L’applicazione da parte delle aziende dei protocolli anticontagio durante l’emergenza sanitaria COVID-19, è avvenuta e continua ad avvenire con piena libertà creativa.

In assenza di controlli stringenti - le ATS lamentano carenze di personale, tanto che diventa perfino complicato raggiungerle telefonicamente - molti datori di lavoro non hanno investito quanto dovuto nella tutela dei propri dipendenti. In alcuni casi estremi, si è continuato a lavorare senza nessun protocollo né DPI, come se nulla fosse accaduto.

I lavoratori e le loro organizzazioni sindacali, con proteste e denunce, hanno più volte sollevato queste contraddizioni e obbligato le aziende ad attivarsi per fornire strumentazioni e disporre procedure di protezione.
Mentre si avvicina il momento della possibile riapertura dei luoghi di lavoro, è necessario un impegno in prima persona dei lavoratori per la salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro. Dobbiamo rivendicare che la riapertura, o la continuità produttiva, sia consentita solo per le aziende in grado di assicurare la piena e totale sicurezza dei dipendenti. Per quelle che non lo sono, dobbiamo richiedere tutte le modifiche necessarie sia tecniche che organizzative.
Ecco il nostro “decalogo” di rivendicazioni perché la salute e la sicurezza dei lavoratori non vengano sacrificate alla produttività e al profitto privato:

1 - controllo dei lavoratori sulla definizione e applicazione  dei Protocolli Anticontagio
L’autonomia delle rappresentanze dei lavoratori è in crisi profonda da tempi ben precedenti al Coronavirus; per cui si rende necessario trovare una soluzione immediata che garantisca:
a) la partecipazione di tutte le rappresentanze sindacali, non solo quelle stabilite dagli accordi tra Padronato e CGIL – CISL- UIL;
b) il rilancio della figura del RLS con le caratteristiche e le prerogative previste dal D.Lgs. 81/08, in rapporto di autonomia rispetto alla Direzione aziendale, l’RSPP e il medico competente. I lavoratori e i loro delegati devono vigilare sulla corretta revisione dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR), con l’inserimento della valutazione del rischio da agenti biologici virali mansione per mansione, l’indicazione delle misure di prevenzione e la loro corretta applicazione.

2 - fornitura puntuale  di tutti i dispositivi di protezione individuale  DPI certificati e necessari per l'attività specifica
Mascherine e gel igienizzante per tutti. Occhiali antischizzi, guanti, copri scarpe e tute idrorepellenti monouso se utili o essenziali. I DPI devono essere presenti nei luoghi di lavoro a rischio (come ospedali e RSA, ma anche aziende chimiche, reparti di aziende metalmeccaniche come le verniciature, ecc.) accanto e non in sostituzione delle misure di protezione collettive.

3 - Sanificazione/Disinfezione dei luoghi di lavoro e della strumentazione
Chiusura settimanale di tutte le attività non sanitarie, a partire dai supermercati la domenica, per consentire queste operazioni. Nelle aziende a ciclo continuo devono essere organizzate squadre di sanificazione. Disinfezioni giornaliere laddove necessarie (Ospedali, Igiene Ambientale ecc…).

4 - Diritto all’informazione e alla formazione
Ogni lavoratore deve ricevere, durante appositi corsi ed ogni volta che siano introdotte modifiche organizzative o tecniche, le informazioni sul rischio di esposizione ad agenti biologici e la formazione per lavorare in sicurezza. I lavoratori impiegati nelle operazioni di sanificazione/disinfezione devono ricevere adeguata formazione da parte degli enti accreditati: sono procedure che non si possono improvvisare, servono preparazione e protezioni adeguate.

5 - Un metro di distanza tra ogni lavoratore ed eventuali utenti/clienti.
Tutte le attività lavorative devono essere organizzate garantendo la distanza di sicurezza

6 - Rotazione del personale in caso di riaperture parziali
Salvo impossibilità dovute a caratteristiche tecnico-organizzative dell’attività, il lavoro disponibile deve essere ripartito in misura egualitaria, senza discriminare part-time e contratti precari.

7 - Adozione delle misure organizzative idonee riguardanti i soggetti con sintomatologia:
da infezione respiratoria con febbre maggiore di 37,5°; soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus, ai quali è fatto divieto assoluto di accedere al luogo di lavoro; indicazione di misure tecniche di controllo agli accessi (termoscan ecc.) eventualmente adottate.

8 – Limitare l’uscita delle divise dai luoghi di lavoro, per impedire la diffusione di agenti patogeni.
Tempi di vestizione retribuiti per tutti e, laddove obbligatorio o possibile, il lavaggio deve essere effettuato dall’azienda.


9 - Maggiori risorse economiche, personale e formazione per gli organi di ispezione delle Agenzie di Tutela della Salute (ATS).
Il rispetto dei protocolli anticontagio deve essere garantito anche dagli organismi pubblici, attraverso controlli (come minimo, a campione) nelle aziende attive ed esercitando il loro potere sanzionatorio nei confronti dei datori di lavoro inadempienti. Il tutto nel rispetto della sicurezza dei tecnici.

10 - Le infezioni da Coronavirus accertate in occasione di lavoro sono da considerarsi come infortunio
anche per i conseguenti periodi di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria, con diritto alle relative erogazioni economiche. Dobbiamo far rispettare questa prescrizione prevista dal D.L. “Cura Italia”.

Milano 6 aprile 2020

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