INFORTUNI sul LAVORO: incontro della CUB con la Regione Lombardia del 2 febbraio ’08 - sintesi della relazione illustrata dalla CUB e alcuni spunti interessanti scaturiti dal confronto.

 

Prendi la sintesi dell'incontro del 6 febbraio con la REGIONE LOMBARDIA sula  PREVENZIONE degli INFORTUNI .zip


Di seguito riportiamo una sintesi della relazione illustrata dalla CUB e alcuni spunti interessanti scaturiti dal confronto.

Dopo l’infortunio (meglio chiamarlo omicidio plurimo o strage) alla Thyssen Krupp di Torino, la nostra Organizzazione ha chiesto un confronto con Provincia di Milano e Regione Lombardia sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.
L’incontro in Provincia, pur cordiale e costruttivo, ha però scontato il limite invalicabile della scarsa  competenza di questa Istituzione in materia di prevenzione.

Più interessante il confronto con la Direzione generale della Sanità (U.O. Governo della prevenzione ), avvenuto lo scorso 6 febbraio: la Regione infatti ha il potere di dettare gli indirizzi e di stanziare i fondi per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Di seguito riportiamo una sintesi della relazione illustrata dalla CUB e alcuni spunti interessanti scaturiti dal confronto.

Relazione della Cub di Milano


1 Infortuni e malattie professionali.
La Lombardia, la regione più ricca, con grande disponibilità di capitali e tecnologie, ha il triste record degli infortuni. Questi avvengono nel settore dell’edilizia (regno del lavoro nero e dei subappalti) così come nei settori cosiddetti avanzati: nel 2006 in Italia sono rimasti vittime di incidenti 460.000 addetti ai servizi.
Negli ultimi mesi, la ricerca sulle cause degli infortuni sembra si sia concentrata sugli aspetti soggettivi, sulla capacità di attenzione: l’ora del giorno, il giorno della settimana, la conoscenza della lingua da parte degli stranieri, ecc. Per noi, rimane centrale il tema della sicurezza intrinseca o oggettiva: il datore di lavoro ha l’obbligo di usare tutte le soluzioni tecniche disponibili per evitare che possano succedere gli infortuni.
Anche i dati delle malattie professionali sono preoccupanti:
muoiono almeno 800 lavoratori all’anno. Le cause sono quelle consolidate delle malattie “tabellate”, cioè indicate nelle tabelle del DPR 1123 del ’75, ed in misura crescente i tumori professionali, arrivati all’8% delle cause dei decessi per tumore. Sono in espansione nuove forme di malattie da “organizzazione del lavoro costrittiva”. Lo scorso anno lo IARC ha classificato il lavoro notturno nel gruppo 2A, come probabile cancerogeno per l’uomo.
2 Prevenzione
Diversi sono i soggetti che istituzionalmente devono esercitare i controlli: ISPESL, ASL, Vigili del Fuoco, Servizi Ispettivi dell’INPS, dell’INAIL e del Ministero del Lavoro (suddivisi tra vigilanza tecnica e vigilanza amministrativa). I tanto sbandierati 300 assunti dal Ministero del Lavoro (a fronte di 700 che nel frattempo si erano dimessi) sono esclusivamente Ispettori amministrativi:
bravi a stanare lavoro nero, imPossibilità ati a fare controlli sugli impianti.
In ogni caso, reprimere il lavoro nero o irregolare è già prevenzione. La stessa INAIL stima che sfuggano alle rilevazioni ufficiali 200.000 infortuni all’anno perché le vittime sono lavoratori irregolari (immigrati clandestini che, se denunciano l’infortunio, vengono espulsi dall’Italia).
Anche il sistema di appalti e subappalti favorisce gli infortuni.
I piani della sicurezza sono generici, il loro rispetto non viene controllato. Formalmente la responsabilità à fa capo all’azienda committente, ma è la prevenzione che manca. Ad esempio, il Rappresentante dei lavoratori alla sicurezza potrebbe controllare il documento di valutazione dei rischi anche dell’azienda che ha vinto l’appalto, ma non succede mai.
Sul ruolo dei servizi di prevenzione delle ASL parleremo più avanti.
Intendiamo indicare adesso il ruolo centrale, a nostro parere, che hanno i lavoratori e i loro Rappresentanti. Esso deriva dalla Legge 300 del ’70 e viene valorizzato dal D.Lgs. 626 del ’94.
Infatti, nessuno meglio dei lavoratori conosce lo svolgimento concreto dell’attività lavorativa e dei rischi connessi; nessuna misura per il superamento dei rischi è veramente efficace se non passa il vaglio di coloro che vi dovranno operare.
Per l’informazione e la formazione, da un lato il datore di lavoro deve attuare regolarmente le disposizioni della legge; dall’altro, per i RLS, devono essere previsti momenti formativi gestiti direttamente dal sindacato e non dai datori di lavoro, nemmeno con l’attuale sistema di cogestione che è prassi in Lombardia (accordo tra Assolombarda e CGIL CISL UIL).
Rilevazione.
I dati raccolti dall’INAIL sono parziali, sia per gli infortuni (microinfortuni) che per le malattie professionali (spesso non riconosciute). Anche il Registro regionale delle malattie professionali, istituito nel 1999, è di scarsa qualità in quanto la mancanza di documentazione causa l’annullamento del 37% delle segnalazioni.
Proponiamo che, per le malattie professionali, vengano incrociati i dati INAIL con quelli della Regione e che venga raccolta la storia lavorativa del lavoratore che fa la denuncia. Proponiamo anche che la registrazione degli infortuni non sia delegata all’ente assicuratore.
Chiediamo alla Regione se sono state “suggerite” ai punti di Pronto Soccorso presso gli ospedali delle metodologie di valutazione di prognosi tali da minimizzare la prima prognosi, al fine di ridurre il numero di infortuni da segnalare alla Procura della Repubblica.
Sanzioni.
Siamo convinti che prevenzione e sanzione non siano in contrasto, anzi la previsione di una possibile sanzione spinga il datore di lavoro a investire in sicurezza.
Per ridurre gli infortuni, quindi, vanno rese più pesanti (anche economicamente) le sanzioni; va imposto l’obbligo di rimuovere le cause che hanno portato all’infortunio o alle lesioni; va spostato il soggetto destinatario delle sanzioni da chi è presente sul luogo di lavoro al momento dell’incidente (quasi sempre, il preposto) al responsabile dell’Ente o societàà, all’Amministratore.
Risarcimento.
L’INAIL rappresenta uno scandalo nazionale. E’ un istituto di assicurazione che mira non a prevenire gli infortuni e a risarcire correttamente chi ne fosse rimasto vittima, ma a “risparmiare”. Il risultato dell’applicazione in questi ultimi anni  di questa filosofia è un tesoretto di 12 miliardi di € depositati presso il Ministero del Tesoro il quale li usa per tutti gli scopi tranne la prevenzione degli infortuni.
E’ inaccettabile che lavoratori infortunati o con patologie da lavoro debbano lottare per farsi riconoscere il diritto al trattamento INAIL anche quando hanno ferite aperte, oppure tecnopatie al rachide, o addirittura tumori professionali come il mesotelioma.
3. Coordinamento tra i soggetti.
La legge 123 dell’agosto ’07 impone l’obbligo di un coordinamento tra i diversi soggetti che hanno una competenza in materia di prevenzione. A che punto è l’applicazione di questa norma?
4. Le risorse. Le ASL.

La Regione ha il potere di determinare le scelte della Sanità, avendo la disponibilità delle risorse per finanziarla (il 70% del bilancio regionale è destinato a questo scopo), avendo il potere politico e amministrativo (dettare le norme, nominare i dirigenti, ecc.).
In questo quadro si colloca il ruolo di prevenzione e vigilanza per la tutela della salute dei lavoratori che la legge di Riforma sanitaria del 1978 ha assegnato alle ASL, tramite medici e tecnici, in particolare quelli che ricevono l’incarico di Polizia Giudiziaria.
Continuiamo a ritenere giusta la scelta di 30 anni fa,
anche se col passare degli anni si è molto sbiadita la partecipazione sociale nella gestione della salute. Ora però siamo arrivati ad un punto di crisi: da una parte nella societàà c’è un clima culturale e politico che non considera come priorità la salute dei lavoratori bensì l’efficienza e la competitività; dall’altra la mancanza cronica degli organici ha favorito la trasformazione degli operatori dei Servizi di Prevenzione in impiegati amministrativi oberati da obblighi di compilazione di moduli e di passaggio di carte e documenti; il controllo nelle aziende è ridotto ai casi gravi di infortunio. Si verificano anche casi di omissione di controlli quando il lavoratore o l’RLS invia un esposto all’UPG indicando il probabile reato.

Indichiamo 4 cose precise da eliminare.


1.    La carenza degli organici per le figure ispettive. E’ un dato generalizzato in tutta la Regione. Questa mancanza non può essere considerata come un fatto “naturale” come la siccità nel deserto: è un fatto “voluto”.
2.    La mancanza di professionalità e di formazione.
3.    Le consulenze esterne, anche se un medico o tecnico del Servizio di prevenzione lavora al soldo di un imprenditore privato fuori dal territorio di sua competenza. Riteniamo che sia un problema morale e giuridico: chi ha il ruolo di Vigilanza deve essere al di sopra delle parti, non può far dipendere il suo livello di reddito da una parte sociale.
4.    Il preavviso delle ispezioni fatto al datore di lavoro.

La C.U.B.

Il nostro sindacato, in controtendenza rispetto alla subalternità alle logiche della ricerca del profitto a qualsiasi costo, sostiene la priorità della salute dei lavoratori e delle lavoratrici sui luoghi di lavoro. Può sembrare un’affermazione sovversiva, è invece senso dell’articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana.
Ne consegue che per noi il sindacato non può farsi condizionare da ricatti esercitati nei confronti del singolo lavoratore, minacciato di licenziamento nel caso chieda di poter lavorare in condizioni di sicurezza; oppure esercitati sull’insieme dei lavoratori, quando viene minacciata la chiusura o il trasferimento dello stabilimento solo perché si chiede il rispetto della normativa.
Con questa impostazione, la CUB è disponibile a confrontarsi e lavorare con le istituzioni (a partire da questo confronto odierno) mettendo a disposizione competenze ed energie. Non chiediamo tavoli di concertazione, ma momenti di coordinamento tra i diversi soggetti.

Le risposte della Regione


I funzionari responsabili
della Regione ci hanno risposto illustrando i contenuti dei recenti provvedimenti adottati dalla Sanità lombarda:
la Legge regionale 8 del 2007 ed il Piano regionale 2008-2010 che ne è l’attuazione.
Si tratta, per quanto riguarda il settore della prevenzione, dello spostamento di personale e risorse dall’attività di visite mediche e certificazione per chi apre attività commerciali (o ne è dipendente), visite ora abolite, all’attività ispettiva nelle ASL.
Vengono inoltre stabiliti degli obiettivi di riduzione del numero di infortuni (15% entro il 2010), l’aumento delle indagini di Polizia Giudiziaria, l’effettuazione di 47.000 controlli in aziende lombarde, l’introduzione di sistemi di premialità consistenti nello sconto del 10% dei controlli nelle aziende “autocertificate” o che non abbiano avuto infortuni negli ultimi 5 anni.

Data la complessità dei temi oggetto dei documenti consegnatici, faremo un’analisi approfondita nei prossimi giorni. Concludiamo ricordando che mentre noi cerchiamo di valutare i provvedimenti della Regione, i confederali hanno già firmato un accordo in cui, in sostanza, abbracciano le filosofie della Regione.

Milano, 20 febbraio 2008

Per la CUB di Milano
Pierluigi Sostaro

 

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