Tribunale di Venezia - Procedimento penale N° 3340/96 R.G.N.R. e N° 115/98 R.G.N.R.

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Tribunale di Venezia

Procedimento penale N° 3340/96 R.G.N.R. e N° 115/98 R.G.N.R.

RELAZIONE TECNICA CONCERNENTE IMPIANTI E PROCESSI PRODUTTIVI DEL PETROLCHIMICO E DELLA MONTEFIBRE DI PORTO MARGHERA.

LE PRODUZIONI DI 1,2-DICLOROETANO, CLORURO DI VINILE, POLIVINILCLORURO (MATERIE PRIME, INTERMEDI, ADDITIVI, SOTTOPRODOTTI E RESIDUI DI PROCESSO), GLI AGENTI TOSSICI E CANCEROGENI PRESENTI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO, IL LORO MONITORAGGIO, LE LORO PROPRIETÀ E L’ESPOSIZIONE DEGLI ADDETTI.

Ing. Roberto CARRARA – Dr. Luigi MARA – Ing. Bruno THIEME
Consulenti tecnici delle Parti Civili Medicina Democratica, A.LL.C.A. Federazione di Venezia, A.LL.C.A. Nazionale, Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.), Associazione Salvaguardia Malcontenta
Difese dagli Avvocati Luigi Scatturin, Nereo Battello, Sandro Canestrini,
Gastone Dall’Asen, Alessandro Gamberini, Marco Sforzi,
Prof. Lorenzo Picotti, Vincenzo Todesco

Milano/Venezia 24 ottobre 1999

18.          Osservazioni conclusive
Per i fatti evidenziati, per la documentazione richiamata, per le risultanze focalizzate nella presente relazione tecnica, a parere ai questi CTP risultano fondati i capi di imputazione formulati dal Pubblico Ministero Dr. Felice Casson con la richiesta di rinvio a giudizio degli Imputati nel presente procedimento penale.

In particolare, nella presente relazione tecnica sono documentati i seguenti fatti:
a)              che gli impianti del Petrolchimico e della Montefibre di Porto Marghera sono obsoleti e sono stati progettati, realizzati e gestiti a ciclo aperto ovvero versando negli ambienti di lavoro e in quello esterno i reflui di processo, esponendo gravemente i lavoratori agli stessi agenti tossico nocivi ivi compresi quelli mutageni e cancerogeni (in primis si leggano 1,2-DCE/CVM/PVC);
b)             che, nonostante tali impianti fossero usurati e funzionanti con una tecnologia obsoleta, le Aziende non facevano effettuare gli indispensabili ed adeguati interventi manutentivi, né di tipo preventivo né di tipo conservativo;
c)              che, nonostante tali impianti fossero nelle anzidette condizioni, le Aziende effettuavano sugli stessi rilevanti potenziamenti produttivi rispetto all’originaria capacità installata (con aumenti anche del 400% come ad esempio sugli impianti CV11 e CV10), senza effettuare investimenti adeguati per ridurre l’inquinamento degli ambienti di lavoro e gli impatti sanitari ed ambientali determinati dalle emissioni degli impianti medesimi; tanto è vero che il carico inquinante globale determinato da un impianto aumentava nel tempo invece di diminuire;
d)             che, nonostante tali impianti fossero gestiti come anzidetto, le Aziende realizzavano sugli stessi produzioni ben superiori alla capacità installata (si veda ad esempio per l’impianto CV11, la scheda 2.2 del capitolo 2);
e)              che le Aziende, nonostante tali impianti fossero tecnologicamente superati, usurati ed obsoleti, nonché del tutto ammortizzati, decidevano di non rinnovare gli impianti, aggravandone quindi ancor più i già pesanti impatti sanitari e ambientali ed in particolare i danni per la salute dei lavoratori, nonostante fossero da molto tempo note e disponibili sia le conoscenze che le soluzioni tecnologiche appropriate per realizzare cicli produttivi a impatto zero (si vedano, in particolare, le tecnologie alternative focalizzate in questa relazione ai capitoli 4.2 e 6.3);
f)               che le Aziende in questione hanno programmato di non effettuare gli interventi di manutenzione preventiva sugli impianti (capitolo 16.2 con particolare riferimento al Budget di manutenzione Montedison datato 1 giugno 1977 e riguardante il triennio 1978-1980);
g)              che le Aziende in questione hanno continuato ad ordinare ai lavoratori l’ingresso nelle autoclavi di polimerizzazione del CVM a PVC anche dopo il 1974: in particolare predisponevano per la prima volta le modalità di effettuazione di tale pulizia all’interno delle autoclavi nell’agosto 1978 e, come illustrato documentalmente, i lavoratori erano costretti ad entrare nelle autoclavi almeno fino al 1989 e solo successivamente tali interventi estremamente tossici sono stati “ridotti” (sul punto si veda quanto esposto al capitolo 16.2);
h)             che le Aziende in questione non solo hanno costretto i lavoratori ad entrare nelle suddette autoclavi per le operazioni di pulizia, ma da sempre costringono gli stessi lavoratori ad entrare in altre apparecchiature fortemente inquinate da CVM, polveri di PVC, Trielina ed altri tossici (si tratta di colonne di stripping del CVM dal suo polimero, di serbatoi di stoccaggio del CVM e della torbida del polimero in sospensione, di essiccatoi del polimero PVC, di filtri e di altre apparecchiature fortemente contaminate da agenti tossici). Operazioni di pulizia e di manutenzione all’interno di tali apparecchiature prescritte anch’esse per la prima volta attraverso schede aziendali del luglio, agosto e ottobre 1978 (sul punto si veda quanto esposto al capitolo 9.4);
i)               che le Aziende in questione, così come i Consulenti Tecnici e i Difensori degli Imputati, a tutt’oggi nulla hanno detto nel presente procedimento penale circa tali operazioni lavorative estremamente gravose, rischiose e tossiche per la salute degli addetti;
j)               che i livelli di esposizione degli addetti agli impianti della filiera produttiva DCE/CVM/PVC, dichiarati dai Consulenti Tecnici e dai Difensori degli Imputati nel corso delle udienze e nelle loro relazioni tecniche, risultano inattendibili e sottostimano di gran lunga le reali esposizioni sopportate, sia per quanto esposto al capitolo 16.4 che negli altri capitoli laddove si è puntualmente documentata l’esposizione plurima degli stessi addetti agli agenti tossico nocivi ivi compresi quelli cancerogeni e mutageni; esposizione scientemente non monitorata dalle Aziende, valga per tutti il caso del 1,2-DCE. Inoltre, tali livelli di esposizione dichiarati dai CTP dei Difensori degli Imputati risultano fortemente inattendibili anche perché essi hanno ignorato le esposizioni cui i lavoratori venivano soggetti durante le molteplici attività discontinue, frequenti e fortemente inquinanti, come illustrato nei capitoli della relazione e sopra richiamate alla lettera h);
k)             che i lavoratori addetti agli impianti della filiera produttiva CVM/PVC, ivi compresi i lavoratori delle imprese appaltatrici, sono stati fortemente esposti sia alle polveri del polimero PVC (e al Monomero residuo in esse contenuto in forti quantità) che ai molteplici additivi con i quali le polveri di PVC venivano e vengono miscelate nelle lavorazioni Blender e Compound. Le caratteristiche chimiche, micromorfologiche e tossicologiche di tali polveri, così come le elevate esposizioni dei lavoratori alle stesse, sono state ampiamente documentate ai capitoli 8 e 9.2 della presente relazione;
l)               che i lavoratori addetti agli impianti della filiera produttiva DCE/CVM/PVC sono stati e sono esposti, nello svolgimento delle loro usuali mansioni, ad una molteplicità di agenti tossico nocivi: dai solventi (es. Cicloesanone, Trielina, Acetone, Alcooli etilico e metilico, altri) ai sottoprodotti (in particolare i composti organici clorurati costituenti le frazioni alto e bassobollenti che si sviluppano durante la produzione e la purificazione dei reagenti, e i prodotti di degradazione delle matrici di PVC durante le lavorazioni a caldo) agli additivi dei PVC quali i metalli (Piombo, Cadmio, Antimonio, altri), i coloranti benzidinici, i plastificanti, gli stabilizzanti, gli antimuffa e antifiamma, etc.. Nel capitolo 17 di questa relazione si presentano le caratteristiche chimico fisiche e di pericolosità delle principali tipologie delle anzidette sostanze;
m)           che le Aziende in questione, dagli anni ’40, erano a conoscenza delle proprietà tossiche del Cloruro di vinile, come risulta dalla lettera 19 agosto 1975 e dall’allegato documento inviati dall’allora Presidente della societàà Montedison Dr. Eugenio Cefis al Presidente del Consiglio della Regione Veneto;
n)             che le Aziende in questione, mentre già dal 1970 finanziavano le ricerche sugli effetti oncogeni del Cloruro di vinile monomero presso l’Istituto di Oncologia dell’Università degli Studi di Bologna diretto dal Prof. Maltoni, si guardavano bene dall’informare i lavoratori esposti al tossico delle sue proprietà cancerogene e mutagene. Sul punto, merita sottolineare che anche nelle schede di sicurezza predisposte dalle stesse Aziende veniva ignorata la grave problematica della tossicità del CVM e dei suoi nefasti effetti sulla salute degli esposti (a riprova, a titolo di esempio, si vedano le schede 4.3 e 4.4 relative all’arrivo e alla movimentazione all’interno del Petrolchimico e allo scarico presso il reparto CV11 di ferrocisterne contenenti il Cloruro di vinile);
o)             che le Aziende in questione, non solo erano a conoscenza delle proprietà tossiche del Cloruro di vinile fin dall’inizio della sua produzione ed impiego nel Polo chimico di Porto Marghera (e nelle altre unità produttive), ma, in quanto soggetti finanziatori delle ricerche, ne hanno conosciuto, controllato, e forse anche condizionato i risultati e sicuramente hanno differito la loro diffusione ai lavoratori esposti.
Da ultimo questi CTP sottolineano di condividere la scelta del Governo Svedese che, sulla base delle risultanze del Chemicals Policy Commitee, ha assunto le seguenti decisioni:
-   prendendo in considerazione il principio di precauzione e le attuali limitate conoscenze sugli effetti a lungo termine sulla salute e sull’ambiente dei materiali plastici al PVC, questi debbono considerarsi estranei all’ecociclo della societàà futura;
-    i materiali plastici al PVC devono essere sostituiti al più presto possibile e non oltre al 2007 da materiali che siano adatti all’ambiente anche in tempi lunghi;
-    di adottare, nel più breve tempo possibile, tutte le misure necessarie all’esclusione di qualsiasi nuovo uso del PVC.

Milano/Venezia, 24 ottobre 1999

Ing. Roberto Carrara
Dr. Luigi Mara
Ing. Bruno Thieme

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