PENSIONI: CUB, NO A NUOVE PROPOSTE  
SI' A SCIOPERO GENERALE ASTENSIONE IL 12 MARZO;  
TIBONI, PIU' SOLDI PER PENSIONATI 
 

La Confederazione unitaria di base (Cub) ''boccia su tutta la linea'' la nuova proposta di riforma previdenziale del Governo e annuncia lo sciopero generale anche su questo tema per il 12 marzo. Il sindacato di base propone una piattaforma completamente alternativa che reintroduca il sistema retributivo, colleghi i trattamenti pensionistici al costo reale della vita e alla dinamica salariale e preveda un forte aumento delle attuali pensioni. 
Secondo la Cub, ''Berlusconi e Maroni proseguono nello smantellamento del sistema previdenziale pubblico nel solco delle riforme Amato, Dini e Prodi che hanno via via ridotto significativamente le prestazioni presenti e future''.

Allo stesso tempo il centro studi della Cub ha elaborato una contro-proposta che ''può giungere all'esecutivo solo tramite  la stampa visto che il sindacato di base non è stato sentito come parte sociale''.  

Tra le richieste: l'immediato aumento delle pensioni in essere con il recupero della perdita del potere d'acquisto subita negli ultimi 10 anni, il mantenimento delle pensioni di anzianità, piena disponibilità del TFR ai lavoratori con riduzione del prelievo fiscale, l'aumento dei contributi  previdenziali per i lavoratori autonomi fino alla parificazione con i dipendenti, la separazione immediata tra assistenza e la previdenza, da garantire con la fiscalita' generale. 
I finanziamenti al sistema dovrebbero essere reperiti con una reale lotta all'evasione fiscale e contributiva e con un sistema previdenziale pubblico basato anche sulla ricchezza che l'intero sistema crea. 

''E' fondamentale contrastare l'attuale proposta di riforma ha sottolineato Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub - senza dimenticare però che la legge Dini a regime porterà a pensioni che saranno meno del 50% dell'ultima retribuzione. 
La Cub invece propone di tornare al sistema retributivo, al posto del contributivo, garantendo almeno l'80%  dell'ultimo stipendio''. Insomma per il coordinatore ''si deve spendere di più per le pensioni visto che il 18% della  popolazione e' ultrasessantacinquenne, a fronte della messa a disposizione solo dell'11% del Pil per le pensioni''. 
 (ANSA). 
19-FEB-04 16:30  

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