L’inerzia dello Stato e le lacune normative del nostro ordinamento hanno vanificato la decisione favorevole nei confronti delle parti civili e ora A.LL.C.A CUB si rivolge alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.


Con il verdetto pronunciato dalla Corte di Cassazione sul caso  Eternit, che ha sancito la prescrizione dei reati per i quali nei primi due gradi di giudizio erano state inflitte pene severe agli imputati, sono stati annullati anche tutti i risarcimenti disposti a favore delle parti offese.
Il 19 novembre 2014 la Corte ha, infatti, sottolineato che la prescrizione del reato di disastro doloso era maturata già al termine del primo grado.

L’attività svolta da A.LL.C.A CUB, Associazione Lavoratrici e Lavoratori Chimici-Affini, per migliorare le condizioni di sicurezza e di igiene all’interno degli stabilimenti Eternit e per la diffusione delle informazioni sulla dannosità dell’esposizione all’amianto, era stata ampiamente  evidenziata nel corso dei dibattimenti procedurali.
Tanto nel primo, quanto nel secondo grado, i giudici avevano, infatti, stabilito che le condotte degli imputati avevano causato ad A.LL.C.A CUB, come ad altre organizzazioni sindacali,  danni morali  in conseguenza della perdita di credibilità  dell’azione svolta.  In sostanza,  una  lesione del diritto alla tutela del proprio patrimonio morale ed al perseguimento degli scopi statutari, con tutte le implicazioni che ne conseguono: la diminuzione del proprio prestigio e la compromissione della propria immagine e del rapporto di fiducia con i propri iscritti.

Con il ricorso alla CEDU la nostra organizzazione  contesta allo Stato Italiano di essere venuto meno alla tutela della sua legittima aspettativa di un credito per danni morali, poiché nel suo ordinamento non è prevista una norma che imponga al Giudice penale,  in presenza di una causa di estinzione di un reato, ma in assenza di un’assoluzione, di pronunciarsi sull’azione civile.
Ancora una volta si devono  riaccendere  i riflettori sulle responsabilità à dello Stato, la farraginosità della  giustizia e la lentezza dei processi.

Milano, 22 ottobre 2015

Info
Paola Cavaleri
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