I numeri INAIL - I casi tra fine febbraio e il 4 maggio. L'età media è di 47 anni. Almeno 37.000 contagi sul lavoro. Più di 2 su 3 nel comparto sanitario.

Raffaele Guariniello - L’ex pm valuta la parziale “immunità” civile e penale per gli operatori degli ospedali: “Bene, ma una deroga totale non è possibile” .
“Lo scudo penale? Mi sembra un modo comprensibile di dare concretezza a uno stato di necessità, per togliere preoccupazione agli operatori sanitari”.
Raffaele Guariniello, ex procuratore aggiunto di Torino, ha dedicato la sua vita professionale alla tutela della sicurezza sul lavoro e della salute e in questi giorni – di certo come pochi altri – sta studiando tutte le proposte di emendamento al decreto “Cura Italia”.
Dottor Guariniello, è necessaria questa deroga? Il nostro ordinamento non prevede già la scriminante dello stato di necessità?
Sì, la prevede. Questo ‘scudo’, come lo chiamano i giornalisti, è una risposta a un personale sanitario che sta dando delle grandi prove. Ma attenzione, cerchiamo di capire bene quali sono le responsabilità penali escluse e soprattutto quali sono i soggetti interessati, perché da quel che leggo una tutela per medici e infermieri rischia di indebolirsi.
In che senso?
Tra le proposte di emendamento al decreto vedo quello di maggioranza (primo firmatario Marcucci del Pd) che parla di ‘equilibrata limitazione delle responsabilità degli operatori del servizio sanitario’ e fa salvo il principio della colpa grave e dell’art. 590 sexies codice penale, la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Spetterà al pm, nel caso, verificare se la condotta sia stata o meno giustificata dallo stato di necessità. Diverso potrebbe essere l’emendamento dell’opposizione, che pur si prefigge le stesse finalità.
Perché?
Be’, leggo testualmente: ‘Le condotte dei datori di lavoro di operatori sanitari e sociosanitari operanti nell’ambito dell’emergenza Covid-19, nonché le condotte dei soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria derivante dal contagio non determinano, in caso di danni agli stessi operatori o a terzi, responsabilità personali di ordine penale, civile, contabile e da rivalsa, se giustificate dalla necessità di garantire, sia pure con mezzi e modalità non sempre conformi agli standard di sicurezza, la continuità dell’assistenza sanitaria’. Si parla espressamente di “datori di lavoro” . Insomma se un medico o un infermiere si infetta o, come purtroppo sta accadendo troppo spesso, muore, il suo datore di lavoro non potrà essere chiamato a risponderne se non per le condotte necessarie per ‘garantire la continuità del servizio’.
Però lo stesso non potrà concedersi a un datore di lavoro di altro settore che, per esempio, non doti gli operai della sua fabbrica delle necessarie misure di protezione durante l’emergenza Covid-19 e provochi così l’infezione polmonare dei suoi dipendenti. Insomma, il Servizio sanitario nazionale, o privato, sarebbe l’unico soggetto a cui viene fatta una deroga ai principi generali del codice penale.
Quindi lo scudo studiato per tutelare il personale sanitario rischia di essere un boomerang?
Occorre fare estrema attenzione a quali siano le responsabilità escluse e soprattutto a quali soggetti ci si riferisce. Altrimenti del caso di un datore di lavoro accusato di aver causato il contagio in corsia di un infermiere – un infortunio sul lavoro dunque –, dovrebbe occuparsene l’Inail per determinare un indennizzo, ma non sarebbe possibile accertare una responsabilità penale. Difficile pensarlo.
Lo scudo, tuttavia, è pensato a tutela del personale sanitario, per arginare il pericolo di un’ondata di denunce direttamente proporzionale al numero dei decessi e alle difficoltà di cura che un tale afflusso di pazienti provoca. Si pensi alla scelta su chi intubare prima…
Ed è una giusta preoccupazione dare esplicitamente tranquillità a chi sta fornendo una dura e necessaria prova. Quanto all’esempio della scelta in corsia o di casistiche simili, andiamo su un terreno troppo scivoloso. In ogni caso, però, alla fine dovrà sempre essere l’autorità giudiziaria a decidere se procedere o se archiviare, se nel caso specifico ci sia stata colpa grave o se la condotta fosse giustificata dallo stato di emergenza. Chi altri se non un giudice può riempire di contenuto una formula? Ecco perché lo scudo totale non è accettabile.

di Stefano Caselli da “IlFattoQuotidiano.it” sabato 4 aprile 2020

 

 

 

Confindustria vuole lo scudo, ma ha già avuto lo sconto
Infortuni da Covid19. I giornali vicini agli industriali chiedono di togliere il rischio di reati penali per i datori che non salvaguardano la salute. In realtà il decreto Cura Italia ha depenalizzato le loro responsabilità. Parla Riverso, corte di Cassazione
Massimo Franchi Edizione del 13.05.2020 da "Ilmanifesto"
È in atto una sorta di bombardamento mediatico: non passa giorno che Sole24Ore e Corriere non chiedano uno scudo penale per i datori di lavoro contro il rischio di essere perseguiti penalmente in caso di infortuni o decessi da Covid – casi che anche prima della Fase 2 stanno accelerando al ritmo del 10%. Lo stesso Direttore generale dell’Inail Giuseppe Lucibello si è detto favorevole.
Il problema è che ci troviamo davanti ad una gigantesca bolla mediatica. Confindustria e i suoi accoliti attaccano infatti una norma del decreto Cura Italia – ora convertito in legge – che in realtà favorisce imprese e datori di lavoro invece che sfavorirli.
Lo spiega Roberto Riverso, giudice della Corte di cassazione: «La norma ha riconosciuto che l’infezione da Covid 19 avvenuta in “occasione di lavoro” costituisce un infortunio protetto dall’assicurazione obbligatoria Inail, per cui l’istituto è obbligato ad erogare le prestazioni dovute ai soggetti protetti.
Ma facendosi carico dell’incertezza e della generale impreparazione con cui è stata affrontata la pandemia, ha riconosciuto che le imprese non subiranno oneri di nessun tipo: si prevede infatti che i “predetti eventi infortunistici gravino sulla gestione assicurativa” esonerando le imprese dall’aumento dei premi.
In più è falso che sia stato introdotto un nuovo reato a carico dell’imprenditore: il legislatore ha piuttosto ignorato la responsabilità del datore sul versante penalistico, depenalizzando la sua responsabilità in relazione all’articolo 650 del codice penale (che prevede la natura penale delle violazioni alle ordinanze in materia di salute pubblica) ed ha disposto che la stessa inosservanza delle disposizioni anti-Covid abbia natura solo amministrativa (sanzione da 400 a 3.000 euro, ndr)», sottolinea Riverso.
Uno scudo penale «invece sì che sarebbe in contrasto con i principi fondamentali che reggono l’ordinamento, perché si pone in violazione con la protezione costituzionale della salute, del lavoro e del principio di eguaglianza», conclude Riverso.
Sulla stessa posizione – partendo da un’analisi complementare sull’aggiornamento del Documento della Valutazione di rischio, inviso all’Inl e alla Regione Veneto – vi è anche l’ex pm Guariniello.

I numeri INAIL - I casi tra fine febbraio e il 4 maggio. L'età media è di 47 anni.
Aleno 37.000 contagi sul lavoro. Più di 2 su 3 nel comparto sanitario.

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