Relazione di P.Giorgio Tiboni coordinatore nazionale Cub al dibattito su "RIFORMA PREVIDENZIALE e TFR, UN PROBLEMA APERTO" tenuto al CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) sala Biblioteca V.le LUBIN 2 - ROMA. (leggi e prendi il testo) 7601.gif Intervista a Giorgio Tiboni coordinatore della CUB sulla finanziaria di Prodi

Martedì 27 giugno 2006 c/o Cnel Viale Lubin 2 Roma

(PRENDI IL TESTO .zip)


Con il referendum confermativo sulle modifiche alla costituzione votate dal vecchio Parlamento sembra che sia finita una lunga stagione di votazioni con una estenuante campagna elettorale che ha concentrato l’attenzione del paese sugli assetti istituzionali a scapito dei gravi problemi sociali, ad una situazione che riguarda la condizione dei ceti popolari.
Lo schieramento di centrosinistra attualmente al governo ha condotto la propria campagna elettorale e si appresta a varare il Dpef principalmente sulla base di una drammatizzazione sulla situazione dei conti pubblici con aspetti di vero e proprio terrorismo.
Questa impostazione risponde a due obiettivi:
1.    tentare di stoppare sul nascere le esigenze risposta ai problemi dei ceti popolari
2.    imporre una nuova politica di sacrifici senza che la stessa determini proteste diffuse.
Per questo è fondamentale il ruolo che viene assegnato dal governo attraverso la concertazione a cgil-cisl-uil che stanno già attuando un con il governo e il padronato il solito balletto per poi lasciare sostanzialmente mano libera allo stesso.
Emblematico di questo atteggiamento è la posizione di cgil-cisl-uil sulla riduzione di 5 punti dei contributi sociali a favore delle imprese. Una proposta che invece di essere respinta per la sua inutilità per il rilancio delle imprese si sta impantanando su quanto andrà ai padroni il 75% o il 50%.
Con il cosiddetto taglio del cuneo fiscale, in realtà un taglio dei contributi previdenziali, si fa l’ennesimo regalo di denaro pubblico alle imprese in nome di una maggiore competitività, che come accaduto nel passato servirà unicamente a ingrassare i profitti per gli azionisti.
Il problema del sistema produttivo italiano non è certamente quello del costo del lavoro che in Italia è tra il più basso di tutta l’Europa e che nel caso della Fiat, industria manifatturiera, incide per il 6% sul costo del prodotto.
La riduzione dei contributi sociali produrrà gravi conseguenze sui conti dell’Inps che daranno la altro fiato agli smantellatori del sistema previdenziale pubblico.
Il rilancio dell’economia italiana è possibile solo attraverso una forte ridistribuzione del reddito a favore dei lavoratori, dei pensionati e dei precari.
Debito e deficit pubblico
Sulla riduzione del debito e del deficit pubblico pensiamo che i tempi devono essere commisurati all’esigenza primaria di dare risposta alle insopprimibili esigenze dei ceti popolari attraverso la ridistribuzione del reddito. Non si possono continuare a subire i diktat dell’Europa dei banchieri che sono scarsamente interessati alle ricadute sociali delle loro politiche.
Più che del livello del debito e del deficit pubblico dobbiamo prioritariamente occuparci dell’indebitamento che le famiglie stanno facendo per arrivare a fine mese e delle condizioni di milioni di persone che non arrivano a soddisfare esigenze primarie come quelle dell’alimentazione.
Cub ritiene fondamentale che il reperimento di nuove risorse per ridurre debito e deficit venga attuato puntando esclusivamente, con fatti concreti e non con chiacchiere, alla lotta all’evasione, all’elusione fiscale e contributiva.
Tagliare le spese militari, confiscare definitivamente le somme sequestrate per i reati finanziari, vendere le riserve della Banca d’Italia.
Un vero e proprio insulto ai ceti popolari è rappresentato dall’entità delle spese militari, ogni anno si spendono 25 miliardi di euro a cui bisogna aggiungere le spese ingenti per le missioni all’estero, per i carabinieri e per i sistemi d’arma che sono collocate alle attività produttive’( 4 miliardi solo la portaerei Cavour), si tratta di non meno di 40 miliardi annui. Perché non tagliare queste spese?
Qualche miliardo potrebbe essere recuperato confiscando definitivamente le somme provvisoriamente sequestrate per reati finanziari (1 mdo di euro solo a Milano).
Esistono poi risorse ingentissime e inutilizzate rappresentate dalle riserve della Banca d’Italia che ammontano a 61 mdi di euro di cui 40 mdi in lingotti d’oro, che devono essere utilizzate per ridurre l’entità del debito e il conseguente ammontare degli interessi sul debito.
Anticipo dello scippo del tfr a favore dei fondi pensione mediante il silenzio assenso e riduzione dei trattamenti previdenziali attesi.
Il governo, anche in base alla richiesta di cgil-cisl-uil, sembra intenzionato ad anticipare i tempi (dal 2008 al 2007) per il trasferimento del tfr ai fondi pensione, nel contempo è partita la verifica prevista dalla legge Dini che porterà ad una riduzione ulteriore dei trattamenti pensionistici attesi prendendo a pretesto l’aumento dell’aspettativa di vita e la stabilizzazione della spesa previdenziale pubblica.
Cub esprime la propria forte contrarietà al silenzio assenso e propone la:
·    cancellazione della norma sul silenzio- assenso in modo che l’adesione ai fondi sia effettivamente  volontaria con una decisione esplicita da parte del lavoratore.
·    riduzione della tassazione sul tfr. La tassazione sul tfr è aumentata dal 18 al 23% con la riforma fiscale introdotta dal precedente governo, non si tratta solo di restituire il maltolto, ma di avere un’unica aliquota di tassazione del tfr indipendente dal suo utilizzo.
·    Possibilità à per il lavoratore di trasferire su base volontaria il tfr all’Inps che dovrebbe garantire ai lavoratori i trattamenti in atto

Lo scippo del tfr a favore dei fondi pensione favorisce quanti puntano a smantellare il sistema previdenziale pubblico dando per scontato/accettato la cancellazione del diritto per tutti a una pensione pubblica dignitosa e che assicuri il mantenimento del tenore di vita acquisito con il lavoro.
Il tfr di ogni lavoratore dipendente, finirà nei fondi pensione, cioè a finanziare, attraverso il mercato azionario, le grandi aziende private o privatizzate.
La Cub per il rilancio del sistema previdenziale pubblico per il suo carattere universalistico

In questo decenni si sono affermate idee e proposte assurde sul sistema pensionistico pubblico e si sono attuati tagli che non solo non sarebbero necessari, ma che contrastano con il mantenimento del livello di vita dei pensionati, con queste idee non solo si è determinato un impoverimento dei pensionati, ma un impoverimento nel quale siamo coinvolti tutti. Ogni taglio imposto ai pensionati non fa altro che ridurre il lavoro necessario.
Un vero e proprio saccheggio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori
Per decenni quando cgil-cisl-uil e Confindustria amministravano l’Inps, si è operato un vero e proprio saccheggio dei contributi versati dai lavoratori dipendenti, senza questo l’Inps avrebbe oggi un patrimonio attivo di alcune centinaia di migliaia di miliardi di lire (di miliardi di euro).
I contributi pensionistici versati dei lavoratori dipendenti sono stati utilizzati per interventi (sgravi contributivi alle imprese, pensioni dei lavoratori autonomi, l’integrazione al minimo, le pensioni sociali ecc.) che dovevano essere a carico della fiscalità generale.
Se la funzione principale da assegnare al sistema pensionistico pubblico è quella di assicurare a ciascun lavoratore il mantenimento del medesimo tenore di vita anche dopo il pensionamento, unitamente alla funzione assistenziale che mira ad assicurare a tutti gli anziani un reddito minimo di sussistenza non serve difendere l’esistente.
Cgil, Cisl e Uil difendono la riforma delle pensioni del ’95 varata dal centro sinistra, che ha prodotto la più grave devastazione del sistema previdenziale pubblico soprattutto attraverso la rottura dell’unità dei lavoratori con l’introduzione del contributivo per chi aveva meno di 18 anni di contributi nel ’95 e la stabilizzazione della spesa pensionistica nel rapporto con il prodotto interno lordo con verifiche periodiche sugli effetti dei “risparmi”.
La stabilizzazione della spesa pensionistica nel rapporto con il Pil determina un importo della pensione tanto più basso quanto maggiore è la speranza di vita al momento del pensionamento e in relazione all’ aumento del numero dei pensionati.
Il rapporto tra pensionati e occupati
Un argomento usato a sproposito per sostenere l’inevitabilità dei tagli alle pensioni è quello che è aumentata l’aspettativa di vita, come se fosse una colpa, e che il rapporto numerico tra lavoratori attivi e pensionati peggiora, tutto vero quello che è falsa è la ricetta proposta per affrontare i problemi che oggi si pongono per il sistema pensionistico pubblico.
Alcune considerazioni che si possono fare:
1.    Aumenta l’età media di aspettativa di vita, 74 anni oggi per gli uomini che aumenteranno di 5 anni al 2050, ma l’aspettativa media di vita non è uguale per tutti (lavoratori o ricchi) si tratta della solita media del pollo.
2.    Occupati- Non c’è riduzione nel numero di coloro che sono disponibili al lavoro che potrebbero contribuire a migliorare il bilancio degli enti previdenziali, per non parlare del contributo miserevole che spesso sono costretti a dare due milioni di precari, o dei 450.000 migranti che avendo un lavoro sono costretti al nero.

Non è solo questione dell’elevato livello della disoccupazione, ma anche delle attività ridicole che sono messe in moto da buona parte dei nuovi occupati, ma anche se cosi non fosse è pacifico che la misura della produttività sociale non dipende dal numero delle braccia.
La diminuzione del numero degli occupati rispetto al numero dei pensionati è largamente compensata dall’aumento della produttività del lavoro che da anni finisce nelle tasche dei padroni
Il progetto della Cub per il rilancio della previdenza pubblica
·    L’aggancio delle pensioni all’andamento reale dei prezzi e alla dinamica salariale per porre fine alla continua diminuzione delle pensioni in essere che si riducono in termini di potere di acquisto di 2.5 punti % ogni anno. Esentare le pensioni dalle trattenute fiscali come avviene negli altri paesi.
·    Il ripristino del calcolo retributivo per tutti per garantire continuità dei trattamenti salariali in godimento all’atto del pensionamento e ripristinare la solidarietà intergenerazionale.
·    Mantenimento delle pensioni di anzianità e rafforzamento delle misure a sostegno dei lavoratori precoci, dei lavori usuranti e dei lavoratori esposti all’amianto
·    L’aumento delle pensioni in essere per garantire il diritto ad una vita dignitosa a tutti( 4 milioni di pensionati e invalidi percepiscono 402 euro mensili e 7.254.366 non raggiungono i 516 euro)
·    Rendere effettiva la separazione tra assistenza e previdenza ponendo fine ad un uso improprio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti
·    Un nuovo modello di finanziamento del sistema previdenziale pubblico basato anche sulla ricchezza che l’intero sistema crea.
·    Aumento e graduale parificazione dei contributi previdenziali per i co.co.pro artigiani e autonomi a quelli del lavoro dipendente.
·    Attuare concretamente la lotta all’elusione e all’evasione contributiva (30 mdi annui di euro) rafforzando gli organici dei ruoli ispettivi.
·    Ridurre a 3 gli enti previdenziali accorpando la pletora degli enti previdenziali minori sia per una riduzione dei costi di gestione sia per una gestione che non perda di vista un sostanziale equilibrio tra entrate e uscite in modo da evitare, ciò che è accaduto nel recente passato, che enti sull’orlo del fallimento vengano trasferti all’Inps con un pesante indebitamento.

Roma 27 giugno 2006

Giorgio Tiboni
coordinatore nazionale
della CUB-Condeferazione Uniaria di Base


FaceBook