ROMA - 9 MAGGIO PRESIDIO – SIT IN AL SENATO Corso Rinascimento, angolo Piazza Navona a partire dalle ore 15 contro la modifica dell'articolo 18 dello STATUTO DEI LAVORATORI e la (contro) riforma del mercato del lavoro. Opporsi alle politiche Monti-Napolitano Preparare lo sciopero generale -


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Opporsi alle politiche Monti-Napolitano
Preparare lo sciopero generale


9 MAGGIO PRESIDIO – SIT IN AL SENATO (Corso Rinascimento, angolo Piazza Navona) A PARTIRE DALLE ORE 15 CONTRO LA MODIFICA dell’ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI E LA (CONTRO)RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO.

Il 31 marzo a Milano lavoratori, movimenti sociali e protagonisti delle lotte territoriali, hanno riempito le strade e le piazze per opporsi ai programmi di questo governo.
Bisogna allargare questo fronte di lotta e di opposizione per arrivare, attraverso intense mobilitazioni, alla proclamazione di un vero sciopero generale costruito nei luoghi di lavoro e sul territorio.

 Bisogna dire no ai governi dei padroni e delle banche, alle disuguaglianze sociali ed economiche, alle speculazioni finanziarie, agli obblighi di pareggio di bilancio, al pagamento del debito, al rifinanziamento delle banche e delle istituzioni internazionali che ci hanno portato sull’orlo del baratro. Banche e istituzioni finanziarie in Italia sono  al governo; 
hanno stravolto il sistema delle pensioni elevando il limite di età a 67 anni, con la prospettiva di portarla a 70, condannando giovani e vecchi alla disoccupazione senza tutela di seri ammortizzatori.
Le scelte economico-politiche guardano lo spread più che il paese reale per costruire un futuro su basi diverse.
Il governo delle banche propone una riforma del mercato del lavoro che dà una ulteriore spinta al processo di precarizzazione della vita (taglio degli ammortizzatori sociali e estensione dei contratti fasulli), aumenta il già alto livello di ricatto sul lavoro stabile smantellando di fatto le ultime protezioni rimaste (art. 18).
 
Dietro il ricatto del debito, si cancellano diritti e servizi sociali : la scelta liberista di uscire dalla crisi con la recessione è una follia e provocherà un peggioramento generalizzato delle condizioni di vita per precari, lavoratori, pensionati, migranti, licenziati, cassa integrati, studenti.


Occorre, invece, un diverso modello sociale ed economico in Italia e in Europa, fondato sul pubblico, sull’ambiente e sui beni comuni, che riconverta il sistema industriale con tecnologie e innovazione, scelga la pace contro la guerra, la scuola e l’università pubblica anziché quella privata, il diritto alla salute ed ai servizi sociali e quello al lavoro per tutte/i.

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