Al Presidente della Commissione Lavoro del Senato
Sen. Tomaso Zanoletti.

Nota della CUB (Confederazione Unitaria di Base) sul disegno di legge n.848-bis

Audizione del 24 settembre 2004 presso la XI Commissione Permanente del Senato

In relazione al disegno di legge 848-bis, oggetto dell’odierna audizione, la CUB esprime un giudizio totalmente negativo sulla filosofia che sottende alle proposte Governative che, in continuità con le politiche dei precedenti Governi inaugurate dal Ministro del lavoro Treu e proseguite con la legge 30, accelera processi che producono lavoro precario e senza tutele.  

Le proposte Governative sono ispirate dalla ideologia confindustriale che punta esplicitamente a garantire profitti sempre più elevati alle imprese incurante dei disastri che si producono sul terreno sociale, sulle condizioni di vita di milioni di persone.

E’ valutazione di molti, ricercatori indipendenti, operatori concretamente impegnati nel sociale e recentemente anche della Banca d’Italia, che stiamo assistendo ad un aumento della povertà tra i lavoratori, imputabile all’introduzione delle più svariate forme di precarizzazione della prestazione lavorativa ed alla mancanza di una organica tutela economica dei lavoratori allorché manca il posto di lavoro.  

Stante questa situazione, l’intervento del legislatore dovrebbe essere orientato nella direzione opposta a quella ipotizzata dal disegno di legge Governativo, ossia nella individuazione di interventi a sostegno del reddito per i cassintegrati, licenziati, disoccupati e lavoratori intermittenti attraverso il cosiddetto reddito di cittadinanza o forme analoghe di integrazione al reddito.   

La  848-bis  modifica invece i già insufficienti ammortizzatori sociali, finalizzandoli non a tutelare l’occupazione ma ad indurre il lavoratore a trovarne un altro.  

La normativa attualmente in vigore prevede un sistema di ammortizzatori sociali composto dai seguenti istituti:  

  • interventi ordinari e straordinari di integrazione salariale
  • indennità di mobilità  
  • indennità ordinaria di disoccupazione

Detti strumenti attualmente tutelano male e poco i lavoratori che sono coinvolti nei processi di ristrutturazione o in procedure di licenziamento.
Male perché non tutti i lavoratori hanno diritto al sostegno al reddito.

Poco perché nessun lavoratore percepisce l’indennità di Cig , cigs e mobilità corrispondente all’80% della retribuzione, essendo bloccata ad un tetto retributivo lontanissimo dalle retribuzioni di fatto.  

La revisione degli ammortizzatori sociali, a parere della CUB, deve prevedere:  

  1. l’estensione a tutti i lavoratori dipendenti ed a tutti i settori di un sostegno al reddito non inferiore all’80% dell’ultima retribuzione di fatto.
  2. L’istituzione di integrazioni che garantiscano un reddito minimo per i disoccupati ed indennità per assicurare continuità di reddito per i lavoratori intermittenti.

Ciò è quanto mai necessario proprio per l’estensione delle forme di lavoro precario operata dalla legge 30, e per la riforma previdenziale che punta a sottrarre al lavoratore anche il tfr che finora garantiva un minimo di reddito disponibile in caso di perdita del posto di lavoro. 

La proposta di modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è nella sua crudezza espressione emblematica della  filosofia  sottostante  l’intero disegno di legge: rendere tutti i lavoratori precari e senza diritti.   

La sperimentazione in realtà stante le premesse, è solo un espediente temporale utile a privare immediatamente i nuovi assunti di tutela rispetto ai licenziamenti senza giusta causa e predisporre il terreno per l’estensione a tutti, altro che estendere dei diritti a chi non ne ha.   

L’argomentazione che sarebbe utile all’emersione del lavoro in nero é privo di fondamento in quanto nessuna impresa emergerà dal lavoro nero per dover pagare una sanzione pecuniaria dinnanzi a un licenziamento senza giusta causa.

Pensiamo che sia evidente anche al legislatore che oggi chi utilizza lavoro in nero licenzia e sfrutta senza conseguenze.    Per ciò che riguarda la possibile trasformazione dei contratti a tempo parziale in contratti a tempo indeterminato a seguito della cancellazione delle tutele previste dall’articolo 18 dallo Statuto dei Lavoratori vanno fatte due considerazioni.  

Oggi le assunzioni avvengono per circa il 40% a tempo indeterminato perciò con le tutele in caso di licenziamento senza giusta causa, per il 60% a tempo determinato, di questi il 30% si vede trasformato il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Il provvedimento toglie tutele garantite con la legge attuale al 58% degli assunti.  

Con la perdita della tutela nei confronti dei licenziamenti senza giusta causa, si assegna un potere enorme all’impresa e si priva il lavoratore della concreta Possibilità à di far valere i propri diritti.   

Ogni lavoratore o lavoratrice in teoria potrebbe ancora far rispettare norme di legge o di contratto non correttamente applicate, ma sarebbe più esposto ad una eventuale ritorsione da parte dell’ impresa che potrebbe licenziarlo.

In sostanza, ogni  lavoratore avrà dinanzi a sé il dilemma se far rispettare leggi e contratti rischiando il licenziamento o subire la lesione dei propri diritti.  

Ecco perché sosteniamo che l’obiettivo vero delle modifiche all’articolo 18 è quello di rendere tutti i lavoratori precari e senza diritti.  

La CUB pertanto ritiene che la legge vada sostanzialmente limitata alla revisione degli ammortizzatori sociali nel senso sopra esposto e definitivamente accantonata ogni ipotesi di modifica dello statuto dei lavoratori.  

Milano 27-09-04
                                   Per il Coordinamento Nazionale
                                                      Mario Carucci

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