle ed a Torino.
Dal punto di vista sociale era certamente un corteo rappresentativo della moderna composizione di classe, lavoro dipendente, precari in buon numero, disoccupati, nuova forza lavoro. La presenza sindacale, pure visibile e vivace, non era quindi maggioritaria.
Ho gi in altre occasioni rilevato che la relazione fra sindacalismo di base, certamente ci vale per la CUB, e movimenti come quello NO TAV positiva ma, per molti versi, problematica. In altri termini, la CUB si sente parte del movimento NO TAV senza ambiguit ma deve fare i conti con il fatto che questo movimento, come gli altri della stessa natura, si sviluppa su di un piano diverso da quello sindacale.
Non mi riferisco al fatto ovvio che un movimento su temi ambientali per quanto riccamente ed intelligentemente affrontati non un sindacato e che, a meno di non fare proprio un pansindacalismo che non mi appartiene, siamo di fronte a terreni di azione che possono intrecciarsi ma che sono per molti aspetti diversi.
Mi pare pi meritevole di approfondimento la relazione fra passivit di ampia parte dei lavoratori all'interno della relazione capitale - lavoro , quella stessa che li fonda in quanto lavoratori, e disponibilità a mobilitarsi, almeno da parte di alcuni settori pi vivaci ma a volte da parte di intere popolazioni su temi come il NO TAV, il NO Ponte, la Terra dei Fuochi ecc..
Passivit ed atomizzazione per un verso e radicalità e comunit per l'altro. Eppure siamo spesso di fronte agli stessi individui, agli stessi ambienti, alle stesse culture. Si pu provare a proporre l'ipotesi della supplenza, proprio la debolezza e passivit su di un piano spiegherebbe la radicalità su di un altro.
Se si sviluppa questa tesi si tratterebbe del fatto che qui ed oggi, a fronte di una pressione spaventosa da parte dei capitalisti e dei governi i lavoratori hanno chiaro che per far saltare il tavolo servirebbe una rottura radicale e violenta che, ad oggi, non sono disposti a mettere in atto. Nello stesso tempo su temi che permettono il coinvolgimento di quote pi ampie della popolazione e che sono sottratte alla pressione del comando aziendale possibile un'azione efficace.
È ovvio che non saremmo di fronte ad un travaso meccanico ed inconsapevole di energie da un campo di azione all'altro ma ad un lavoro, ad un'attivit di organizzazione, collegamento, elaborazione che sostanzia il movimento NO TAV. Ma abbiamo detto che questo movimento, questi movimenti, hanno prodotto un vero e proprio mito sociale, la percezione sintetica, immediata, efficace, appassionante, della Possibilità di cambiare radicalmente il vissuto e le relazioni sociali. Dunque c'è una cultura nuova non tanto nelle formulazioni ma nella ricchezza esperienziale, l'unica cosa che rende tale una cultura, dato che senza vissuto avremmo solo morta teorizzazione. Questa cultura pu, anzi a mio avviso deve, innervarsi nel conflitto industriale, rafforzarne le ragioni, favorirne una ridefinizione.
Qui si colloca l'azione soggettiva di un sindacato radicale, il suo essere soggetto in grado di porre in rete esperienze diverse e di passare dal confronto alla sintesi, al superamento di schemi precedenti, alla trasformazione della stessa azione sindacale.
Basta a questo proposito pensare a come il movimento NO TAV ha reso immediatamente visibile, ha dato sostanza, ha reso esperienza vivente la critica classista, sovversiva, radicale, libertaria allo statalismo.
Ma quest'azione non scontata, qui si colloca la battaglia politica e culturale che deve attraversare e modificare lo stesso sindacalismo radicale.
Ancora una volta, hic Rhodus, hic salta!

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