Dietro la montagna di belle parole e frasi a effetto si è capito finalmente cosa c'era di concreto nel “Piano casa” pomposamente annunciato da Renzi e dal ministro Lupi nella primavera 2014: il via libera ad un processo di vendita all'asta delle case popolari e comunali senza precedenti, cancellando di fatto le tutele per gli assegnatari.


Difatti il “decreto attuativo” recentemente presentato alla conferenza Stato/Regioni prevede la possibilità per comuni e ALER di stabilire nuovi piani vendita, in aggiunta a quelli già esistenti, con nuovi criteri e  con prezzi di mercato.
Gli alloggi verranno venduti all'asta, con prezzo base pari quello di mercato e, una volta aggiudicato l'alloggio, l'assegnatario potrà esercitare, solo se in regola con i pagamenti ed entro  45 giorni, il diritto di prelazione, ossia comprare, senza dilazioni di pagamento, l' alloggio al prezzo con il quale è stato aggiudicato.
Inoltre il decreto stabilisce la possibilità di vendita in blocco di interi edifici se ritenuti fatiscenti, dando inoltre alle regioni la possibilità di prevedere anche altri casi di vendita in blocco di interi edifici.
Per gli assegnatari che non comprano sono genericamente previste “misure di salvaguardia” stabilite dalle Regioni o addirittura dagli enti proprietari, ma senza alcuna garanzia di permanenza nell'alloggio.

Mentre l' emergenza abitativa cresce insieme alla crisi economica e l'Italia è il fanalino di coda in Europa per numero di alloggi sociali (il 4% contro la media europea del 15/20%), la vendita delle case all'asta serve solo favorire la speculazione e le banche, condannando alla precarietà abitativa chi vive nelle case popolari e diminuendo gli alloggi disponibili per le nuove assegnazioni.
D' altra parte da un Governo che vuole eliminare ogni tutela dei lavoratori cancellando l'art. 18 e far pagare di più le tasse locali e i servizi ai cittadini, tagliando i trasferimenti di fondi a Comuni e Regioni, non c'era da aspettarsi niente di diverso.

L'Unione Inquilini sta lavorando per costruire un vasto fronte che riunisca chi già vive nelle case popolari e chi ha bisogno di una casa popolare, per dire no alle vendite e chiedere invece un rilancio dell'edilizia pubblica.
CHIEDIAMO CHE IL GOVERNO RITIRI IL DECRETO SULLE VENDITE E ALLA REGIONE LOMBARDIA DI NON AUTORIZZARE NUOVE VENDITE DI CASE POPOLARI COSTRUITE CON I SOLDI DEI LAVORATORI.
Come primo momento di lotta invitiamo tutti a partecipare in occasione dello sciopero del sindacalismo di base, alla
MANIFESTAZIONE
VENERDI' 14 NOVEMBRE ORE 9.30
MILANO- LARGO CAIROLI
SPEZZONE PER IL DIRITTO ALLA CASA  E CONTRO LA VENDITA DELLE CASE POPOLARI

 

Per info e contatti, anche per organizzazione assemblee di caseggiato 02-92885864

UNIONE INQUILINI
aderente alla Confederazione Unitaria di Base
sede provinciale e regionale -  V.Belinzaghi 11 - Milano
c.a.p. 20159 - Tel. 02-89076733- Fax. 02-89076734
e-mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

FaceBook