“…una volta c’era una parola di cui sono orgogliosa e che fa parte della mia infanzia: proletariato. Oggi purtroppo non la usa più nessuno. E’ il proletariato che ha sempre alimentato la nazione. Ci dovrebbe essere più rispetto. Se questa classe sociale si ferma la nazione cade. Oggi, invece, tutti se la sono presa con i tranvieri, ma si sono accorti di loro solo quando si sono fermati.” Carla Fracci, intervista a “La Repubblica” del 5-12-2003.
Assemblea
Venerdì 12 Dicembre dalle ore 14,00 alle ore 17,00

Casa della Cultura Via Borgogna 3 (MM 1 S.Babila)

Limitazione del diritto di sciopero e utenti del servizio pubblico.

 

Interventi di: 


P.Giorgio  Tiboni          Confederazione Unitaria di Base   (CUB)

Claudio    Signore         Delegato RSU Slai Cobas ATM

Gianni       Cavinato      Associazione Consumatori Utenti (ACU)

Il 1 dicembre gli autisti dell’ATM
di Milano hanno realizzato l’unica possibile critica pratica rispetto ad una legislazione sul diritto di sciopero che consegna i lavoratori stessi al pieno dispiegarsi del dispotismo aziendale.

In sintesi, lo sciopero del 1 dicembre ha realizzato quello che è l’obiettivo fisiologico degli scioperi: fare male all’avversario e cioè al Comune di Milano guidato dall’ineffabile Gabriele Albertini e all’assieme del padronato. I “difensori” degli interessi generali della cittadinanza, politici, burocrati sindacali, imprenditori inorridiscono di fronte alla mala creanza degli scioperanti.

I massimi dirigenti di CGIL, CISL e UIL si sono affrettati a condannare lo sciopero.

Il comune di Milano,
il padronato e la destra chiedono sanzioni severe contro gli scioperanti, oltre che di multe si parla di denunce per “violenza privata” , la Commissione di garanzia per l’esercizio del diritto di sciopero propone un accrescimento dei propri poteri.

Quando si leggono
su “Il Corriere della Sera” del 2 dicembre titoli come “L’urlo della città: licenziateli” e, sulla prima pagina de “La Stampa” dello stesso giorno il fascista putrescente Forattini presenta gli scioperanti come stupratori,  è perfettamente chiaro quale sia la posta in gioco: la libertà sindacale e la stessa Possibilità à di condurre lotte efficaci.

Certamente,
quando scioperano i servizi essenziali, vi sono problemi veri di rapporto fra scioperanti e resto dei lavoratori, certamente è necessario un sindacalismo indipendente che sappia collocare le lotte aziendali e categoriali in una prospettiva più ampia ed è necessario ragionare seriamente sulle forme di mobilitazione e di coinvolgimento degli utenti.

Va, anzi, anche detto,
senza alcuna ambiguità, che è proprio la normativa antisciopero il primo ostacolo da abbattere se si vuole andare in questa direzione. Se, infatti, i lavoratori, per scioperare devono farlo “a sorpresa” pena la vanificazione dello sciopero stesso, è chiaro che i disagi per i cittadini non possono che crescere.

Paradossalmente, sono proprio i nemici della libertà di sciopero a rendere gli scioperi tanto devastanti.

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