Massiccia entrata dei privati, in particolare delle cooperative, nella gestione dell'edilizia ora pubblica, seguendo il modello della sanità.
Dieci anni di residenza in Lombardia per poter fare domanda di casa popolare.


Assegnazioni ai più poveri solo se in carico ai servizi sociali e in numero limitato, per garantire i bilanci dei gestori pubblici e privati.
Fine della gestione pubblica dell'emergenza abitativa, con l'eliminazione delle domande di deroga per sfratto, sostituite da contratti transitori in alloggi gestiti dal privato sociale.
Assegnazioni  a termine, massimo di otto anni,
Eliminazione della differenza tra limiti di assegnazione e limiti di decadenza: chi ha anche un modesto aumento del reddito dovrebbe andare in alloggi di housing sociale, con canoni vicini a quelli di mercato
Nuovo aumento dei canoni nelle case popolari.
Nessuna fonte stabile di finanziamento per garantire le manutenzioni e i costi della socialità nelle case popolari.

 

 

QUESTO  È QUANTO SI PREVEDE NEL PROGETTO DI "RIFORMA" DELL'EDILIZIA PUBBLICA CHE LA GIUNTA MARONI VUOLE APPROVARE NEI PROSSIMI MESI.

 

Si tratta non solo di un pesantissimo attacco ai diritti degli assegnatari  e chi  necessita dell'assegnazione di una casa popolare, ma anche dello stravolgimento della funzione dell'edilizia pubblica, in un processo di privatizzazione strisciante da cui molti pensano di trarre vantaggio.

Iniziamo a discuterne: rompere il silenzio e capire cosa "bolle in pentola" è il primo passo per iniziare una battaglia fondamentale per cercare di salvare un pezzo decisivo di stato sociale ed evitare che fasce crescenti di cittadini rimangano senza diritti, spinti sempre più verso la precarietà e la marginalità

 

MILANO

ASSEMBLEA DIBATTITO
SABATO 10 OTTOBRE ORE 15
PRESSO IL RESIDENCE SOCIALE ALDO DICE  26 X 1
VIA 24 MAGGIO 6 -SESTO G.GIOVANNI
 MM 1 SESTO MARELLI
RELAZIONI INTRODUTTIVE:
BRUNO CATTOLI, COORDINATORE REGIONALE DELL' UNIONE INQUILINI
AVVOCATO ROBERTO FORTUNATO
SEGUE DIBATTITO

 

 

 

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