185 anni di carcere - Le richieste del pm Casson al processo contro i vertici del petrolchimico. "Tutti colpevoli" 157 gli operai morti di tumore, l'accusa è di omicidio colposo plurimo.
Chiesti 12 anni per l'ex presidente dell'Eni e della Montedison, Eugenio Cefis
Più alto il ruolo dirigenziale, più alta la richiesta di pena.

Perché è ai vertici, dice il pubblico ministero Felice Casson, che "si puote ciò che si vuole".
E dunque sono 12 anni per il trio che l'accusa considera i "maggiori responsabili" dei danni provocati dal petrolchimico di Porto Marghera: Eugenio Cefis, ex presidente sia dell'Eni che della Montedison, Alberto Grandi, ex amministratore delegato della Montedison ed ex vicepresidente di Montefibre, e il professor Emilio Bartalini, "l'anima nera" responsabile del servizio sanitario centrale della Montedison.
10 anni di pena per Giorgio Gatti, Renato Calvi, Italo Trapasso e Giovanni D'arminio Monforte, dirigenti della Montedison, di sue divisioni o dello stabilimento di Marghera. Per Giorgio Porta, dirigente transitato dalla Montedison all'Enimont e all'Enichem, la pena richiesta è di 8 anni.
Idem per Mario Lupo, Gianluigi Diaz e Giancarlo Reichenbach. Sei anni per Lorenzo Necci, ex presidente dell'Enimont e per tre mesi dell'Enichem.
E giù fino ai 3 anni per i direttori del petrolchimo di Marghera.
In sintesi, pene per tutti i 28 imputati (all'inizio del processo erano 31, nel frattempo 3 sono deceduti), per un totale di 185 anni di carcere.
L'accusa quasi per tutti è di omicidio colposo plurimo (157 gli operai morti per tumore causati dal cloruro di vinile monomero) e di disastro ambientale.
Al secondo capo d'imputazione Casson ha dedicato la quinta e ultima giornata della sua requisitoria.
Anche ieri il pm ha riservato un trattamento speciale per l'"arrogante" Eugenio Cefis che in aula ha raccontato "fandonie".
Ha sostenuto di non essersi mai occupato del Cvm ed è stato "clamorosamente smentito da testimoni e documenti.
Lesinava i soldi per la sicurezza, ma spendeva e spandeva in pubblicità sui giornali". Una battuta salace anche per Necci.
"Quando l'interrogai disse che alcune circostanze non le ricordava e che ci avrebbe pensato. Si vede che ha il pensiero lungo, perché stiamo ancora aspettando la sua risposta".
Il filone del disastro ambientale, nato da esposti di ALLCA-CUB di Greenpeace e di Medicina Democratica, ha come oggetto la ventina di discariche abusive in cui per decenni sono state stoccate tutte le schifezze del petrolchimico e l'avvelenamento delle acque della laguna e delle falde.
"Una dissennata e criminosa attività industriale ha fatto scempio di una delle più belle e delicate lagune d'Europa", ha sostenuto Casson.
Con un particolare aggravante. Scoperte le discariche a fine anni '80, l'azienda non intervenne per circoscrivere il danno.
Una delle discariche di rifiuti tossico-nocivi fu coperta con ceneri di carbone, sopra - regnante Raul Gardini - ci fecero un eliporto.
Gli imputati erano consapevoli della nocività delle sostante sotterrate o versate in laguna. Anche in questo caso, come con il Cvm, "accettarono il rischio, incrementando l'avvelenamento delle falde acquifere".
Acque anche per uso agricolo e domestico, dove le analisi hanno rilevato un simpatico cocktail a base di: diossine, solventi clorurati e aromatici, idrocarburi aromatici, fenoli, ammoniaca, ammine aromatiche, piombo, mercurio, zinco, arsenico...
E sendiamo un velo su pesci e molluschi che, pescati abusivamente, finiscono in tavola.
Per questo megadisastro l'avvocato dello Stato chiederà un indennizzo compreso tra 40mila e 80 mila miliardi. Il suo intervento chiuderà a metà giugno le arringhe delle parti civili che inizieranno Mercoledì ì con l'avvocato Luigi Scatturin, che delle 130 udienze del processo non ne ha mancata una.
Assidui, per la verità, anche i difensori degli imputati. Ma loro prendono dieci milioni a udienza.

                                                                     A.L.L.C.A. CUB (chimici)

                                                               MEDICINA DEMOCRATICA

Mestre 8 giugno 2001

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LE RICHIESTE DEL PUBBLICO MINISTERO

IMPUTATI:
Cefis Eugenio,                       dodici anni di reclusione-
Grandi Alberto,                      dodici anni di reclusione;-
Bartalini Emilio,                     dodici anni di reclusione; -
Gatti Piergiorgio,                   dieci anni di reclusione;-
Lupo Mario,                          otto anni di reclusione;-
Calvi Renato,                       dieci anni di reclusione;-
Trapasso Italo,                     dieci anni di reclusione;-
Darminio Monforte Giovanni,  dieci anni di reclusione;-
Diaz Gianluigi,                      otto anni di reclusione; -
Morione Paolo,                     otto anni di reclusione; -
Reichenback Giancarlo,          otto anni di reclusione; -
Porta Giorgio,                       otto anni di reclusione; -
Sebastiani Angelo,                quattro anni di reclusione; -
Fedato Luciano,                     quattro anni di reclusione; -
Gaiba Sauro,                        quattro anni di reclusione; -
Fabbri Gaetano,                    quattro anni di reclusione; -
Marzollo Dino,                       tre anni di reclusione; -
Smai Franco,                         tre anni di reclusione; -
Zerbo Federico,                     quattro anni di reclusione;-
Patron Luigi,                         quattro anni di reclusione;-
Pisani Lucio,                         cinque anni di reclusione; -
Necci Lorenzo,                       sei anni di reclusione; -
Burrai Alberto,                       sei anni di reclusione; -
Presotto Cirillo,                     sei anni di reclusione; -
Parillo Giovanni,                   quattro anni di reclusione;-
Palmieri Domenico,               quattro anni di reclusione;-
Belloni Antonio,                     quattro anni di reclusione; -
Gritti Bottacco Massimiliano,    quattro anni di reclusione;

 

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