Questo documento vorrebbe tentare di aprire una discussione collettiva sullo scenario nel quale ci troviamo a operare in presenza della attuale crisi sanitaria, economica e sociale e inquadrare la nostra azione immediata sul terreno della difesa del diritto alla casa

in una prospettiva più ampia, di medio lungo periodo, rispetto a quella della presentazione di singoli punti rivendicativi sulle questioni di maggiore attualità.
Ovviamente il discorso sulla crisi, le sue prospettive e le trasformazioni che determina e determinerà è assolutamente abbozzato, non ha pretese di organicità e di completezza, ma speriamo sia utile per la comprensione del quadro nel quale operiamo e opereremo

I mutamenti del quadro generale
L'attuale situazione di crisi sanitaria ed economica connessa alla diffusone del coronavirus sta da una parte producendo scenari fino a prima difficilmente immaginabili e costringendo le classi dominanti a rimettere in discussione politiche e dogmi che sembravano fino a prima intoccabili, dall'altra accelerando tendenze già in atto nelle trasformazioni economiche e sociali.
E' innegabile che alcuni degli aspetti che hanno contraddistinto in questi anni le politiche economiche di quasi tutti i principali stati capitalistici e delle istituzioni transnazionali sono stati messi almeno per il momento da parte in quanto palesemente inadeguati a far fronte all’attuale crisi.
Abbiamo visto che con l'autorizzazione data dall'Unione Europea allo scostamento del deficit programmato di bilancio si è infranto un tabù in nome del quale erano state giustificate in questi anni tutte le politiche di riduzione della spesa pubblica e di privatizzazione di settori strategici dell'economia.
Stiamo vedendo un uso spregiudicato da parte delle banche centrali della leva monetaria per dare fiato all'economia.
Possiamo vedere tutti i giorni come coloro che più avevano invocato una riduzione del ruolo dello Stato nella sfera economica e anche sociale siano i primi a invocare l'ombrello statale per far fronte alla crisi economica e sanitaria, e come le politiche di privatizzazione nel campo della sanità, ma non solo, si siano rivelate elementi di arretratezza e incapacità gestionale e non di modernizzazione del sistema e di miglioramento dei servizi offerti.
Abbiamo infine potuto osservare come in nome della lotta alla diffusione dell'epidemia considerato come interesse prioritario e generale siano state assunte anche misure di limitazione dell'iniziativa economica privata, della libertà di consumo, in alcuni casi anche della stessa proprietà privata con iniziative di requisizione.
Se tutto questo può darci argomenti e spunti per portare avanti le nostre battaglie nel presente e nel futuro, dal momento che è la realtà stessa che ha evidenziato che una serie di assiomi alla base delle politiche economiche liberiste dominanti negli ultimi decenni si sono rivelati invece scelte politiche rovesciabili nel giro di poche settimane, non va invece trascurato l'altro aspetto di questa crisi, l'accentuazione da una parte di una serie di tendenze in atto a livello macroeconomico, dall'altra una chiamata a raccolta di tutta la società intorno ai decisori politici e alla élite tecnocratica dai connotati fortemente autoritari.
Episodi come la strage avvenuta durante le rivolte nelle carceri, sulla quale nessuno ha messo in dubbio verità ufficiali al limite del grottesco, la mancanza di una vera critica alla chiusura dei porti, che sta provocando immani tragedie nel Mediterraneo, ma anche la gestione delle politiche di "distanziamento sociale" e la conseguente limitazione delle libertà individuali e collettive, sono elementi che non vanno sottovalutati nelle loro implicazioni presenti e future.
Tanto meno va sottovalutata la tendenza già in atto, ma che uscirà inevitabilmente rafforzata dalla crisi, al controllo totale sulle nostre esistenze tramite tecnologie di controllo telematico e quella alla smaterializzazione dei rapporti umani, sempre più trasferiti in rete e incanalati nei format prestabiliti dai gestori delle reti e delle app.
Tutto questo in una situazione dove il comune interesse (anche se in realtà si tratta di tanti diversi interessi) al "ritorno alla normalità" e la paura ancestrale della morte, elemento da molti decenni rimosso dal vissuto corrente delle società occidentali, creano una situazione di compattamento sociale intorno ai moderni capi, i decisori politici e le élite tecnocratiche e finanziarie, ancor più accentuata dalla situazione di isolamento e parcellizzazione che stiamo vivendo, che non viene cancellata dalle possibilità comunicative che ci offrono le tecnologie informatiche.
Quello che succederà nei prossimi mesi ed anni è difficile da prevedere e molto dipenderà anche dalla durata dell'emergenza sanitaria e dalla capacità che avranno le attuali classi dirigenti di farvi fronte.
Quello che è certo è che -- permanendo l'attuale modo di produzione capitalistico, e al momento non si intravedono le condizioni oggettive e soggettive perché non sia così -- i prossimi anni saranno molto difficili e anche la speranza dell'avvio di una fase di crescita come avvenuto nel secondo dopoguerra è tutt'altro che scontata, in quanto la "guerra" al coronavirus non ha portato e probabilmente non porterà a quella distruzione di capitale immobilizzato e a quella ridefinizione dei rapporti di forza a livello internazionale che sono stati alla base della ripresa del secondo dopoguerra.
Altri effetti sono invece pressoché certi.
Tra questi ci saranno sicuramente un rafforzamento di tendenze già in atto, con la concentrazione ulteriore del capitale in particolare nel campo della distribuzione e la conseguente perdita di posti di lavoro nel piccolo commercio, maggiori deficit di bilancio degli stati e degli enti locali, ulteriore concentrazione del capitale e crescita assoluta e relativa delle grandi multinazionali che controllano le reti e la gestione dei dati; il tutto in una situazione internazionale dove le tendenze allo scontro tra le varie potenze non andrà a diminuire, ma ad accentuarsi.

Uscire dalla contrapposizione tra obiettivi immediati e prospettive strategiche
Cosa accadrà a livello globale e nei singoli stati non è ovviamente "predeterminato", ma dipende, oltre che dai fattori oggettivi di sviluppo della crisi, anche da come le organizzazioni delle classi popolari riusciranno a incidere e a mantenere e rafforzare la loro iniziativa e il loro rapporto con le masse riuscendo a coniugare l'iniziativa sui punti critici attuali dello scontro con una visione di prospettiva e di lunga durata.
Questo vale per tutti, noi compresi.
Non è pensabile oggi "parlar d'altro" rispetto ai problemi materiali che le classi popolari stanno vivendo, magari riproponendo vecchie parole d'ordine nella speranza che la situazione di crisi ci porti di per sé a realizzare quello che non siamo riusciti a realizzare negli anni e nei decenni passati.
Non è possibile però nemmeno limitarsi a proporre degli obbiettivi minimali che si pensano realizzabili, magari grazie anche a momentanee convergenze di interesse con le controparti sociali causate dalla crisi, senza che gli obbiettivi attuali siano inseriti in una più ampia prospettiva strategica.
Dal nostro punto di vista pensiamo debba essere chiaro che è necessario agire sui punti di crisi materiale che stanno colpendo i nostri soggetti di riferimento, gli inquilini e i senza casa, cercando però di dare alla nostra iniziativa un respiro più vasto che serva a " far vivere" quello che è il nostro programma generale di medio e lungo periodo.

Quali sono le priorità?
Il primo punto evidente a tutti è che l'attuale situazione economica e di caduta di reddito di vaste fasce della popolazione rischia di produrre un processo di espulsione di nuove fasce di inquilinato, e in prospettiva anche di piccoli proprietari, dagli alloggi ora condotti in locazione o, nel caso dei piccoli proprietari, comprati con mutuo.
La richiesta di un contributi straordinari sull'affitto all'interno delle misure anticrisi è pertanto una richiesta ineludibile, che poco ha a che fare con le tradizionali misure sulla morosità incolpevole e sul contributo affitto, che si sono rivelate negli anni passati inefficaci quando non fallimentari.
Tale contributi per essere efficaci devono essere di immediata erogazione, con procedure agevolate sottratte alla discrezionalità dei comuni, di importo e di durata tali da poter compensare le cadute di reddito nella fase di crisi.

Va detto con chiarezza che i provvedimenti finora adottati sia a livello nazionale che regionale sono totalmente inadeguati sia rispetto all’entità delle risorse erogate che rispetto alle modalità di erogazione del contributo, che ricalcano quelle delle misure già adottate negli anni scorsi sulla morosità incolpevole, rilevatesi fallimentari.

Deve essere inoltre accompagnato, per essere efficace, da una misura che blocchi almeno temporaneamente la risoluzione dei contratti per morosità e impedisca quindi di avviare procedure di sfratto per le inadempienze contrattuali insorte nella fase di crisi o per le quali non era comunque stata precedentemente avviata procedura di sfratto.
In assenza di tale misura il contributo sull'affitto rischia di essere inefficace nel bloccare l'avvio di procedure di sfratto o ancor peggio diventa un sostegno alla rendita.
Allo stesso tempo va portata avanti una richiesta di riduzione generalizzata degli affitti, rendendo obbligatorio il canale concordato, anche in conseguenza della pressochè certa fase di prolungata crisi economica che abbiamo davanti, che rende e renderà sempre più evidente l'impossibilità di fasce crescenti dell'inquilinato di pagare i canoni del libero mercato. E' giusto che anche la rendita, dopo aver realizzato negli ultimi decenni enormi profitti, paghi anch'essa un prezzo per la crisi.
Per le grandi proprietà che già applicano il canale concordato a livelli di canone non più sostenibili è necessario chiedere fin da subito un abbassamento dei canoni al livello più basso delle fasce di oscillazione previste dal canale concordato, cercando di organizzare gli inquilini su questa rivendicazione a livello nazionale
Rispetto alla ricontrattazione degli affitti, al di là dell'azione individuale che si sta conducendo e che spesso può produrre frutti almeno parziali specie con singoli proprietari anche loro in crisi, le prospettive sono scarse e perché possa avere degli effettivi vantaggi in termini di grandi numeri deve o essere stabilita a livello legislativo o accompagnata da un prolungato impedimento per il proprietario non solo di eseguire ma anche di avviare gli sfratti.
Rispetto alla esecuzione degli sfratti, compreso le esecuzioni immobiliari, infine, va chiesta oltre a una proroga ulteriore del blocco, la creazione di commissioni prefettizie che, al momento dello sblocco, graduino le esecuzioni per consentire il passaggio da casa a casa anche al fine di poter garantire il rispetto di quelle misure di distanziamento sociale e di salute pubblica che probabilmente rimarranno in vigore per un periodo non breve.
Rispetto all'edilizia pubblica va ribadita da una parte la centralità della stessa, e quindi la necessità di un suo sviluppo innanzitutto rendendo disponibile tutto il costruito, dall'altra la necessità di interventi economici a favore della socialità.
E' prevedibile difatti un accentuarsi della morosità nell'attuale fase di crisi economica e con essa delle difficoltà degli enti gestori, le cui conseguenze possono essere o un abbandono ulteriore delle tutele sociali e un inasprimento delle azioni contro la morosità, o un tracollo economico delle ALER/ATER, che porti poi a una rinnovata spinta per lo smembramento/privatizzazione delle stesse.
La richiesta di un fondo statale, all'interno delle misure anticrisi, anche per l'edilizia pubblica, è pertanto necessaria.

Sempre rispetto all'edilizia pubblica, con la motivazione della necessità di misure universali sul territorio nazionale in questa fase di emergenza, forti anche dell'attuale discussione sulle storture provocate dalle eccessive competenze attribuite alle Regioni ad esempio nel campo della sanità, va richiesto un rafforzamento del ruolo di indirizzo dello stato sia requisiti e procedure di assegnazione, sia sui regimi contrattuali, sia sulle modalità di spesa delle risorse.
Va chiesto inoltre che venga fatto un piano nazionale per "togliere le persone dalla strada" fin da subito, così come almeno enunciato dal Comune di Milano, ma che prosegua anche nelle cosiddette fasi 2 e 3, ricorrendo ove non ci siano altre risorse, alla requisizione con o senza indennizzo di immobili privati.
Un'ulteriore misura da richiedere infine è la regolarizzazione di tutte le occupazioni senza titolo per non creare nuova emergenza, nel caso di occupazioni di immobili pubblici tramite una sanatoria, comunque la si voglia chiamare, nel caso di stabili privati tramite la requisizione temporanea da parte dei Comuni e l'avvio di progetti sociali e abitativi partecipati.

Maggio 2020

Unione Inquilini Lombardia

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