CUB Sanità - Diritto all’astensione obbligatoria sino al 7° mese del/la bimbo/a, per congedo di maternità nel settore socio, sanitario e assistenziale, in caso di lavoro a rischio.

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Diritto all’astensione obbligatoria sino al 7° mese del/la bimbo/a, per congedo di maternità nel settore socio, sanitario e assistenziale, in caso di lavoro a rischio.

Prosegue con successo a Milano e Lombardia l’intervento della CUB Sanità finalizzato far rispettare -nel Settore pubblico e privato delle case di riposo per anziani, nelle strutture di ricovero e cura per soggetti disabili (non solo psichiatrici), negli Ospedali e nelle case di cura private
- … il diritto riguardante le lavoratrici madri con compiti di ASA, OSS, OTA Infermiere e altro personale impiegato a vario titolo nei Reparti di cura e degenza, le quali terminata la maternità obbligatoria sino al 3 mese, devono poter restare assenti sino al 7° mese di vita del bimbo o della bimba, quale unica e legittima alternativa ad essere ricollocate nella mansione e al lavoro in precedenza svolto, semmai considerato “insalubre ai sensi del DLgs. 151/2001”.

Un diritto Nazionale che in alcune Regioni viene riconosciuto d’ufficio dalla Direzione Provinciale del Lavoro locale
ma che in altre ha dato invece origine a equivoci, negazioni del diritto e conseguenti contenziosi Legali della CUB, tutti terminati con esisto positivo, ovvero col riconoscimento del diritto alla astensione sino al 7 mese.         

Il diritto è sempre esigibile qualora l'azienda non abbia un posto idoneo dove collocare la madre in allattamento e spetta a tutte coloro che svolgono mansioni a rischio biologico, chimico, radioattivo, stazione eretta prolungata, posture incongrue, movimentazione carichi compresi pazienti parzialmente o totalmente dipendenti), traino, spinta di carrelli, carrozzine, lettini, sollevatori e quant'altro.

In questi ultimi casi, il diritto è esigibile poiché gli ormoni della gravidanza provocano nella donna, una fragilità dei legamenti che perdurando in tutto il corso del puerperio, espone le lavoratrici a un maggiore rischio di malattia e infortunio.

Il divieto di restare nei reparti è legato anche al “potenziale” rischio biologico, perché in caso di sospetto contagio la lavoratrice sarebbe costretta a sottoporsi a cure che la obbligherebbero a sospendere l'allattamento naturale e a sottoporre il neonato ad accertamenti medici per assicurarsi che non abbia a sua volta subito contagio; un fatto che oltre alle naturali ripercussioni sul rapporto madre-bambino e sulla salute del medesimo, comporta per la famiglia un'ulteriore aggravio economico.

In molte Aziende e Cooperative del settore viene detto, spesso “strumentalmente” alle madri, che l'unica alternativa per non rientrare nel corso dell’allattamento al lavoro nella mansione precedente, è il congedo facoltativo retribuito al 30%.

Ciò accade, poiché il posto alternativo a quello a rischio, il più delle volte non esiste e perché l’azienda in modo irragionevole non intende chiedere alla DPL, l’allontanamento della puerpera, obbligandola così di fatto, o al rientro anticipato o a vedersi ridotto il salario del 70%, semmai intendano usufruire del “congedo facoltativo” per maternità (che viene così consumato senza motivo anticipatamente).

Le lavoratrici madri del Settore, qualora ricorrano le condizioni descritte, hanno il diritto di restare assenti dal posto di lavoro -retribuite al 100% per come previsto dal CCNL applicato- sino al 7° mese del bimbo e successivamente -in via facoltativa- per altri 6 mesi (10 se genitore unico) con retribuzione al 30%, a seconda del reddito.

Il congedo facoltativo va utilizzato entro gli 8 anni del bambino (anche frazionato) facendone richiesta all'INPS tramite il Patronato  almeno quindici giorni prima.   
 
Il D.Lgs 151/2001 prevede che se l'azienda non chiede il parere della DPL, può farne richiesta la lavoratrice stessa, meglio se nel primo mese del bambino per gli eventuali tempi tecnici dell'approvazione che vanno dai 15 giorni ai 2 mesi circa.

La C.U.B. ha ottenuto parere positivo dalla DPL Milano riguardo l'obbligo del datore di lavoro di inviare la richiesta di valutazione del presunto diritto della lavoratrice madre, allorquando quando le sue mansioni siano “possibilmente pregiudizievoli”.

Un diritto, la cui verifica da parte degli Enti preposti (Ministero e Ispettorato del lavoro territoriale) non può e non deve essere ostacolata dal datore di lavoro.

L'organizzazione C.U.B. (Confederazione Unitaria di Base) Federazione della Sanità Italiana pubblica e privata, continua a portare avanti le battaglie su tutto il territorio Nazionale per tutelare pienamente i diritti delle lavoratrici madri nel settore.

Per ogni informazione rivolgersi alle nostre sedi territoriali, Nazionali, per Milano e provincia, la sede della C.U.B. è in di Viale Lombardia n° 20 ( MM Piazza Piola).

Più tutela e maggior rispetto dei diritti nei luoghi di lavoro a rischio, per le lavoratrici mamme e i loro bimbi.

            Settembre 2012

CUB Sanità Italiana
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