Eroi si, eroi per sopravvivenza!  La video denuncia della CUB!

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Non permettere a nessuno di chiamarti eroe

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché chi ti chiama eroe in tempo di guerra è lo stesso che in tempo di pace ha svilito, mortificato, dissacrato la professione medica.
Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché chi lo fa ha la passione per gli “slogan”… isterici e riduttivi. E la “malasanità” è uno slogan, uno dei meglio riusciti.
Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché non si trasforma una categoria di professionisti, con i loro diritti e i loro doveri, con le loro famiglie, con esigenze sovrapponibili a quelle di ogni altro lavoratore, in un improbabile esercito di martiri o missionari.
Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché ti stanno usando. Senza contegno e senza pudore. Lo fanno per stendere un’elegante, efficace cortina sulle loro enormi responsabilità: quella di averti tolto i mezzi per lavorare ieri, e quella di mandarti oggi in guerra senza le armi.
Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché dalla glorificazione mediatica all’accusa di codardia il passo è brevissimo. E quando, per investitura universale, diventi un eroe, non puoi più lagnarti se ti manca la mascherina.
Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché ti stanno usando anche certi tuoi colleghi… Gli “esperti”. Loro non hanno il tempo di stare in corsia come te: sono sempre in TV, sui giornali, sui social, a dire tutto e il contrario di tutto, pur di promuovere la loro immagine, il loro nome o l’ultimo libro pubblicato in tempi record sull’argomento… Lo fanno a nome della categoria, autoproclamandosi rappresentazione mediatica di quell’eroismo che, seppure esistesse, non li riguarderebbe.
Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché vivi in un paese che si nutre di sensazionalismo, e, nell’emergenza, arriva puntualmente a considerare l’eroismo obbligatorio. E poi ti impone la scelta: martirio sul campo o gogna mediatico-giudiziaria.
Non farlo. Non cadere nel tranello…
Non è obbligatorio essere eroi.
E non è neppure necessario. Basterebbe che ognuno – medico, paziente, politico, giornalista, giudice, avvocato – consapevole di essere un uomo (fatto di competenze, ma anche di debolezze, di paure, di limiti e di sacrifici), tentasse di fare il proprio dovere e non si sottraesse al proprio destino e alle proprie responsabilità.

È esattamente quello che noi MEDICI facciamo tutti i giorni, silenziosamente, da molto prima della pandemia. Da sempre.
La pandemia, per noi, è soltanto l’occasione di insegnarlo a tutti gli altri. Non perdiamola.
Alberto Mingione
Chirurgo Generale – Ospedale “San Carlo” di Potenza


27 Marzo 2020
Lettera aperta del dott. Alberto Mingione ai colleghi medici: per non cadere nei tranelli della retorica
Chirurgo presso l’Ospedale “San Carlo” di Potenza, e indirizzata ai propri colleghi attraverso la sua pagina Facebook.

Da "Redazione People For Planet"


 

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