Giustizia per le vittime, totale bonifica dei siti, riconversione dei cicli produttivi e chiusura delle produzioni della chimica di morte (CVM/PVC/DCE) per l’affermazione del rischio zero per l’uomo, la donna e l’ambiente.


Si sta avviando a conclusione, presso il Tribunale di Venezia, il processo contro Cefis Eugenio e altri 30 dirigenti delle societàà Montedison/Eni/Enimont/Enichem/Montefibre per la morte e le malattie causate a centinaia di lavoratori del Petrolchimico di Porto Marghera, per l’inquinamento causato per decenni dallo scarico nell’ambiente (aria, acqua, suolo e sottosuolo) di milioni di tonnellate di sostanze tossiche.

Il procedimento trova origine dall’Esposto Denuncia” depositato presso la procura del Tribunale di Venezia nel 1994 con il dossier sulla “Morte da CVM al Petrolchimico di Porto Marghera” un lavoro frutto di anni di proposte, elaborazioni, inchieste e discussioni tra Gabriele Bortolozzo (lavoratore del Petrolchimico di Porto Marghera e responsabile di M.D. di Venezia) e la redazione di Medicina Democratica e Movimento di lotta per la salute 
Il giudizio è in corso dal 13 marzo 1998, prima udienza, che ha fatto seguito all’udienza preliminare protrattasi per quasi tutto il 1997 con 150 udienze già svolte tra la fase preliminare e dibattimentale. Si sono costituite parti civili la CUB, l’ALLCA-CUB (il sindacato di base dei chimici), l’Associazione Salvaguardia Malcontenta e Medicina Democratica-Movimento di Lotta per la Salute che ha anche coordinato ogni fase del lavoro processuale con le consulenze di un “Pool di periti e con il Collegio di difesa”.
Martedì 22 maggio 2001 iniziano le “arringhe” del Pubblico Ministero Dr. Felice Casson, degli avvocati delle parti civili, dell’avvocato dello Stato, degli avvocati degli imputati. La sentenza è prevista per la fine del mese di ottobre inizio novembre di quest’anno.
Nel corso delle udienze i nostri consulenti tecnici hanno smascherato la spudoratezza delle direzioni aziendali del Petrolchimico e il loro vano tentativo di negare l’evidenza dei fatti: lo stesso laboratorio SIA (Sicurezza ed Igiene Ambientale del Petrolchimico) aveva “registrato” migliaia di parametri “fuori norma” sugli scarichi aziendali dal “depuratore” delle acque; con valori anche di decine, centinaia di volte superiori ai limiti di legge.
I massimi consulenti tecnici degli imputati (professori, accademici, “pagati” profumatamente per far apparire “legittimo” un crimine) non hanno saputo contrapporre alcunché della “loro” scienza storicamente asservita al “pensiero unico” (del profitto, che calpesta l’uomo e distrugge le comunità sociali, l’ambiente e ogni ecosistema) e tanto meno “giustificare” un tale ecocidio (inquinamento della Laguna) documentato dagli stessi dati analitici sequestrati all’azienda.
Di più, gli stessi periti non hanno saputo (anzi per il “pensiero unico” di cui sopra sapevano benissimo) motivare, perché le aziende responsabili civili avevano continuato ad intossicare l’ecosistema (aria, acqua, laguna, suolo e sottosuolo) pur avendo a disposizione da decenni metodi di produzione per i medesimi prodotti (DCE-CVM-PVC) molto meno inquinanti (di ordini di grandezza inferiori), proprio per le sostanze più tossiche (diossine, idrocarburi policiclici aromatici, policloro difenili), così come per singoli elementi dannosi all’uomo, alla donna e all’ambiente (tra tutti si ricorda il mercurio, noto a livello planetario per la malattia di Minamata in Giappone, una strage di persone, di bambini, un ecocidio di quella  baia.
Solo oggi, dopo 50 anni, nella triste realtà di Minamata sta iniziando una reale bonifica finanziata dalla “Fondazione Minamata” con milioni di dollari).
I soggetti collettivi (CUB, ALLCA, Medicina Democratica, altri) chiedono giustizia per le vittime, la totale bonifica dei siti (non va dimenticato che oltre all’inquinamento sopra descritto - fra gli altri - all’interno del Petrolchimico e nei territori circostanti, sono stati tumulati circa 5 milioni e mezzo di metri cubi di rifiuti tossici-nocivi pari a circa un grosso parallelepipedo avente come base un campo di calcio regolare, alto circa 2 o 3 volte la sua lunghezza) a spese degli inquinatori (Montedison/ENI/Enimont/Enichem/Montefibre e societàà ad esse collegate) nonché, per il sito industriale la riconversione dei cicli produttivi con la chiusura delle produzioni della chimica di morte (CVM/PVC/DCE).
Il nostro obiettivo è l’affermazione del rischio zero per l’uomo, la donna e l’ambiente.
Proprio su questi temi, per martedì 22 maggio, con inizio alle ore 16.30 è indetta un’assemblea dibattito presso la Sede Comunale di Mestre, indetta da Medicina Democratica, dall’Ass. “Gabriele Bortolozzo”, dai sindacati CUB e ALLCA, alla quale hanno dato la loro adesione Greempeace, i Verdi e Rifondazione Comunista. 
Di seguito si riportano le date delle udienze fissate per la prosecuzione del dibattimento della causa principale (esse si tengono in via Delle Messi, a Mestre, presso l’aula bunker) chiunque, aderente alla CUB, all’ALLCA, a Medicina Democratica, o semplice cittadina o cittadino, può parteciparvi attivamente, facendo poi conoscere l’esperienza maturata:

maggio 22-23;
giugno 5-6-7-13-14-15-19-20-22;
luglio 3-4-10-11-12-13,
ottobre 2-3-9-10 (utilizzabili 12-16-19).

Partecipiamo e arricchiamo
il Movimento di Lotta per la Salute con le nostre esperienze e conoscenze per contribuire a promuovere le culture della salute, dell’ambiente, del lavoro, dei diritti umani contro ogni discriminazione.


SE PUEDE SI CHE SE PUEDE

1 maggio 2001

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