L’Università di Torino reintegra Pier Paolo Pittavino nel suo posto di lavoro.
L’Università di Torino ha accolto la proposta di conciliazione avanzata dal giudice del lavoro e ha reintegrato Pier Paolo Pittavino, tecnico informatico, nel suo posto di lavoro.

Il caso di Pier Paolo è importante per tutti i lavoratori dell’Università e, più in generale, del pubblico impiego. Ricordiamo che egli era stato licenziato il 10 aprile 2019, dopo 6 mesi di sospensione dal lavoro e di privazione dello stipendio, sulla base di una norma introdotta nell’ultimo CCNL (2016/2018). Tale norma si richiama alla cosiddetta legge Severino (disposizioni circa l’incandidabilità alle cariche elettive regionali) che, di per sé, non dovrebbe aver niente a che vedere con il lavoro pubblico ma che, in un eccesso di zelo, i sindacati firmatari hanno assunto nel CCNL, facendola diventare causa di licenziamento senza preavviso per ”condanna, anche non passata in giudicato”.

Pier Paolo era stato accusato di reati per fatti non attinenti al suo lavoro, cioè per aver partecipato ad una manifestazione contro il cantiere TAV in Valle di Susa. Come altri coimputati è stato successivamente assolto “perché il fatto non sussiste” dalle accuse collegate alla legge Severino mentre è stato condannato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e per l’esplosione di un petardo.

La norma inserita nel CCNL è ingiusta, eccessiva e inutilmente discriminatoria per i pubblici dipendenti ma il peggio è che, nel caso di Pier Paolo, l’Università aveva deciso per il licenziamento anche in assenza delle condizioni previste dal CCNL! Sottolineiamo inoltre che i fatti contestati non hanno nulla a che fare con l’Università e tanto meno col lavoro, generalmente apprezzato, di Pier Paolo mentre hanno molto a che fare con l’insopportabile senso comune secondo il quale il datore di lavoro avrebbe non solo diritto ad entrare nel merito della prestazione di lavoro ma può permettersi di opinare sulla vita intera del lavoratore, sulle sue opinioni e sulle azioni che questo compie nel suo tempo libero.

Per tutte queste ragioni, abbiamo convintamente difeso Pier Paolo e oggi registriamo con piacere la conclusione di questa vicenda che definisce un fatto incontestabile: diversamente da quanto sostenuto allora dall’Università di Torino quel licenziamento non era un atto dovuto, ma una decisione illegittima. Un punto fermo che segnaliamo a tutti i lavoratori affinché cresca la mobilitazione sul rinnovo contrattuale, si riapra la discussione circa le sanzioni disciplinari e sia cancellata la norma usata per punire ingiustamente il nostro collega.

Torino, 20 maggio 2020


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