In Francia il parlamento è in discussione una legge sulla cosiddetta “sicurezza globale”, venendo incontro alle pressioni dei sindacati di destra della polizia.

Particolarmente grave la disposizione che prevede la pena di un anno di carcere e di 45.000 euro di ammenda per la diffusione di “immagini del volto o di altro elemento di identificazione” di un poliziotto o di un gendarme durante un intervento quando ciò può “mettere in pericolo la sua integrità fisica o psicologica”.

Riportiamo parte di un comunicato dei compagni del sindacato di base francese “Solidaires”:

 

Nos libertés et la démocratie en danger !

Nous vivons un moment grave d’attaques répétées contre la démocratie, contre l’état de droit, contre les libertés publiques au moment où la crise sanitaire rend très difficile la construction d’une mobilisation d’ampleur. L’Union syndicale Solidaires appelle le gouvernement à renoncer à ces mesures et l’ensemble des travailleuses et travailleurs et de la population à réagir face à ces attaques.

Le nostre libertà e democrazia in pericolo!
Stiamo vivendo un momento grave di ripetuti attacchi contro la democrazia, contro lo Stato di diritto, contro le libertà pubbliche in un momento in cui la crisi sanitaria rende molto difficile costruire una mobilitazione su larga scala. Union Syndicale Solidaires invita il governo ad abbandonare queste misure e tutti i lavoratori e la popolazione a reagire a questi attacchi.


“Nonostante anni di denuncia e di documentazione delle quotidiane violenze poliziesche nei quartieri popolari, violenze generalizzate contro le/i manifestanti, non è stata presa alcuna misura per impedirle.
Al contrario, dopo averle costantemente negate, oggi la legge sulla “sicurezza globale” rafforza l'impunità della polizia e rende più difficile la pratica di filmare le violenze poliziesche.
Ma, dietro questa legge, c'è tutta una società della sorveglianza quotidiana che questa legge, integrata dallo schema nazionale sul mantenimento dell'ordine, approvato a settembre, vuole imporre, senza dimenticare i droni, le telecamere e gli strumenti per il riconoscimento facciale che continuano a svilupparsi.
Se il governo sviluppa il suo arsenale repressivo e securitario non è per caso. E' il miglior mezzo per cercare di contenere la contestazione e le lotte sociali femministe, antirazziste, ecologiste.
La logica è evidente:
di fronte ai licenziamenti, alla massiccia crescita della disoccupazione e delle disuguaglianze, alla spaventosa crescita della povertà, alle contestazioni del dominio, il governo si dota di strumenti per sorvegliare e reprimere al massimo livello e per spezzare i contropoteri.
Queste misure si susseguono di settimana in settimana e sembrano far scivolare la Francia verso la situazione dei paesi autoritari e dittatoriali in cui le mobilitazioni sociali, le manifestazioni, gli scioperi sono resi difficili se non impossibili.
Questo mentre il governo si ammanta dei “valori della Repubblica” per preparare una legge che criminalizza le/i musulmani, colpendone la libertà di associazione.
Quante persone oggi hanno difficoltà a venire a una manifestazione di fronte allo scatenamento delle violenze che subiscono i manifestanti e mentre nelle università le occupazioni oggi possono condurre a un anno di prigione.
Le derive verso una società autoritaria si moltiplicano.
Per fare un solo esempio, il 20 novembre i militanti sindacali dell'ospedale di Brest sono stati bloccati fisicamente dai poliziotti nella loro sede mentre il primo ministro poteva visitare tranquillamente l'ospedale.
Le misure liberticide e securitarie sono funzionali al progetto di distruzione dei servizi sociali.
La privatizzazione dei beni comuni si accompagna a rafforzamento delle forze di polizia e, contemporaneamente, il padronato e le gerarchie amministrative sviluppano una politica di repressione contro i militanti sindacali.
E' necessario, nell'immediato, mobilitarsi suoi luoghi di lavoro, denunciare cosa sta avvenendo, partecipare alle riunioni e alle mobilitazioni che ci saranno contro la legge “sicurezza globale” e tutti gli altri attacchi liberticidi che si preparano.”

Parigi 25 11 2020

Union Syndacale Solidaires

 

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