Oltre il 50% è nelle regioni del nord Italia: Lombardia (25%) in Piemonte in Emilia-Romagna e nel Veneto.
Presentato il Rapporto Tecnico MATTM-ISPRA "La mappatura dei pericoli di incidente rilevante in Italia". <<NOTA della CUB>>

 

GUARDA IL RAPPORTO COMPLETO:

http://www.isprambiente.gov.it/it/events/presentazione-del-rapporto-tecnico-mattm-ispra-la-mappatura-dei-pericoli-di-incidente-rilevante-in-italia-1

 

 Nota Cub

La mappa delle Aziende a Rischio di Incidente Rilevante aggiornata dall'ISPRA, giunge alla vigilia dell'anniversario dell'incidente di Seveso.

Il 10 luglio 1976, nello stabilimento della società ICMESA andò in avaria il reattore chimico destinato alla produzione di diserbanti. L'esplosione del reattore comportò una massiccia formazione e fuoriuscita di TCDD, sostanza nota come diossina, una delle sostanze chimiche più tossiche. Si formò una nube tossica, che colpì il territorio circostante.

 Quell'incidente non rimase isolato. A Bhopal (India) nello stabilimento Union Carbide nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984 si verificò il più grave incidente chimico della storia: 3.787 morti solo nei primi giorni dell' emergenza.

 Più vicini a noi, è di attualità il caso dello stabilimento Ilva di Taranto. Con una superficie di oltre 15 milioni di metri quadrati, fu costruito lì per le aree pianeggianti e vicine al mare, la disponibilità di calcare e di manodopera qualificata, per la sua ubicazione nel Mezzogiorno e quindi la Possibilità di usufruire di contributi statali.

Nessuna considerazione venne dedicata ai rischi sulla salute pubblica, nessun programma fu previsto per l'eliminazione di fumi, diossine, polveri e amianto.

 Le comunit (cittadini, istituzioni) si accorgono della presenza di attivit produttive quando "esplode" un disastro ambientale. Eppure le leggi a protezione della salute dei cittadini e dei lavoratori ESISTONO e sono costantemente aggiornate. Le autorit però le svuotano non facendole rispettare, col pretesto della tutela dell'occupazione.

Viene volutamente inventato un conflitto tra esigenze dell'ambiente e della salute dei cittadini da una parte, e difesa dell'occupazione dall'altra.

 Nulla di più falso. Un'azienda che non investe in sicurezza ambientale è un'azienda gi decotta e in crisi, oppure che ha gi deciso di trasferirsi dove il costo del lavoro è più basso. Inoltre, quando un sito produttivo provoca malattie tra la popolazione residente nelle vicinanze, ancora più grave è lo stato di salute dei suoi lavoratori.

Vale il caso ILVA. I lavoratori (14,5mila) rappresentano il 18% di tutti gli addetti all'industria della provincia di Taranto. Ma in ILVA accadono circa il 33% degli infortuni sul lavoro denunciati nella provincia di Taranto (fonte INAIL).

Per le Malattie Professionali riconosciute, i lavoratori Ilva rappresentano:

- 35% dei casi di asbestosi

- 25 % dei tumori alla pleura

- 46 % del carcinoma polmonare.

 La CUB sostiene che salute dei cittadini e difesa dell'ambiente, debbano essere sostenute in accordo con la difesa della salute dei lavoratori. A partire dalle aziende più pericolose quanto a rischi di incidente.

 Milano, 8 luglio 2013

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Assenti solo a Macerata. Petrolchimici zone top, anche Taranto

ROMA - In Italia ci sono 1.142 stabilimenti a rischio di 'incidente rilevante' (Rir), tipo ''Seveso'', di cui oltre il 50% in sole quattro regioni del nord Italia: Lombardia (25%), Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Questa la mappa delle industrie pericolose nel nostro Paese contenuta nel rapporto realizzato dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e dal ministero dell'Ambiente, da oggi online sul sito dell'Ispra.

Una consistente presenza degli stabilimenti ''Seveso'' - prosegue il report - si rileva anche in alcune regioni del centro-sud, come Sicilia, Lazio e Campania (ciascuna con poco più del 6%), Toscana (circa 5%), Puglia e Sardegna (circa 4%); la regione con il minor numero di stabilimenti Rir e' la Valle d'Aosta con 6 stabilimenti.

Il totale dei comuni interessati sono 756, pari al 9%. A Ravenna ci sono 26 stabilimenti, a Venezia 15, poi Genova con 14, Trecate (10), Napoli, Livorno e Brindisi (9), Brescia, Filago e Roma (8). Le industrie pericolose sono assenti nella sola provincia di Macerata. Aree di particolare concentrazione sono vicino ai poli petrolchimici, come per esempio Trecate (nel Novarese), Porto Marghera, Ravenna e Ferrara, Gela, Priolo a Siracusa, Brindisi, Taranto, Porto Torres (Ss) e Sarroch (Ca).

Il ministero e l'Ispra hanno aggiornato l'inventario nazionale degli stabilimenti a rischio con una rete di informazioni che vengono anche dai gestori degli stabilimenti rientranti nella direttiva 'Seveso', dal ministero dell'Interno, dai Vigili del Fuoco, e dalle prefetture.

ANSA 05 luglio 2013

 

 

 

 

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