La tutela giudiziaria dei soci di cooperativa 

Relazione dell’avvocato Alberto Medina al Seminario del 9/10 settembre 2005 tenuto a Gallarate (Va).

AVV. MEDINA – Mentre preparavo questa comunicazione avevo pensato che forse sarebbe stato opportuno, prima di entrare nel pieno del problema, fare un passo indietro, cioè, fare un po’ una ricostruzione storica di come si sia sviluppata la tutela giudiziaria dei soci di cooperativa nel corso egli ultimi anni,  ma non vorrei annoiare. 

AVV. MEDINA – Partiamo dalla prima  metà degli anni ’90, la cooperativa è ancora terra di nessuno, praticamente, l’unica Possibilità à di ricorrere al Giudice è quella di andare davanti dal Giudice ordinario, col rito normale, ordinario (per intenderci quello previsto per esempio per la infortunistica stradale), affrontando tempi lunghissimi e notevoli spese, perché, in questo caso, non c’è esenzione come per i lavoratori che vanno dal Giudice del lavoro; l’unica alternativa è quella di ricorrere ad arbitri privati come è previsto in quasi tutti gli statuti di cooperative, ma gli aribitrati risultano ancora più costosi della causa ordinaria; possiamo, quindi, dire che, l’accesso alla Giustizia del socio di cooperativa, era, a quei tempi,  praticamente non immaginabile; 

Un così difficile accesso alla giustizia determinava due effetti immediati: la imPossibilità à, nei fatti, di difendere il proprio diritto ad una retribuzione giusta, comunque, in qualche modo proporzionata al lavoro prestato,  come prevede la costituzione,  e l’azzeramento assoluto dei diritti sindacali. Questa situazione  era determinata dalla grave miopia dei Giudici che non si rendevano conto della trasformazione (o non volevano vederla) che le cooperative, negli anni ’80, avevano già cominciato ad assumere divenendo realtà spesso assai rilevanti, capaci di aggredire il mercato e di competere con le societàà capitalistiche  proprio e solo perchè a più bassi salari , con maggior flessibilità, minori tutele, esse riducevano invece che aumentare (come avrebbero dovuto visto o scopo mutualistco) sia la qualità del lavoro che il livello di occupazione.

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