TRIBUNALE DI SAVONA - Sezione Lavoro e Previdenza- IL GIUDICE DEL LAVORO, Dr. Caterina Baisi, sciogliendo la riserva che precede, letti gli atti e i documenti di causa, ritenuto:

-    che  destituite di fondamento sono le eccezioni di carattere preliminare sollevate da Poste Italiane s.p.a.;
che in punto legittimazione ad agire la documentazione prodotta unitamente al ricorso (nn. 1-28) è sufficiente, quantomeno sotto il profilo sommario connaturato alla presente fase, a dimostrare la dimensione nazionale dell'organizzazione ricorrente Cobas P.T. tenuto conto sia delle previsioni statutarie sia della diffusione delle articolazioni territoriali e dell'estensione dell'azione; che in punto ammissibilità del ricorso la domanda non ha ad oggetto, come sostenuto dalla societàà resistente, la tutela della "posizione individuale di singoli lavoratori, con riferimento alle contestazioni disciplinari che attengono ai singoli rapporti senza che sia stato dedotto o individuato uno specifico interesse sindacale coinvolto", in quanto la parte ricorrente non si limita a dolersi dell'illegittimità delle sanzioni disciplinari irrogate a propri aderenti che si astengono dalle prestazioni aggiuntive previste nell'accordo settore Recapito 29.7.2004, bensì contesta l'antisindacalita di tale condotta datoriale in relazione all'uso del potere disciplinare quale strumento volto a comprimere il diritto di sciopero e a limitare l'esercizio di libertà sindacali;
che nel merito il ricorso deve ritenersi, almeno in questa fase, assistito da un fumus qualificato di fondatezza;
che in primo luogo va rilevato come l'astensione dalle prestazioni accessorie previste nell'accordo del settore Recapito, siglato in data 29.7.2004 tra l'azienda e le altre organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL di categoria, sia stata indetta a livello nazionale da Cobas P.T. nell'osservanza incontestata delle procedure e delle limitazioni prescritte dalla legge n. 146/90;
che tale astensione, in quanto circoscritta a quelle prestazioni aggiuntive che ai sensi dell'art. 3 dell'accordo Recapito l'azienda richiede all'agente titolare di una zona ricompresa in una determinata Area Territoriale al fine di sostituire l'agente assente appartenente alla medesima area, non concreta a rigore un'ipotesi di sciopero cd. dello straordinario, posto che tali prestazioni aggiuntive non comportano necessariamente il superamento dell'orario normale di lavoro;
che essa costituisce comunque forma legittima di esercizio del diritto di sciopero - al pari di quanto ritenuto in passato ad esempio dalla giurisprudenza con riferimento allo sciopero cd. del cottimo (Cass. 692/88) e purché attuata nel rispetto dei limiti esterni (Cass. 11147/99) -essendo espressamente rivolta a tutelare beni primari della collettività dei lavoratori coinvolti nella richiesta di svolgere prestazioni di maggiore intensità e gravosità rispetto a quelle costituenti il carico ordinario di lavoro della zona di titolarità, con incremento rapportabile ad un terzo nell'ambito dell'orario normale nonché a perseguire l'interesse comune di salvaguardia delle condizioni di lavoro a fronte di scelte organizzative tendenti a riduzioni dell'organico del settore;
che a contrario non rileva l'argomento, addotto da Poste Italiane s.p.a., dell'assenza di un elemento tipico della nozione di sciopero quale la sospensione di entrambe le prestazioni del sinallagma, ovvero prestazione lavorativa-retribuzione, posto che a fronte della mancata effettuazione delle prestazioni aggiuntive in questione risulta escluso il diritto al relativo compenso di € 35 "da ripartire tra coloro che partecipano alla sostituzione dell'agente assente" (art. 3 dell'accordo Recapito 29.7.2004);
che non pertinente alla fattispecie in questione pare il richiamo alla sentenza della Corte di Cassazione n. 17995/2003,   atteso che in tale pronuncia l'antisindacalità del comportamento di Poste Italiane s.p.a., che anche in quel caso aveva sanzionato disciplinarmente il rifiuto degli addetti al recapito di sostituire il collega assente nell'analogo sistema delle cd. areole, era stata esclusa sul rilievo che l'astensione fosse stata formalmente qualificata come "astensione collettiva dal lavoro straordinario" ed avesse invece avuto attuazione difforme, essendosi concretata nella esecuzione parziale della prestazione lavorativa ordinaria;
che discende dalla legittimità dello sciopero indetto dall'organizzazione ricorrente, in questo caso qualificato come "astensione da ogni forma di prestazione accessoria comunque denominate (Area Territoriale)", l'antisindacalità della scelta aziendale di sanzionare disciplinarmente il dipendente che manifestando adesione a tale iniziativa ometta di svolgere quelle specifiche prestazioni aggiuntive, in sostituzione del collega assente, che costituiscono l'oggetto diretto della protesta, essendo tale condotta evidentemente rivolta a indurre i dipendenti a non prendervi parte vanificando l'iniziativa sindacale ;
P.Q.M.
Visto l'art. 28 1. 300/70;
Dichiara l'antisindacalità dell'esercizio da parte di Poste Italiane s.p.a. del potere disciplinare nei confronti dei dipendenti che in adesione all'astensione indetta da Cobas P.T. rifiutano di effettuare prestazioni accessorie di cui all'art. 3 Accordo 29.7.2004;
Ordina a Poste Italiane s.p.a. di cessare tale condotta annullando le sanzioni disciplinari già inflitte a tale titolo;
Condanna Poste Italiane s.p.a. alla rifusione delle spese di lite in  favore della ricorrente, spese che liquida in complessivi € 2.025,00, di cui € 25 per esposti, € 900 per diritti, € 1.100 per onorari, oltre rimb. forf. ed oneri accessori.
Si comunichi.
Savona 9.2.2005.
IL GIUDICE DEL LAVORO
(Dr.ssa Caterina BAISI)

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